Impianti sportivi a Milano: il Centro XXV Aprile cade a pezzi, la nostra intervista al presidente Fidal Lombardia Giovanni Mauri VIDEO

L’impiantistica sportiva a Milano, croce e delizia di chi deve fare ma, purtroppo, ha sempre il freno a mano tirato. L’ultima esperienza negativa quella del Centro XXV Aprile, che nella giornata di mercoledì 26 febbraio, caratterizzata da un forte vento ma non eccezionale, ha perso pericolosamente dei pezzi (CLICCA QUI PER RILEGGERE L’ACCADUTO). Ne abbiamo parlato con Giovanni Mauri, presidente Fidal Lombardia: “Il Centro XXV aprile è un impianto di importanza vitale per l’atletica leggera – afferma – qui si allenano grandi atleti come Eleonora Giorgi, terza ai mondiali di Doha quest’anno, o ancora Francesco Panetta e l’olimpico Alberto Cova. È una fabbrica di atleti e uomini, per me una pista atletica vale come una biblioteca e una scuola per importanza sociale”.

Centro XXV Aprile, storia di un impianto nato male

Quella del Centro XXV Aprile è una storia nata tormentata: “I lavori sono iniziati nel 2011 e, senza voler fare polemica, non sono stati fatti bene – l’ammissione di Giovanni Mauri – invito le istituzioni, quando si placherà l’emergenza coronavirus, a sistemare tutti i problemi strutturali dell’impianto. Un progetto seguito da Milanosport con un progettista di Coni Servizi che, nonostante il grande lavoro,  ha commesso molti errori. Confidiamo nella messa a punto presto della struttura per renderla disponibile alla città”.

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L’intervista integrale a Giovanni Mauri, presidente Fidal Lombardia

Milano e l’atletica, l’esercito dei 20mila

Anche perché a Milano c’è un mondo che ruota attorno all’atletica: “Sono 20mila i tesserati tramite il comitato provinciale Milano guidato da Paolo Galimberti. A questi vanno aggiunte le decine di migliaia atleti e atlete che corrono e hanno nei parchi cittadini il loro naturale collocamento. È di vitale importanza tornare in possesso della struttura, un fiore all’occhiello della città. Ma sono sicuro che il Sindaco Sala e l’assessore Guaineri, superata l’emergenza coronavirus, sapranno dare le risposte che la città merita”. Un aiuto economico? “No, nient’affatto, vogliamo solo che vengano sistemate le difformità connesse a quest’impianto. E che ci sia la messa in sicurezza di tutto, che non sia una semplice folata di vento a far uscire dei pannelli dalla loro sede”. 

Madrid, Parigi e Milano, paragoni senza scampo

Giovanni Mauri prosegue: “A Madrid e dintorni ci sono 42 impianti di atletica leggera e uno stadio da 10mila posti. A Parigi due impianti indoor e varie piste. L’auspicio è che Milano, una grande metropoli, sappia avere un’impiantistica adeguata al valore alla città che è e alla gente che la vive”. Certo è che, perso il Golden Gala, non sembra esserci molto all’orizzonte: “Gli standard della federazione mondiale sono molto complicati – prosegue ancora il presidente della Fidal Lombardia – diciamo che entro fine aprile l’Arena avrà una bellissima pista. E prossimamente ospiterà anche dei meeting. Peccato per il Golden Gala, ma pensate che solo per creare una tribuna stampa adeguata bisognava spendere circa 500mila euro. Le risorse sono importanti, è giusto non disperderle”. 

Nessun sogno, ma solide realtà

Il sogno ad occhi aperti del presidente? “Non vogliamo sognare, vogliamo stare coi piedi per terraha concluso Giovanni Mauriviviamo un momento di tante emergenze sociali, ma bisogna cercare di valorizzare quanto abbiamo. Va bene l’Arena, ma ci sono anche altre situazioni in parte migliorabili. Mi riferisco al centro Carraro in zona Gratosoglio, chiuso per una causa legale da oltre un anno. Ma anche al centro sportivo Saini, struttura molto vecchia, dove ora è stata rifatta la pista. E a tutti gli altri impianti milanesi: una spinta serve, non ci interessa sognare ma vogliamo concretezza”.

News Reporter
Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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