Matteo Piano: “Vivo beato, con la pallavolo e il sociale. Da Brodo di Becchi a Tokyo 2020, vi dico tutto”
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L’intervista al capitano dell’Allianz Powervolley Milano, che svela le sue ambizioni dentro e fuori dal campo

“Io vivo beato, i sogni vanno fatti a tappe”. Matteo Piano è fatto così, prendere o lasciare. Sicuramente, però, non è un ragazzo banale, anzi. Ha una sua storia, un suo modo di essere e una sua visione delle cose molto personale. Sa giocare bene a pallavolo ma sa anche essere un ragazzo genuino e sempre con il sorriso sulle labbra. Anche quando la sfortuna ti mette i bastoni tra le ruote, con quella trasferta di Coppa del Mondo in Giappone con la Nazionale Azzurra che gli ha “regalato” un infortunio al ginocchio ricadendo da un muro. Lesione del legamento crociato anteriore:Ci si rivede in Primavera – ammette Matteo – anche se nessuno può togliermi il sogno dell’Olimpiade di Tokyo 2020”. Lui, intanto, tra piscina, palestra e riabilitazione si da un gran da fare anche in ambito sociale.

Matteo Piano, ci spiega un po’ cosa sta combinando con la sua “Brodo di Becchi”?

“Nel 2016 io e Luca Vettori abbiamo iniziato un progetto per supportate la città di Goma, in Congo. Abbiamo visto cosa ci fosse lì intorno e cosa mancava, tra scuola, istruzione e quant’altro. E mi si è aperto un mondo”.

Il Congo: perché?

“Grazie al lavoro in un ospedale degli zii di Luca, abbiamo scoperto quella che è una realtà tanto lontana da noi come il Congo. E abbiamo deciso di fare qualcosa di concreto”.

Tipo?

“In Primavera partirà un progetto con le botteghe Altromercato, con l’elaborazione di nuove maglie in tessuto biologico, maglie e iniziative con un impatto etico ed ambientale importante. L’obiettivo è sensibilizzare le persone a cosa acquistano, perché anche dietro ad una maglietta ci sono ragionamenti importanti”.

Milano come ha risposto a quest’iniziativa? 

“Molto bene. Molte delle connessioni che c’erano e che si sono venute a creare riguardano persone legate al mondo della pallavolo, ma ne ho conosciute molte fuori dal mondo sportivo che ora vengono e s’interessano anche alla Powervolley. E questo è bellissimo”.

La domanda sorge spontanea: giovane, bello, famoso. Ma chi glielo fa fare? 

“Io sogno di poter fare queste cose nella vita, di rimanere nel mondo della pallavolo con i camp, allenando i ragazzi; ma anche di poter tenere vivo quest’altro mondo, quello del solidale, al pari della pallavolo. E sogno di condurre una vita dove potrò sostenermi facendo cose utili”.

Non le pare un azzardo? 

“Anche Brodo di Becchi è un azzardo, siamo partiti come web radio e ora facciamo “moda etica”. Lo sappiamo benissimo, investire nel biologico oggi non lo fanno in tanti, costa tanto ed è difficile. Ma se non lo facciamo noi, che abbiamo costruito dal nulla un qualcosa investendo del tempo e aiutando concretamente delle famiglie, chi lo fa? Noi possiamo permetterci di farlo e quindi è giusto impegnarsi”.

Ma Matteo Piano riuscirà a coniugare tutto?

“Io oggi sono felice; sto bene al mondo. Non faccio scelte da grande ma punto ad avere sempre della grandezza in cambio. E non ho fretta”.

La pallavolo rimane però centrale nella sua vita…

“Certamente. Se fai bene il tuo mestiere, in questo caso il pallavolista, poi usare tutto questo per fare  anche altre cose bene”.

Come scrivere un libro? 

“Anche. Giocando a pallavolo, ad un certo punto della mia carriera, sentivo che non ero felice. Il sogno di andare in nazionale era stato raggiunto, ma mi mancava ancora qualcosa”. 

Cos’è successo allora?

“Dopo Rio 2016 ho chiamato Cecilia Morini, la psicologa, e le ho detto ‘Sarebbe bello mettere per iscritto un’esperienza’. Non è mai facile mettersi a nudo, ma è utile ed interessante; ho impiegato quattro anni a scriverlo perché dopo l’Olimpiade sicuramente era facile cambiare il testo, sarebbe stato più interessante avere una biografia sportiva e un libro vendibile. Invece ho voluto mantenere fede al progetto originario”.

Perchè?

Perché è inutile fare una biografia, è più bello esprimere concetti e modi di poter arrivare a certi traguardi. Ecco perché ho deciso di scrivere, conscio del fatto che il modo in cui arrivo ai giovani adesso non sarà lo stesso in futuro. Ogni cosa ha un suo tempo”.

Come quella di fare il telecronista? 

“E’ stata una bella esperienza, capitata in un periodo dove in molti mi hanno spinto a provarci. Io sono un atleta, fare altre cose quando giochi a pallavolo richiede tempo che spesso non hai. Ora, causa l’infortunio, di tempo me ne sono preso un po’”.  

Come si vive quest’attesa per tornare in campo?

“Molto tranquillamente. Anche se il sogno è tornare a giocare a pallavolo bene, gli obiettivi che mi sono prefissato sono a breve raggio, mensili. Pensare che una volta sognavo di fare piegamenti, una cosa che mi ha fatto ridere… i sogni fanno fatti a tappe”.

News Reporter
Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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