Gilles Villeneuve, una vita indemoniata alla ricerca della velocità

Un viaggio tra sogni, sentimenti ed emozioni. Rivissute sul palco di un teatro e riproposte nelle pagine di un romanzo. Alla ricerca di ciò che spinge un uomo a sfidare i propri limiti e cercare di superali a costo di tutto, anche della propria vita. Alla ricerca di quel demone, mai domo, al quale tutti i piloti donano la propria anima per l’ebrezza di essere i più veloci. Di seguito, l’intervista a Riccardo De Benedetti, autore del monologo teatrale e dell’omonimo libro “Gilles, il demone della velocità”, edito da Caosfera.

Gilles Villeneuve, febbre coinvolgente

Con la nostra compagnia Scena 46 – racconta Riccardo De Benedetti, drammaturgo teatrale e autore di “Gilles e il demone della velocità” – volevamo rappresentare uno spettacolo dedicato al mondo delle corse. E chi meglio di Gilles Villeneuve per dare vita al progetto? Lui, meglio di tanti altri piloti, si avvicinava alla figura dell’artista. Gilles Villeneuve correva per il puro piacere di correre, sempre più veloce. In una perenne sfida con se stesso, oltre i suoi limiti. La vittoria era qualcosa che arrivava dopo, se arrivava. Alla perfezione e al misticismo, a volte ostentato, di Ayrton Senna, lui contrapponeva una febbre coinvolgente. Le persone lo amavano per questo, accorrevano per vederlo correre non per vederlo vincere”

Il monologo teatrale

Gilles Villeneuve, detto l’Aviatore. “Gilles è stato tra i piloti più spericolati e spettacolari della storia dell’automobilismo – sottolinea Riccardo De Benedetti – Dall’avvento di Niki Lauda alla morte di Ayrton Senna, è stato il cuore pulsante di quel periodo. E poiché ha avuto una grande compagna di vita, sua moglie Joanna, ho pensato di scrivere un testo dove fosse proprio lei a raccontare Gilles. E’ nata così l’ idea del monologo teatrale, scritto dopo essermi documentato anche sulla sua vita privata che ho scoperto essere non meno spericolata di quella pubblica. Una rivisitazione moderna del mito di Faust, nella quale Gilles Villeneuve incarna perfettamente il ruolo di pilota vittima di un demone. Il demone della velocità, per la fattispecie, al quale vende l’anima e al quale darà tutto pur di essere il più veloce di tutti”

Joanna e Gilles, due facce della stessa medaglia

Accanto a lui, in questo percorso che lo conduce ad una fine ineluttabile, la moglie Joanna. “E’ lei che apre il monologo – descrive Riccardo De Benedetti – Racconta il giorno in cui ha conosciuto Gilles, ne ripercorre le imprese in pista. E rivive la loro vita insieme. Fino a quando sarà suo figlio Jacques a prenderne il posto in pista e realizzare il sogno incompiuto del padre” Joanna, l’altra metà di Gilles. Sono partita da Joanna racconta Cinzia Brogliato, l’attrice che ha interpretato Joanna – per arrivare a Gilles che risponde alle sue domande. Uno spaccato nell’umanità di Joanna e del loro rapporto per capire cosa abbia voluto dire stare a fianco di uomo fuori dagli schemi come Gilles Villeneuve. Cosa sarebbe stato se non ci fosse stata Joanna? Ho scoperto, e con me il pubblico, due facce della stessa medaglia

Dal dramma teatrale al libro

Gilles e il demone della velocità”, dal palco al libro il passo è breve. Quando mi hanno proposto di riproporre lo spettacolo in un libro – commenta Riccardo De Benedetti – mi sentivo talmente in sintonia con il personaggio di Gilles Villeneuve che ogni momento raccontato è uscito spontaneo e lo stile pareva già indirizzato. Ma mentre un drammaturgo scrive per gli attori che a loro volta restituiscono le parole al pubblico attraverso il linguaggio del corpo e della voce, un romanziere scrive per un lettore. Ho quindi voluto realizzare una storia romanzata, sempre a cavallo tra fantasia e realtà. Non un libro sportivo ma letteratura applicata al personaggio.

