Flavio Tranquillo tra Olimpia e Nba

Flavio Tranquillo, storica voce del basket Nba su Sky, è stato intervistato da da Le Fonti TV. Ha parlato dell’Olimpia Milano ma anche di Nba.

Olimpia Milano

Quando è entrato nell’Olimpia, Armani ha detto chiaramente che il suo non sarebbe stato un ingresso imprenditoriale. Si trattava di una questione di sentimento. Penso il sentimento sia iper-rispettabile. Penso che quello che ha fatto, sta facendo e farà Giorgio Armani sia ancora più rispettabile. Faccio il tifo però perchè lo stesso Giorgio Armani e altri imprenditori come lui entrino nello sport con l’obiettivo di fare impresa.

Flavio Tranquillo e il basket italiano

Nello sport professionistico c’è dell’omertà. Una parte piccolissima di questa omertà può essere legata anche a eventuali singole e rare rendite di posizione. La gran parte di questa omertà è legata a ragioni di carattere culturale. Culturalmente non c’è la preparazione a trattare lo sport in termini imprenditoriali. Credo che sia sempre più impellente impostare questa discussione e riportare lo sport nel novero delle attività che producono ricchezza. Perchè in questo momento, bilanci alla mano, lo sport è un’attività che erode ricchezza. Chi erode ricchezza toglie possibilità di sviluppo e uccide professionalità, provocando altri danni al tessuto connettivo della società.

Nba

Nell’analizzare l’Nba, uno degli errori più frequenti sia concentrarsi sugli strumenti senza capire da dove vengano quegli strumenti, come il draft, il salary cap, il revenue sharing. Non nascono da uno spirito solidaristico e da un’idea democratica, anche se poi nei fatti risultano estremamente democratici, perchè alla fine su 30 franchigie 1 vale 1, come il Movimento 5 stelle prima maniera. Ma non è quella l’idea. L’idea è “noi siamo un sistema chiuso di imprenditori che vuole guadagnare, e quindi identifichiamo il concetto di competitive balance (equilibrio competitivo) come quello che ci può far guadagnare”. L’Nba non genera una situazione in cui tutte e 30 le squadre sono di pari livello, questo sarebbe impossibile. Genera una situazione in cui tutti gli imprenditori bravi, all’interno di quel sistema, hanno la possibilità di competere al massimo livello. Ad esempio, il proprietario Nba sarebbe disposto a qualsiasi cifra pur di prendere un giocatore ma accetta delle limitazioni alla sua azione, perchè vengono limitati anche gli altri 29, e soprattutto perchè, alla fine dell’anno, quando tirano un linea, nell’ultimo esercizio, alla voce ricavi c’è scritto 8 miliardi di dollari. Questo sistema noi potremmo copiarlo domattina. Perchè le imprese sportive non lo facciano è ignoto, anzi forse è noto ma qui si apre un capitolo più complesso.

Il modello americano

In letteratura vengono distinti il modello europeo e il cosiddetto modello americano. Da una parte la “win maximization”, ovvero io voglio vincere e non mi importa a che prezzo, e dall’altra la “profit maximization”, ovvero a me interessa solo il profitto e non mi importa vincere. In realtà è abbastanza riduttivo, perchè ho visto con i miei occhi general manager della Nba andare a vomitare in bagno durante il time out, tornare e aspettare il time out successivo per ritornare in bagno e vomitare. Eppure, il profitto della squadre Nba non è un problema, anzi è garantito sia che tu arrivi 30°, sia che tu arrivi primo. Nello sport professionistico, se tutto fosse lontanamente normale, vincere significherebbe fare più profitto. Quindi, credo che la dicotomia tra massimizzatori di vittorie e massimizzatori di profitto sia falsa nelle premesse e falsa nei fatti. Comunque la vogliate chiamare, un’impresa esiste nella misura in cui fa profitto o perlomeno può farlo in prospettiva.

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