Selmi: “Milano Baseball più in alto”

Alessandro Selmi, presidente del Milano Baseball, ha concesso una lunga intervista a Sport Legnano.

Selmi e il Centro Kennedy

“Sviluppi importanti che non nego che, se sa una parte ci danno grande soddisfazione, dall’altra ci portano ad andare incontro a grandi responsabilità. Stiamo per chiudere un accordo con la Federazione per poter ottenere la gestione del Centro Kennedy, che è l’obiettivo del Milano da almeno 30 anni… Le aspettative sono molto alte, ma sappiamo che questo comporterà un dispendio di risorse, sia economiche che di persone da mettere a disposizione, davvero importante.”

Il futuro

“Vogliamo fare un passo alla volta. Personalmente non voglio bruciare le tappe perché farlo significherebbe bruciare la società. Un passo alla volta, mettendo però dei paletti. La gestione del Centro è il primo di questi paletti. Perchè per prima cosa è quello che Milano non ha mai avuto, penalizzandola rispetto ad altre società. Come seconda cosa, la gestione significa fare un investimento nella struttura, mentre oggi i costi per il campo sono persi. È chiaro che l’obiettivo finale sia riportare il Milano il più in alto possibile, ma avendo le fondamenta solide. Quindi non è un passaggio che può avvenire in due anni, non basta trovare lo sponsor che ti finanzia poi quando se ne va finisce tutto…”.

Il Baseball a Milano

“Milano è una città complessa e molto grande, noi abbiamo un forte radicamento nella nostra zona, molto popolosa, che ci permette di raccogliere l’interesse di molti ragazzi e ragazze. Non riusciamo ancora a coprire tutta la città, non siamo ancora così bravi da poter aprire cinque o sei poli nelle varie zone della metropoli che ci permettano di aumentare il nostro bacino, anche se è uno dei progetti che speriamo di poter portare avanti in futuro. Il baseball comunque è uno sport che attira interesse. Quando montiamo il nostro tunnel gonfiabile in occasione di eventi in città ci troviamo sempre con centinaia di bambini e bambine che vogliono provare. Il difficile poi è tenerli con noi, perchè è uno sport tecnicamente difficile, con poca visibilità e sulle prime le sue regole possono apparire incomprensibili.”

La morte di Paolo Cherubini

“Ho avuto la fortuna di giocarci insieme, io avevo 19 anni e lui era venuto a Milano a dare una mani ed era già più che quarantenne. E’ stata una stagione molto spassosa e divertente, perchè quello che ricordo di lui, oltre al fatto che aveva uno “slider” impressionante, è che era una persona simpaticissima, un compagno di squadra di quelli che vorresti sempre avere. Ricordo anche il modo molto simpatico e spiritoso con cui trattava noi ragazzini, lui che aveva l’età di mio padre… A parte questo ricordo personale, Paolo è stata una vera icona per Milano e per le tante società per le quali ha giocato nella sua lunghissima carriera. E’ stata la dimostrazione vivente di come la passione può fare davvero tanto per il nostro sport.“

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