Gilles e la musica, le note volano in alto al posto suo

Nel libro, per esempio, ho aggiunto l’episodio nel quale Gilles sfida con la sua Ferrari un cacciabombardiere in un aeroporto militare. E poi il suo rapporto con la musica, suona tromba e pianoforte. Su incoraggiamento del padre, accordatore di pianoforti. Suonare non gli basta, vuole volare in alto al posto delle note. O ancora lo sciopero dei piloti a Kyalami nel 1982 contro la federazione automobilistica. E altri ancora…”

Gilles come Faust

Nel prologo del romanzo, narrato in terza persona, Joanna è appena arrivata all’ospedale di Leuven dove Gilles si trova in coma irreversibile dopo l’incidente di Zolder. È tenuto in vita da una macchina, i medici le dicono che non c’è più niente da fare. Le viene consegnato un documento, se lo firmerà l’anima di Gilles sarà libera. Ma per liberare l’anima di suo marito deve invocare il demone della velocità, la creatura infernale alla quale Gilles Villeneuve e tutti i piloti hanno promesso l’anima per inseguire il sogno di essere i più veloci al mondo. Come nel Faust di Goethe, il demone vuole riscuotere il debito. Patrick Depallier, Ronnie Peterson, Clay Regazzoni avevano pagato i loro desiderio di velocità con la vita o la perdita di qualcosa

Gilles e il demone, legame inscindibile

La lotta ha inizio. “Joanna cerca di convincere il demone a non riprendersi l’anima di Gilles ma restituirla al vento- prosegue nel racconto Riccardo De Benedetti – Gilles è l’ Aviatore, deve volare in alto in qualche modo. In tutto questo, l’anima di Gilles entra nel corpo di Joanna e Joanna indossa la sua tuta sporca di sangue, dopo l’incidente. Mette il suo casco e parla con la voce di Gilles che le racconta il suo rapporto con il demone della velocità. Del quale è preda sin da bambino quando, seduto sulle ginocchia del padre, lo sprona a guidare sempre più veloce. E’ l’inizio di un legame che non lo abbandonerà mai. Tra motoslitte, macchine, motoscafi ed elicotteri continua a combattere contro il suo demone, dovunque. Come quando, in autostrada verso Maranello, si cronometra con Didier Pironi per vedere chi va più forte. O con l’elicottero atterra in un mercato

Un fanciullo geniale

Sempre più in uno stato ipnotico, Joanna, con la voce di Gilles, ne racconta le sue imprese più memorabili. A cominciare da Zandvoort 1979. In quel campionato il compagno di squadra Jody Scheckter accumula punti su punti come una formichina. Ma il vero protagonista di quella stagione è Gilles. In quella gara avrebbe vinto a mani basse e lui non si ferma. Neanche per lo scoppio di un pneumatico della sua Ferrari dopo il contatto con la Williams di Alan Jones La cosa più bambinesca che fa è trascinarsi dietro quella ruota per un intero giro. Poi Montreal 1981, la sua consacrazione, con quel 54° giro nel quale corre con l’alettone anteriore, piegato all’insù, che gli copre la visuale. Conclude la gara al terzo posto, sotto la pioggia battente, dopo tre giri senza l’alettone ormai staccatosi. Ma lì è una cosa diversa, c’è il fanciullo geniale

Da Imola a Zolder, verso l’epilogo

Infine Imola 1982, quel giorno Didier Pironi vince perché il demone si vendica del fatto che Gilles, nel GP di Monza 1979, aveva messo da parte la combattività per far vincere il mondiale al compagno di scuderia Jody Scheckter. E il “Drake” Enzo Ferrari aveva chiuso il demone nella galleria del vento. Gilles si sente tradito. A Zolder, due settimane dopo, durante le prove gira come un forsennato. Lo scontro con Joachen Mass è inevitabile, violentissimo. Per ironia della sorte fu proprio Joachen Mass nel 1977 a evitare con la sua testimonianza che Gilles venisse arrestato dalla polizia giapponese per la morte dei due fotografi a seguito dell’incidente con Ronnie Peterson. Ma ora Joanna capisce e il demone lascia andare l’anima, la restituisce al vento. Gilles. l’Aviatore, può finalmente volare in alto

Il demone non è domo, ancora per poco

Joanna ritorna in sé, sono passati alcuni anni. Ci sono sempre piloti che hanno un demone che li induce ad andare più forte. Tra questi il figlio Jacques che corre per inseguire i sogni che furono di suo padre. Il demone continua ad esserci. Jacques Villeneuve. però realizza il sogno incompiuto di papà Gilles che voleva diventare campione del mondo, alla sua maniera. E alla sua maniera Jacques porta a termine quel sogno. Batte Michael Schumacher, cosa non da poco. Ha sconfitto il demone, ha restituito a papà Gilles quel titolo sfiorato. Paradossalmente si ferma. Non insegue altre vittorie, non vince neanche più un GP.

Ognuno di noi ha il proprio demone

A differenza di piloti come Michael Schumacher, Lewis Hamilton e Sebastian Vettel, Jacques Villeneuve dopo la vittoria si sente realizzato. Ma il demone della velocità alberga nel mondo delle corse e continua a intrappolarne i suoi protagonisti. Oggi vedo gli stessi occhi indemoniati in Max Verstappen, così come in passato li ho visti in Marco Simoncelli, Randy Mamola e Barry Sheene. Ma in realtà – conclude Riccardo De Benedetti – ognuno di noi ha il proprio demone




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