Mauro Abbate e il suo sogno realizzato, il triathlon più lungo al mondo

Mauro Abbate è il protagonista di una impresa straordinaria. Sardo, classe 1987, è la prima persona ad aver raggiunto Capo Nord con un triathlon di 7000 Km, il più lungo al mondo, nuotando per 230 km sopra il Circolo Polare Artico. Affrontato tra condizioni ambientali avverse e percorsi che non perdonano errori di preparazione e pianificazione. Dalle gelide e turbolente acque delle Isole Lofoten ai numerosi branchi di meduse che ne hanno accompagnato il percorso a nuoto tra scogliere a picco, Dal labirintico sistema di gallerie norvegesi, dalle condizioni talvolta asfittiche, alla difficoltà di procurarsi il cibo. Il coronamento di un sogno, una sfida vinta, Soprattutto con sé stesso, perché non c’è limite che non possa essere superato. Diventato coach professionista e speaker motivazionale, Mauro Abbate racconterà la sua esperienza stasera, alle 19:30, all’Upcycle Cafè di Milano. Nel frattempo, ci ha rilasciato questa intervista. In attesa della prossima impresa.

Mauro Abbate, otto anni fa l’incontro con il triathlon

E’ iniziato tutto quando, ragazzino, praticavo atletica leggera – racconta Mauro Abbate – Mi dedicavo, allora, alle gare di resistenza. Ho continuato a sviluppare interesse per lo sport, la mia passione più grande. Alle gare di mezzofondo ho affiancato nuoto e ciclismo nonostante gli impegni lavorativi. Un giorno ho ricevuto da un amico l’invito a partecipare insieme a lui ad una gara di triathlon sulla spiaggia di Oristano, la mia città. Per entrambi era una novità, mai ci eravamo cimentati in una prova di questa disciplina. Nonostante lui fosse un atleta più esperto di me, arrivai prima di lui. E così otto anni fa si accese la fiamma dell’agonismo

Le prime competizioni, nasce una nuova consapevolezza

Iniziai così a fare gare di triathlon, dalle gare di sprint al supersprint fino alla distanza olimpica – prosegue Mauro Abbate – Con la consapevolezza, ogni volta, che ciò che mi appagava maggiormente era gareggiare sulle lunghe distanze. Mi viene in mente una gara disputata nel 2014, la Bellagio Triathlon. Una competizione particolarmente impegnativa, caratterizzata dalle ripide salite e dal percorso a nuoto non proprio agevole per via dell’acqua ferma. Reso ancora più impegnativa, quel giorno, dalla pioggia a dirotto. Ne ricevetti una sensazione nuova. Era partita una sfida contro me stesso e contro la natura, anche se poi è sempre la natura a vincere. E lì mi sono accorto della mia capacità di resilienza, per superare i miei limiti e andare oltre l’agonismo

Stop al lavoro, davanti a sé una sfida mai tentata prima

Prima ti concentri su te stesso, e superi i tuoi limitirimarca l’atleta sardo – Poi ti guardi intorno per vedere cosa è stato fatto nel mondo. Continuare a confrontarsi con se stessi per anni ed alzare sempre più l’asticella mi ha portato a realizzare qualcosa che non era mai stato realizzato. Per farlo mi sono concentrato totalmente, su me stesso, sugli allenamenti, il lavoro però era diventato un ostacolo. Giunsi perciò alla decisione di licenziarmi per dedicarmi al sogno che cullavo dentro di me, la realizzazione di un grande viaggio in bicicletta per raggiungere i punti più estremi dell’Europa fino a Capo Nord. Una sfida nuova, mai tentata prima”

Primo tentativo, pianificazione da rivedere

Al primo tentativo in solitaria in bicicletta nel 2016, dopo sette mesi e 9000 km, ero giunto in Olanda senza raggiungere la meta prestabilita – ricorda Mauro Abbate – Mentalmente stanco, ero rientrato a casa. Pur facendo altro, continuavo a pensare all’obiettivo. Ho quindi cominciato a pianificare un nuovo percorso con una particolare attenzione al tratto norvegese. Laddove freddo, pioggia, fiordi e gallerie sono gli ostacoli principali. Non è rara la possibilità di dover affrontare gallerie senza poter passare in bici o dover prendere, dopo averla superata, un battello per poi affrontarne un’altra. Un labirinto nel quale è vietato sbagliare se non vuoi trovarti costretto a stravolgere la pianificazione del percorso”

Nuovo tentativo, sogno realizzato

Questa volta sono partito da Oristano con la bicicletta fino a Cagliari – illustra il triathleta sardo – Da lì il traghetto fino alla Sicilia per poi risalire tutta la penisola, sempre in bicicletta, e proseguire in Austria, Germania, Danimarca. Giunto al Circolo Polare Artico ho smesso la bici e ho affrontato un tratto di 230 km a nuoto. Praticamente la lunghezza delle Isole Lofoten. Ventiquattro giorni ad una media di quasi dieci chilometri al giorno, assistito dal mio amico Lorenzo Barone con un gommone che trasportava viveri, tende e sacchi a pelo. Attracco serale a riva e ripartenza la mattina seguente. Terminato il tratto a nuoto, è iniziato quello a piedi. Altri 1000 km ed ero finalmente a Capo Nord, sogno realizzato!”

