Il Milan, i campioni e i ritorni: storia di successi e insuccessi

In principio fu una folla oceanica pronta a salutare Nesta dalla balconata dell’hotel Principe di Savoia. Era il 31 agosto 2002, il via ufficiale dell’epopea Ancelotti. Oggi, 2 gennaio 2020, il ritorno di Ibrahimovic al Milan, acclamato come il salvatore della patria in uno dei momenti più bassi della storia recente dei rossoneri. Di mezzo quasi un ventennio di acquisti, campioni arrivati, andati via, tornati e spesso dimenticati. 

Il Milan e gli acquisti, con Nesta fu scelta giusta

Perché il tifoso è fatto così, osanna subito il suo leader senza sapere quello che potrà dare. Con Nesta fu scelta azzeccata, visto che quell’anno il Milan vinse la Champions in finale ai rigori contro la Juventus e la Coppa Italia contro la Roma. Con Ibra la sfida è di quelle impossibili, il Milan si trova a -8 dall’Europa League, a -14 dalla Champions ed è reduce da un pesantissimo 0-5 in casa dell’Atalanta:  “Prendili tutti a schiaffi”. Non a caso quando è passata la macchina con lo svedese a bordo in quel di Linate, dove è atterrato proveniente dalla Svezia, qualche appassionato del Milan ha gridato ciò al gigante scandinavo, chiedendogli chiaramente di far pulizia dopo l’umiliante batosta in terra orobica.

Honda, Beckham e Rivaldo, delusioni cocenti di casa Milan

Ma un nuovo campione non sempre è sinonimo di successo, anzi. C’è chi è stato accolto allo stesso modo (o anche meglio) ma, alla fine, ha portato a casa poco o nulla: chiedere a Honda, arrivato in mondovisione e foriero solo di qualche giocata. Stessa sorte per Beckham, che con Ibrahimovic ha molti punti in comune: entrambi sbarcati a gennaio, entrambi provenienti dalla MLS. Rivaldo perlomeno salutò con una Champions in tasca e sgattaiolò via rescindendo ad ottobre il contratto con il Diavolo per fare ritorno in patria al Cruzeiro.

Da Kakà a Shevchenko, ritorni amari per il Milan

Chissà se i 250 tifosi presenti a Linate e i 300 assiepati a Casa Milan avranno pensato a questi ricorsi storici; ma soprattutto, ha senso affidare corpo e anima ad un 38enne quasi pensionato? Perché ci troviamo di fronte ad un giocatore reduce da due stagioni in MLS e, ancora prima, da un grave infortunio al ginocchio: “Aspetto tutti i tifosi allo stadio e spero di far saltare ancora tutti a San Siro come prima” il grido di battaglia di Ibrahimovic. Che ricorda un po’ quello di Kakà datato 2013 (“Posso vivere tante altre gioie con questo Milan”), giorno del suo secondo ritorno in rossonero. Acclamazione simile a quella di Ibra, per affetto e folla oceanica mossa. E tutti sappiamo come andò a finire: come finì il ritorno di Shevchenko a Milano (ma lì ad accoglierlo furono in pochi) e l’approdo di Ronaldinho. I

Il caso Ronaldinho

l brasiliano, arrivato il 15 luglio 2008, ebbe a Milanello un gruppo molto nutrito di tifosi ad attenderlo. Con tanto di ovazione all’uscita dall’auto e gli applausi dei 40mila a San Siro la sera. Una storia, quella del Gaucho al Milan, che non portò nemmeno un trofeo. Prima di assicurare la giusta ovazione a Ibrahimovic, dunque, è meglio che i tifosi lascino parlare il campo.

News Reporter
Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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