Arjola Trimi: “In acqua sto bene, molto più di un piacere”
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Arjola Trimi, campionessa paralimpica di nuoto. Splendida vincitrice di due ori ai recenti Mondiali di Nuoto Paralimpico di Londra 2019. Una sportiva nata, non si ferma di fronte a nulla. A 12 anni, dopo una banale caduta durante una partita di basket e un lungo calvario di sedute riabilitative, scopre la sua malattia, la tetraplegia spastico degenerativa. Non demorde, lo sport le ha insegnato ad affrontare anche i momenti più difficili. Inizia a fare idroterapia e scopre che la vasca è la sua dimensione. Da allora inizia un percorso che la porta verso le competizioni internazionali più prestigiose, dai campionati europei a quelli mondiali. Tante medaglie, per lungo tempo detentrice di due record mondiali. Concentrata ad acquisire sempre più consapevolezza del suo corpo e delle sue potenzialità. Per dare sempre il massimo. Di seguito, l’intervista.

Arjola Trimi, sportiva nata

Sono una sportiva nata – è il commento di Arjola Trimi, campionessa paralimpica di nuoto – Ero solo una bambina e già facevo il diavolo a quattro per praticare il karate, affascinata dai film di arti marziali. Non fu semplice per i miei genitori trovare un istruttore per una allieva così giovane, in pratica facevo una sorta di gioco judo. L’anno successivo, a 5 anni, sostenni già il mio primo esame. Fu solo l’inizio. Seguirono calcio, atletica leggera e, a scuola, il nuoto. E poi, durante le scuole medie, pallavolo e basket. Ma era in arrivo una sorpresa indesiderata

Una banale caduta, inizia il calvario

Avevo 12 anni prosegue Arjola TrimiUna caduta nel tentativo di concludere un terzo tempo durante una partita di basket mi causò danni al ginocchio. L’operazione che ne seguì fece emergere alcuni problemi. Ma vennero scambiati per un problema ortopedico e le lunghe degenze di riabilitazione furono le conseguenze. Rimanere ferma così a lungo fu cosa molto difficile e poco comprensiva, nessuno mi spiegava quale fosse il problema. Solo dopo 8-9 mesi qualcuno, con poco tatto, mi fece intendere senza mezzi termini che non avrei più camminato. Scoprii che avevo una tetraplegia spastico degenerativa

Momenti difficili, la ripartenza

Essere rimasta così tanto ferma senza fare nulla, le lunghe degenze che avevano pregiudicato molte amicizie e la mancanza di risultati mi aveva fatto perdere la speranza che le terapie fisioterapiche portassero risultati apprezzabili. Però aver praticato tanti sport mi aveva fatto maturare, ero cresciuta a livello mentale. Un aiuto prezioso per affrontare un momento così difficile. Senza dimenticare ovviamente la famiglia che mi ha sempre sostenuto. E ripartii

Sedute di idroterapia, il nuoto nuova dimensione

Le cose cambiaronosottolinea Arjola Trimiquando cominciai a fare idroterapia, incoraggiata da alcune persone. Per me l’acqua era sempre stata un momento di puro piacere, da allora cominciò a diventare qualcosa di più. Mi sentivo bene, ripresi vitalità ed entusiasmo. Una nuova vita era in arrivo. Una istruttrice federale, Raffaella Agape, mi notò e subito intuii le mie potenzialità. Fu lei a farmi capire che non dovevo ostinarmi al lavorare per il recupero degli arti inferiori, dovevo trovare un modo diverso di affrontare le gare

Le prime competizioni in vasca

Dopo due/tre mesi ripartii con le competizioni. Tra la fine del 2011 e quella del 2012 feci qualche gara, i risultati non mancarono. Ricordo che la prima gara a Bologna presentò subito un ostacolo da superare. La vasca era di 25mt e presentava uno strapiombo. Non ero abituata a situazioni di quel genere perché ero solita affrontare vasche con una sola profondità. Dovetti quindi capire come affrontarla al meglio per cambiare il tipo di nuotata

