E’ morto improvvisamente a Rimini, stroncato da un infarto a 67 anni, Paolo Cherubini. E’ stato uno dei grandi protagonisti della storia del Milano Baseball. Lanciatore rossoblù tra il 1978 e il 1992, ha vinto 2 coppe delle Coppe con il Milano e 5 coppe dei Campioni con il Parma, oltre a due scudetti, due coppe Italia e due campionati europei con la Nazionale, in cui vanta 25 presenze. Ha giocato anche con Bollate, Firenze, Novara e Rimini. Tutto il Milano, sotto choc per la notizia, è vicinissimo al figlio Tommaso ed esprime le proprie condoglianze alla famiglia.

La storia di Paolo Cherubini

E’ difficile pensare qualcuno che abbia vissuto il baseball più intensamente di Paolo Cherubini. Perché lui da quando se n’è innamorato, nel cortile della sua casa di Bollate, allevato da Somaschini e Guido Soldi, non è mai riuscito a staccarsi un attimo da questo sport. Per farlo smettere è servito un colpo al cuore a tradimento. Quel cuore che era rimasto sui diamanti per sessant’anni, tra gioie e tormenti di un uomo che voleva fare il vecchio saggio ma era rimasto un eterno bambino. Perché Paolo era fatto così. Di grandi entusiasmi e di un cuore generoso e sincero,anche quanto la mente voleva essere polemica. Anche quando si metteva a battagliare sui social per difendere le sue idee, per criticare chi, secondo lui, non stava facendo il bene del baseball.

Il Milano Baseball

Se n’è andato contrariato dall’idea che suo figlio Tommaso, per cui stravedeva, avesse deciso di smettere di giocare. O come sosteneva Paolo, fosse stato costretto a prendere questa scelta da un baseball che ormai trova sempre meno spazio per i talenti italiani, soffocando le ambizioni dei ragazzi che lottano per un posto soprattutto sul monte di lancio. Ce l’aveva col baseball moderno. Dimenticando forse che anche lui aveva dovuto lottare per conquistare un posto al sole in un’epoca in cui erano arrivati i primi pitcher oriundi e poi anche i primi stranieri. Eppure lui, con quella palla che fischiava, e che ha fatto fischiare nel suo immaginario fino a ieri, è riuscito a vincere quella sfida, restando sul monte di lancio fino a un’età impossibile, facendo gli ultimi strike out in serie A1 addirittura nel ’98, con qualche inning ancora nel Milano, a 47 anni.

Palmares

Un Paolo Cherubini che non ha sfigurato nemmeno negli anni in cui i big della serie A1 si chiamavano Olsen o Falcone, Waits o Galasso, Remmerswaal o Lono, Gioia o Farina. Anzi, oltre a vincere quello che ha vinto con il Parma (2 scudetti e 4 coppe dei Campioni) e con il Milano (2 coppe Italia, 2 coppe delle Coppe e una Supercoppa), è andato a raccogliere gloria anche in Nazionale con due titoli europei lontanissimi uno dall’altro, nel ’75 e nel ’91. A 39 anni, fu uno dei protagonisti della fantastica galoppata contro l’Olanda a Nettuno. Regalò agli azzurri la qualificazione alle Olimpiadi di Barcellona. Quei Giochi che Paolone avrebbe meritato e che invece poi restarono il suo rimpianto. Forse allora era impensabile andare alle Olimpiadi con un pitcher di 40 anni…

Il ritorno

Eppure anche Cherubini arrivò a un soffio dal lasciar perdere tutto. Nel ’76, tradito dal mal di spalla, non trovava più spazio nel Bollate e aveva deciso di smettere. Ma l’anno dopo Gigi Cameroni, che l’aveva allenato nella grande Norditalia del ’72-73 e nel frattempo era rientrato al Milano, decise di andarsi a prendere questo ragazzo dato ormai per finito (a 24 anni…), ma in cui credeva ciecamente. Tanto che il Gigi riuscì a ricostruirlo prima mentalmente e poi fisicamente, fino a tirarlo a lucido per il momento in cui il Milano riconquistò la prima serie nel ’79. E da quel momento cominciò la seconda vita di Paolone, che fu sempre riconoscente a Gigi come a un secondo padre: nell’80 fu tra i migliori pitcher della serie A1 e Guilizzoni lo chiamò nuovamente nel giro azzurro.

Fine carriera

A quarant’anni suonati Paolone sembra ormai a fine corsa, ma il fisico, e che fisico, c’è ancora, così va un anno a Novara e poi persino a Rimini dove ritrova ancora Mazzotti, mentre un altro suo vecchio compagno di tante battaglie fin dalle giovanili del Bollate, Paolo Re, lo convince a venirgli a dare una mano quando diventa manager del Milano Baseball. E Paolo contribuirà a 45 anni, in mezzo a tanti ragazzini, a centrare l’ultima promozione in A1 dei rossoblù nel 1997. Poi, inevitabile, è arrivato anche il momento di smettere. Ma a 46 anni, dopo che hai iniziato a lanciare ai tempi di Biro Consonni e hai finito a quelli di Parri, Salsi e Christian Mura, puoi dire di aver attraversato proprio tutta la stagione d’oro del nostro baseball e puoi permetterti di stare a guardare. C’è da scommetterlo, sarebbe stato pronto a salire sul monte anche oggi.

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3 thoughts on “Milano Baseball in lutto, morto Cherubini

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