Simone Moro ha presentato il suo decimo libro, “I sogni non sono in discesa”. A margine dell’evento, ha anche svelato la sua nuova sfida, che lo vedrà protagonista insieme a Tamara Lunger: la salita alla vetta del Gasherbrum I e il concatenamento del Gasherbrum II in invernale. Si tratta di due montagne sopra gli 8.000 metri che fanno parte della catena del Karakorum.

Le parole di Simone Moro

“Il primo libro l’ho scritto nel 2003. Non lo faccio per ragioni economiche ma per provare a raccontare le proprie esperienze ad un pubblico generalista. Non ho un ghost writer, quindi ha dei limiti ma se un editore importante come Rizzoli lo pubblica vuol dire che si vende. Al campo base ho scritto due libri. Questo l’ho dettato al cellulare mentre ero in coda in auto o nelle sale d’attesa. Molto spesso chiudo gli occhi e riesco a dare la giusta successione di parole”.

La famiglia

“La famiglia ha cambiato la mia persona e anche il mio alpinismo. Ci sono delle responsabilità di padre che non posso e non voglio sottacare. Cerco ora di fare un alpinismo meno rischioso. E’ un monito anche per me stesso quello che ho fatto mettendo alla fine del libro la foto dei miei libri. Tutto bello ma bisogna tornare a casa sempre”.

La nuova impresa

“Questa impresa è molto difficile ma non più rischiosa di altre. Ora punto a imprese dure, di resistenza, di forza, di fatica ma che non siano una roulette russa. Abbiamo scelto questa perchè mi affascina. Saremo sicuramente soli, in questa zona non ci va nessuno d’inverno. E poi volevo celebrare 35 anni dopo l’impresa di Messner e Kammerlander, che realizzarono la prima salita e traversata di due cime. Anche solo col tentativo voglio ricordarli”.

Il turismo d’alta quota

“Oggigiorno ci sono tanti miliardari che scalano l’Everest. E’ una forma di turismo che porta ricchezza ad un Paese poverissimo come il Nepal. Basta che sia chiaro a tutti che si tratta di turismo d’alta quota. Quello che facciamo noi è esplorazione d’alta quota”.

Le prossime sfide

“La traversata Everest-Lhotse senza ossigeno è qualcosa che nessuno ha ancora fatto. Così come la parete Est del K2. Ce ne sono ancora tante da fare. Io non ho abbastanza vite per provarle tutte. Sono nelle fase della selezione…”.

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