Prepararsi al peggio, condizione ottimale per superare le paure

Preparazione fisica, mentale e logisticapone in evidenza Mauro Abbaterichiedono un anno di lavoro. Mentalmente ti devi preparare al peggio, cosa che è probabile si verifichi. Freddo e pioggia sono pericoli ricorrenti, per abituami ad essi ho cominciato ad allenarmi sotto la pioggia fino a considerarla una condizione normale e a non temerla più. Dal punto di vista fisico mi allenavo tutti i giorni, alternavo nuoto e bici. Per vincere la paura del freddo e di notti da affrontare in condizioni estreme dormivo con le finestre sempre aperte e facevo docce gelate. Ero così riuscito ad allenare simultaneamente il corpo e la mente. La pianificazione poi deve essere rigorosa, nessun particolare può essere trascurato

Pochi chilometri dal traguardo, giunge un aiuto inaspettato

Ciò che invece non è pianificabile in maniera assoluta è l’alimentazione sottolinea Mauro Abbate – Avevo il mio fornellino da campo, le mie scorte di viveri e ogni tanto facevo un po di spesa. Mi cibavo essenzialmente di avena, noci, mandorle, frutta secca e, ogni sera, pasta. La vera scoperta è stato il burro di arachidi, un vero e proprio carburante per l’apporto di proteine e grassi. Ma in alcuni momenti non avevo la possibilità di rifornirmi. Soprattutto in Lapponia dove i villaggi sono distanti decine di chilometri. Un giorno ne avevo già fatti trenta e il cibo scarseggiava. Per fortuna sulla mia strada ho incrociato una persona che mi ospitato in casa e rifocillato. Mi mancavano solo due giorni a Capo Nord ma senza di lei raggiungere il traguardo sarebbe stato molto più arduo. Non è stato comunque il momento peggiore”

Tanti momenti critici, la tecnica di visualizzazione per superarli

“Nel tratto a nuoto – rammenta il primatista sardo – le temperature, sia dell’aria che dell’acqua, erano più fredde del previsto. Veramente arduo affrontare i dieci chilometri giornalieri che avevo programmato. Non solo, branchi di meduse mi hanno accompagnato per chilometri. Oltretutto la corrente mi sballottava e mi impediva di mantenere una bracciata regolare tra le scogliere a picco e il calzare, bucatosi, faceva entrare più acqua del dovuto. Ho risposto al panico con la tecnica della visualizzazione. Immaginavo il momento in cui avrei toccato il ferro di Capo Nord e subito sentivo l’adrenalina scorrere in me. Riuscivo a nuotare sempre più forte per tenermi caldo e a tenere gli occhi sbarrati per fare lo slalom tra le meduse”

Fino a 200 metri sotto livello del mare

A poco più di sette chilometri dalla metaripercorre con i ricordi Mauro Abbateho affrontato una galleria che scendeva fino a 200 metri sotto il livello del mare. Ad una discesa di tre chilometri al buio in una galleria enorme, seguiva una salita ripidissima. Nel punto più basso mancava completamente l’ossigeno, le ventole della galleria erano oltretutto ferme. Boccheggiavo ma alla fine sono riuscito ad arrivare in fondo alla galleria. Non nascondo che ne sono rimasto un po traumatizzato anche perché si trattava dell’ultimo sforzo. Oggi, ogni volta che affronto una galleria, qualcosa si riaccende in me

Mauro Abbate coach, per insegnare a credere nell’obiettivo

Oggi trasmetto la mia esperienza di atleta estremo a tutti coloro che si pongono un obiettivo importante – conclude Mauro Abbate- Tutti hanno obiettivi da raggiungere, non necessariamente estremi come il mio. Ma il modo di affrontarli è lo stesso. Imporsi una data, lavorare sodo, credere nel raggiungimento dell’obiettivo. E poi tutta una serie di fattori che permettono di raggiungerlo, tra questi il confronto con i tuoi alleati che ti aiutano e ti sostengono per il raggiungimento dell’obiettivo. Nel mio caso sono stati il team, gli sponsor ed il mio amico Lorenzo. Per questo faccio oggi il coach professionista e lo speaker motivazionale. Ma una nuova impresa è già nell’aria


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1 thought on “Mauro Abbate e il suo sogno realizzato, il triathlon più lungo al mondo

  1. …..il triathlon prevede delle regole come tutte le discipline. Una tra queste, la piu’ inderogabile si chiama ” SENZA SOLUZIONE DI CONTINUITA’ “………..pertanto se uno si ferma a fare qualsiasi cosa, men che meno rifocillarsi, scaldarsi, riposarsi etc etc……diventa tutto tranne che triathlon. A questa stregua, anche coloro che si allenano con continuita’ da 20 anni hanno fatto il triathlon piu’ lungo del mondo. Ma per favore non fatevi …………

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