Dino Meneghin Night, l’Olimpia Milano ritira la maglia numero 11

Martedì 19 novembre la maglia di Dino Meneghin verrà ritirata dall’Olimpia Milano, la squadra con la quale ha vinto Cinque scudetti, due Coppe dei Campioni, una Coppa Intercontinentale, una Coppa Korac, due Coppe Italia. il ritiro della maglia è un privilegio riservato a pochi. Prima di lui solo Arthur Kenney e Mike D’Antoni. La cerimonia si svolgerà nel corso dell’intervallo della partita contro il Maccabi, rivale storica alla quale Dino Meneghin è legato da profonda e reciproca stima. Nell’intervista che segue, Dino Mnenghin, tra emozioni e ricordi, manifesta il suo orgoglio. E condivide idealmente questo momento con tutti coloro che ne hanno accompagnato la sua lunga presenza sul playground.

Dino Meneghin approda a Milano, l’incontro con Dan Peterson

Sono arrivato a Milano nel 1981– racconta Dino Meneghin – in una grande squadra con una grande storia. Una società vincente, nutrivo alte aspettative. Ma era anche una incognita. Per fortuna nell’Olimpia Milano allenava coach Dan Peterson. Mi è piaciuto sin da subito. Molto chiaro e preciso, ha immediatamente definito cosa dovessi fare, i miei compiti e i mie spazi in campo. Competenza, lettura psicologica di fatti e persone, grande carisma concentrati nella stessa persona. Pochi parole, molti fatti. Dissipò ogni mio dubbio, si aprì così per me una nuova carriera

Primo anno, è subito scudetto

Dovevo però superare un infortunio. A 31 anni era un particolare non trascurabile. Qualcuno mi dava per bollito. La vittoria dello scudetto arrivata nella stagione 1981-82, la prima a Milano, mi diede la giusta spinta. Quella vittoria mi fece sentire di nuovo protagonista, mi emoziona ancora. Allontanò in un sol colpo le perplessità sulla mia età e sul fatto che potessi reggere ancora una stagione ad alto livello. Anche se per la verità quando sono arrivato a Milano pensavo di fare non più di due anni. Ne avrei trascorsi dieci

Un gruppo unito, in campo e fuori

“In quei dieci anni ho avuto la fortuna di giocare con giocatori fantastici, impossibile elencarli tutti. Fantastici non solo dal punto di vista tecnico ma anche dal punto di vita umano. Mi piace ricordare le tante serate passate a casa di Mike D’Antoni, Vittorio Ferracini, Roberto Premier. Per il semplice piacere di stare insieme, tra una birra ed una partita a carte. Si cementificò il rapporto tra le nostre famiglie, si consolidò la nostra amicizia. Si era creato un bel gruppo, molto unito. In campo giocavamo gli uni per gli altri, senza gelosie. E i risultati non tardarono ad arrivare

Al fianco di star Nba, stesso spirito combattivo

In tanti anni passati a Milano – sottolinea con emozione Dino Meneghin – ho avuto al mio fianco autentiche star come Antoine Carr, Joe Barry Carroll, Bob McAdoo. Da loro ho ricevuto tanto, incredibile vederli arrivare a Milano per nulla appagati nonostante avessero fatto una strepitosa carriera nell’Nba. Avevano ancora voglia di lottare, di combattere su ogni pallone. La stessa voglia che ho sempre portato in campo e che ha contraddistinto negli anni i miei duelli con gli avversari

Le sfide con Maccabi Tel Aviv, feeling speciale

Proprio per questo mio modo di giocare ogni volta che sono andato a Tel Aviv per disputare una partita sono stato accolto con entusiasmo, stima e calore da società e tifosi. Quello con il Maccabi è un feeling speciale, dura da 50 anni. Iniziato quando giocavo con Ignis Varese, la prima partita contro di loro nel 1966, a Tel Aviv. Da allora non è mancato anno che li incontrassi. Con Ignis Varese, Olimpia Milano, Nazionale. Di loro ho sempre apprezzato signorilità, sportività, organizzazione. Di me loro hanno sempre apprezzato il lottatore che non si arrende. Una stima reciproca che è sopravvissuta alle sfide in campo. Quando hanno onorato Miky Berkovitz hanno invitato anche me. Mi lasciarono entrare per ultimo, l’ovazione che ricevetti fu commovente. E sono felicissimo che il ritiro della maglia avvenga proprio durante l’intervallo della partita dell’Olimpia contro di loro.

Ritiro della maglia, privilegio riservato a pochi

I dieci anni passati nell’Olimpia Milano – conclude Dino Meneghin – sono stati eccezionali. Ho vinto tutto quello che si potesse vincere. Ma ho anche avuto la possibilità di condividere queste vittorie con persone senza le quali non avrebbero lo stesso valore. Con loro ho lottato, ho sofferto e gioito. E grazie al loro esempio ho trovato i giusti stimoli per vivere una seconda giovinezza cestistica. La volontà dell’Olimpia Milano di ritirare la maglia numero 11, con la quale ho giocato sin dai tempi dell’Ignis Varese, è segno del legame con la città e la sua squadra. Un privilegio e un onore riservato a pochi, prima di me solo Arthur Kenney e Mike D’Antoni. Mi riempe di orgoglio”

News Reporter

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa i cookie. Continuando a visitare queste pagine accetti la nostra Cookie Policy. Leggi di più

Questo sito abilita l'utilizzo dei cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Se vuoi saperne di più sull’utilizzo dei cookie nel sito e leggere come disabilitarne l’uso, leggi la nostra informativa estesa sull’uso dei cookie.

Chiudi