Felice Gimondi, il campione che non c’è più. Il ricordo di Gianbattista Baronchelli

In questi giorni l’Italia sportiva e quella ciclistica in particolare ricorda la figura di un campione che ha scritto pagine straordinarie dello sport italiano e mondiale. Felice Gimondi, capace di vincere (uno tra i sette ciclisti nella storia di questo sport) Giro d’Italia, Tour de France, Vuelta Espana. Una carriera nata prima e proseguita dopo quella del suo amico-rivale Eddie Merckx. Con il quale ha condiviso dodici anni di battaglie su ogni tracciato. Con l’intelligenza di saper aspettare i momenti giusti per strappargli successi importanti. Come la medaglia d’oro vinta ai Campionati del Mondo di ciclismo su strada nel 1973 a Barcellona. I veri successi, però, Felice Gimondi li ha ottenuti nella vita di tutti i giorni. A fianco della sua famiglia con la quale ha condiviso gioie e dispiaceri di un’intera carriera. Di seguito il ricordo di un altro grande ex del nostro ciclismo, Gianbattista Baronchelli.

Felice Gimondi, caparbietà e forza mentale

Aveva una volontà incredibile – ricorda l’ex campione Gianbattista Baronchelliuna convinzione inossidabile, una caparbietà senza fine. Non tralasciava niente, sin nei minimi particolari. Non dimentichiamoci che quando Eddie Merckx. esordì nel mondo del ciclismo Felice Gimondi aveva già vinto un Tour de France. Non fu facile per Felice Gimondi accettare l’astro nascente del corridore belga. Ma seppe adeguarsi alla nuova situazione. Fu bravo a comprendere la forza e la grandezza del rivale e a modificare il suo modo di correre. Non sferrò più solo attacchi ad un avversario palesemente più forte ma si mise a ruota. Ebbe la forza mentale di aspettare. Per sfruttare ogni sua minima incertezza e raccogliere ciò che il rivale lasciava

Intelligenza e freddezza, le armi per vincere

Non era comunque un compito facile – prosegue Gianbattista Baronchelli – Eddie Merckx era atleticamente forte. Ma lui ebbe la giusta lettura tattica per opporvisi. In più aveva quel giusto livello di freddezza ed intelligenza necessari per raggiungere i traguardi più importanti. Il corridore intelligente sa come sfruttare al massimo le sue forze. E lui lo era

La famiglia sempre con lui

Ha dato tantissimo al ciclismo – conclude Gianbattista Baronchelli – E dal ciclismo è stato ricambiato. Nel dopo carriera è stato ripagato dei tanti sacrifici fatti in carriera. Perché quella del ciclista è una carriera che ti porta via gli anni più belli della vita. Dai 15 ai 40 anni sei completamente assorbito da questo mondo. E lui ha dato veramente tutto. Nonostante ciò, Felice Gimondi non si è mai dimenticato di ringraziare la famiglia di come fosse andata la sua vita. Era un uomo dai valori sani. Anche se nello sport le scappatoie esistono, non si è mai dimenticato di quanto la famiglia sia importante. Come momento per ritrovarsi, condividere e superare i momenti di difficoltà, giungere insieme alla vittoria. La vittoria come conseguenza di un percorso fatto di grande umanità. Tutto questo gli fa onore

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