Cristian Brocchi: “Continuare nel progetto, per volare in alto”
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A.C. Monza, progetti ambiziosi per la storica società brianzola rilanciata dalla nuova gestione Berlusconi/Galliani. Con l’obiettivo mai nascosto di riportare la squadra nell’elite del calcio italiano. Primo traguardo, il ritorno in serie B. Un progetto tecnico e tattico del quale si fa interprete il mister Cristian Brocchi, da più di un anno ormai sulla panchina dell’Associazione Monza Calcio. Sposata la filosofia ed il credo calcistico della proprietà, ha lavorato con i giocatori sul metodo di lavoro e sui concetti per gestire al meglio la pressione e le aspettative createsi attorno alla squadra. E costruire quel senso di appartenenza che è elemento imprescindibile sul quale fondare qualsivoglia progetto. Una maggiore consapevolezza, una acquisita identità di gioco, traguardi sfiorati di un soffio e il buon girone d’andata del campionato in corso ne sono la conferma. Di seguito, l’intervista a Cristian Brocchi.

Cristian Brocchi, il bilancio di un anno

“Dopo più di un anno a Monza – sostiene Cristian Brocchi – il bilancio è più che positivo. L’anno scorso la proprietà è entrata a mercato già chiuso, la vera gestione è iniziata a gennaio. Siamo partiti da una società che stava bene ma aveva, logicamente, altri obiettivi, un’altra forza economica, un vissuto diverso rispetto a quello della società attuale. Con tante difficoltà legate allo stadio, al centro sportivo dove ci alleniamo e anche alle aspettative venutesi a creare attorno alla squadra dopo l’arrivo di Silvio Berlusconi e Adriano Galliani. Si pensava che il loro arrivo potesse magicamente cambiare da una giornata all’altra il volto della squadra, senza alcuna programmazione. Una programmazione che, viceversa, è frutto dell’impegno personale del dottor Galliani, il cui entusiasmo ha letteralmente coinvolto il Presidente Berlusconi. Quasi sempre presente alle partite del Monza ed informatissimo sui lavori svolti settimanalmente

Squadra rivoluzionata, obiettivi sfiorati

Per iniziare, abbiamo voluto conoscere tutti i giocatori della rosa per capire chi tra loro potesse sposare il progetto e la filosofia della società. Ho trovato bravissimi giocatori dal punto di vista caratteriale ed umano, la giusta base dalla quale partire. Ma la loro esperienza era altra cosa rispetto a quanto cercavamo per gli obiettivi che la società voleva perseguire. Facevano fatica a sopportare la pressione di dover vincere tutte le partite. E così a gennaio abbiamo provveduto a innestare 14/15 giocatori nuovi che hanno rivoluzionato la rosa. Nonostante le partite, giocate ogni tre giorni, abbiano inevitabilmente condizionato il lavoro settimanale, siamo comunque arrivati secondi dietro il Pordenone, abbiamo perso la finale di Coppa Italia solo all’ultimo minuto, siamo usciti dai play off con un risultato pari. Risultati ragguardevoli, anche se un po di amaro in bocca per gli obiettivi sfiorati è rimasto

Stagione in corso, raggiunta l’identità di gioco

A luglio abbiamo quindi provveduto a mettere a posto la rosa nei ruoli chiave, abbiamo sistemato la squadra per il modulo gradito a me ed alla società, il 4-3-1-2. E quest’anno siamo migliorati sui concetti, grazie anche al maggior tempo a disposizione per lavorare sugli aspetti tattici. Un conto è potersi allenare una volta alla settimana, altro conto è poterlo fare quattro volte. Quest’anno abbiamo una identità di gioco in linea con le richieste della società

A.C. Monza, il progetto va oltre i risultati del campo

Inutile nasconderlo – rimarca il mister Cristian Brocchi – le aspettative sono altissime. Puntiamo a tornare in Serie B. E a Monza abbiamo voluto creare il giusto ambiente per raggiungere il traguardo. Un ambiente sull’esempio del mio Milan, quello della gestione Berlusconi/Galliani. Quella squadra è stata unica nel creare spirito di appartenenza. E’ ciò che a Monza pensiamo di realizzare perché crediamo sia una cosa fondamentale. Per farlo, guardiamo l’aspetto caratteriale. l’atteggiamento e i valori dei giocatori, la loro voglia di allenarsi, l’ambizione e la fame di vittorie. Su ogni singolo giocatore abbiamo preso tantissime informazioni, ognuno di loro abbiamo voluto conoscerlo personalmente in ogni dettaglio. Non volevamo assolutamente sbagliare. Il progetto della società va oltre i risultati del campo

A Monza, per rivivere le sensazioni del “suo” Milan

Personalmente a Monza rivivo le sensazioni di quando vestivo la maglia del Milan. Là dove entrare nel cancello di Milanello era come varcare il cancello di casa propria. Una sensazione che ti fa fare la differenza, che ti fa fare qualcosa in più e raggiungere i risultati. Quando ho lasciato il calcio giocato a causa di un brutto infortunio, e allora giocavo per una squadra diversa, ho ricevuto la telefonata di Adriano Galliani per allenare le giovanili del Milan. E’ così, se hai giocato nel Milan fai sempre parte della loro famiglia. Una stima ed un affetto che Berlusconi e Galliani hanno manifestato in tempi più recenti anche a Riccardo Montolivo che avrebbero voluto a Monza, dopo aver visto che era uscito dal calcio in un modo diverso da quanto avrebbe meritato. Riccardo ha molto apprezzato anche se tutto si è poi concluso con un abbraccio e tanti ringraziamenti

Dal Milan alla Cina, le lezioni del passato

Sensazioni a parte, a Monza seguiamo un progetto tecnico e tattico molto preciso. Per portarlo a termine faccio quotidianamente tesoro delle mie pregresse esperienze. Della mia esperienza sulla panchina rossonera, una esperienza finita troppo presto, mi porto dietro la capacità di tenere in giusta considerazione osservazioni e critiche provenienti dall’esterno. Con attenzione e rispetto ma anche con il giusto distacco per continuare a credere fortemente nel proprio lavoro. L’esperienza bresciana mi ha insegnato a sopportare la sofferenza di una stagione tormentata dai tanti infortuni di giocatori importanti. Dall’esperienza cinese, a fianco di un mostro sacro come Fabio Capello, ho portato a casa una diversa visione della gestione del rapporto tra allenatore e giocatori. E ho imparato a mettere la mia professionalità a servizio dei giocatori dai quali sono stato ripagato con un impegno mai venuto meno. Insegnare è bello se ricevi indietro

Cristian Brocchi, allenatore senza rimpianti

Io stesso non ero un top player, ma con il lavoro ho raggiunto traguardi importanti. Oggi sono felice di sedere su una panchina, invece di essere in campo. Sono contento di quello che faccio. Il calciatore che è in me ci sarà sempre ma, diversamente da molti colleghi, non c’è più la voglia di giocare. Certo avrei voluto decidere io stesso come e quando smettere invece che esservi costretto per un brutto infortunio. Qualcosa effettivamente mi manca. Ma quando vedo i miei giocatori preparare la partita mi rendo conto dei tanti sacrifici che bisogna affrontare per stare bene fisicamente. E realizzo di avere fatto tutto quello che potevo fare, senza rammarico. Ho sposato con umiltà gli obiettivi della società, la speranza è fare nei prossimi cinque mesi quello che abbiamo fatto fin d’ora

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