L’incontro con Micaela Biava, Arjola Trimi verso il Mondiale

Dopo aver gareggiato con la Polisportiva Milanese, nel 2012 passai alla Silvia Tremolada Onlus di Monza. L’incontro con Micaela Biava, che sarebbe diventata la mia allenatrice, mi avrebbe aperto la possibilità di conseguire nuovi risultati e realizzare tempi competitivi. Cominciai ad allenare le braccia per potenziare la resistenza. Mi misi alla prova in tutte le distanze per aumentare le mie capacità di adattamento. Con una predilezione per i 200m stile libero, la media distanza che mi permette di bilanciare la scarsa esplosività in partenza con la resistenza. E avere il tempo necessario per vincere la gara in progressione. Era cominciato l’avvicinamento al mio primo Campionato Mondiale a Montreal, nel 2013

Campionato Mondiale 2013, podio conquistato

Una esperienza indescrivibile – commenta Arjola Trimi – Un concentrato di emozioni che esplodono tutte in una volta dopo una lunga preparazione e le tante aspettative cumulatesi tempo. E amplificate dall’esordio in una competizione internazionale di così alto livello. Il Campionato Mondiale 2013 fu per me una esperienza completamente nuova, tutta da scoprire. Una scommessa sotto tutti i punti di vista, difficile immaginare cosa ne sarebbe uscito. Alla fine portai a casa due argenti e due bronzi, non male per una esordiente

L’oro di Glascow 2015, una sfida vinta

Ai Campionati Mondiali di Glascow 2015 mi presentai in una veste diversa. Avevo l’obbligo di confermare quanto di buono avevo fatto nella precedente edizione. Vinsi l’argento nei 50m stile libero, alla finale dei 50mt dorso solo arrivai come settima classificata nella qualificazione. Quella qualificazione un po stentata fece scattare in me la molla giusta. E salii sul gradino più alto del podio, dopo aver battuto la brasiliana Edenia Garcia e la cinese Bai Juan. La dimostrazione che senza insistere certe sfide non le vinci

Dublino 2018, tra gli altri anche un oro inaspettato

Dopo le Paralimpiadi 2016 e il mio passaggio a Pol.ha Varese, fui costretta a rinunciare ai Campionati Mondiali 2017 in Messico per via dell’altitudine – prosegue Arjola Trimi – Non vedevo l’ora di tornare a gareggiare in una competizione internazionale, troppa la voglia di tornare in acqua. Contro il parere di tutti, partecipai così l’anno successivo ai Campionati Europei 2018. Quasi un bis di quanto avevo fatto a Fuchsal 2016. Tre ori, due argenti e un bronzo il bilancio conclusivo. Frutto della acquisita capacità di gestire e adeguarmi ai problemi fisici. E mi sono tolta pure la soddisfazione di vincere l’oro nei 50m rana, uno stile a me non proprio congeniale”

I record mondiali

I miei record mondiali li ricordo come fossero stati ieri, seppur siano passati già tre anni. Ottenuti entrambi a Lignano Sabbiadoro, entrambi nello stile libero. Il record mondiale nei 200m il più emozionante, il record nei 100m stile libero il risultato tecnico più importante. La gara che ho fatto più fatica a gestire. Il giusto compromesso tra potenza e resistenza, frutto di un lungo lavoro di bilanciamento che mi ha consentito di mantenere alti livelli di performance

Divertimento in vasca, i giovani nel suo futuro

Sembrerebbe il contrario, ma i risultati, se pur importanti, non sono tutto – conclude Arjola Trimi – Il mio obiettivo è soprattutto divertirmi, e uscire dalla vasca con la consapevolezza di avere dato il massimo. Sono così tanto focalizzata sui cambiamenti del mio corpo, a volte anche nel corso dello stesso allenamento, da disimpegnarmi dalle inevitabili pressioni. E gareggiare così con una scioltezza anche mentale. Per ora non desidero altro che stare in vasca ma quando arriverà il momento di smettere, mi piacerebbe spendere le mie esperienze sportive a favore dei giovani. Per trasmettere loro il messaggio che il sacrificio nello sport non è da intendersi come privazione di qualcosa, è scelta consapevole delle priorità da seguire. Magari non diventeranno campioni ma faranno qualcosa di utile per loro. Per loro voglio essere soprattutto uno stimolo. Se ce l’ho fatta io, ce la possono fare anche loro

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