Eleonora Giorgi: Milano, Doha, Tokyo
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C’è un filo sottile che unisce, idealmente, Milano, Doha e Tokyo. Un percorso fatto di sudore, medaglie e sogni, un tragitto che fa sognare. E lei, Eleonora Giorgi, di sogni ne ha fatti davvero tanti in carriera ora che, all’alba dei 30 anni, si ritrova ad essere la regina indiscussa della marcia. Una tra le discipline più massacranti dell’atletica, quella 50 km tanto mistificata dalla IAAF che ne ha confermato la cancellazione proprio in quella Doha dove Eleonora ha trovato finalmente la sua consacrazione mondiale. Da una parte il gotha dirigenziale dell’atletica che si riuniva in conclave per abolire la 50km e tramutarla in una strana 30 km, dall’altra le migliori interpreti planetarie che gareggiavano nel deserto qatariano per raggiungere i propri traguardi.

Eleonora Giorgi, da Milano alla consacrazione mondiale

Ed Eleonora, che si allena a Milano e marcia tranquillamente in quell’immenso polmone verde che è il parco di Trenno,  nell’inferno di Doha ha conquistato un bellissimo bronzo ai mondiali in 4 ore, 29 minuti e 13 secondi, alle spalle delle due cinesi Liang Rui, oro in 4h23’26”, e Li Maocuo, argento in 4h26’40”. È stata l’unica medaglia azzurra del Mondiale, a sottolineare l’eccellenza della sua prova in un panorama decisamente triste, quello dell’atletica italiana al femminile. 

Una medaglia sognata e inseguita

Ma la sua è stata una medaglia sognata, inseguita con foga, dopo centinaia di migliaia di chilometri di allenamento e tante prove anonime, concluse in posizioni secondarie o, addirittura, squalificata come a Rio 2016: “Sapevo che Doha era la mia occasione ha ribadito in un recente convegno a Milano avevo affinato la tecnica per non incorrere in squalifiche. Nulla era stato lasciato al caso”. Ed eccola lì, nostra signora dell’atletica italiana. Eleonora Giorgi da Milano, colei che è riuscita ad acquisire tutto il sapere necessario dal suo allenatore, l’ex marciatore cinquantina (guarda caso…) Giovanni Perricelli, uno che conquistò una storica medaglia d’argento ai mondiali i Goteborg nel 1995.

Obiettivo, superare il maestro

L’obiettivo di Eleonora ora è superare il suo maestro, visto che lei ai Mondiali si è fermata al bronzo, ma soprattutto puntare dritto alle Olimpiadi di Tokyo 2020, le ultime dove ci saranno ancora le distanze attualmente in uso. E dove dunque potrà dire la sua ancora sulla 50 km e provare a spodestare il duo cinese dal podio olimpico. Per il momento il ricordo ritorna ancora in quel di Doha, in quella splendida giornata del 29 settembre 2019 quando le sue treccine tricolori brillarono nelle luci della notte di Doha (era quasi l’alba, la gara cominciò alle 23.59 per ovviare al caldo torrido giornaliero del deserto del Qatar). Lì, un sorriso sfavillante, due tricolori fra le mani: “Mi pare quasi di vedere che sia stata un’altra persona a compiere ciò che invece è uscito dalle mie gambe e dalla mia testa” le sue prime parole.

L’obiettivo dichiarato è Tokyo 2020

E ora Tokyo. Perché il filo che unisce Milano a Doha e alla capitale giapponese è sottilissimo. La percentuale di errore dovrà essere pari allo zero per non incappare in un’altra brutta giornata. Come quella del 2016, quando a Rio le venne sventolato sotto il naso il cartellino rosso che vuol dire squalifica; cosa che era accaduta anche nella Coppa del Mondo di Roma 2016 prima e di nuovo agli Europei di Berlino 2018 poi. Ma la forza di “Eleonora Giorgi nostra signora della Marcia” è proprio questa, riuscire a ripartire sempre e comunque con entusiasmo. Sperando che il suo possa diventare un esempio da seguire anche per tutte le piccole marciatrici italiane di domani.

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News Reporter
Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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