L’attimo vincente, Davide Grassi racconta le leggende dello sport

Cinquantaquattro ritratti di altrettanti protagonisti dello sport. Alcuni notissimi, altri un po’ meno. Favole ed emozioni che solo lo sport può regalare. Ma anche vicende sportive ed umane che si intrecciano con i percorsi della Storia, talvolta drammatici. Storie di uomini, prima ancora che atleti, con i loro sogni, le loro ambizioni ma anche con le loro paure, le loro incertezze, le loro fragilità. Uomini diventati leggenda, anche quando le vittorie non sono arrivate. Perché hanno saputo emozionare al di là del fatto che siano durate pochi attimi, una stagione o una intera carriera. Nonostante, e a volte proprio per questo, il destino. Emozioni da rivivere nel libro “L’attimo vincente”, scritto dal giornalista Davide Grassi ed edito da Edizioni della Sera. Di seguito, alcuni dei ritratti commentati dall’autore.

Dorando Pietri, una vicenda che emoziona ancora

Londra 1908, mancano solo poche centinaia di metri alla conclusione della massacrante maratona olimpica. “Quando entra nello stadio – racconta Davide Grassi – Dorando Pietri vede il traguardo come un miraggio”. Ha esaurito le energie, barcolla, cade, si rialza. L’americano Johnny Hayes è dietro di lui. Sul rettilineo finale finisce a terra, un medico gli bagna il volto con le mani. Ma cade ancora. “È un momento drammatico. Il traguardo di una vita è a portata di mano. Ma proprio ora che è così vicino sta per sfuggire all’ultimo momento. Non c’è più tempo per recuperare” Fa un ultimo sforzo, lo aiutano. Vince la medaglia d’oro ma viene squalificato per l’aiuto ricevuto e considerato irregolare. “Dorando Pietri ha perso, ma la sua impresa, il suo dramma finale ha colpito l’immaginario collettivo. Tanto che oggi tutti si ricordano di lui, nessuno del vincitore. Quello che conta non è vincere, ma emozionare

Costante Girardengo, primo campionissimo del ciclismo italiano

Costante Girardengo, il primo “Campionissimo” della storia del ciclismo italiano. Nove volte Campione d’Italia, sei volte trionfatore della Milano-Sanremo. “Una di queste vinta con una fuga record di 180 chilometri”, sottolinea Davide Grassi. Si aggiudica tre volte il Giro di Lombardia e il Giro del Piemonte. Trionfa due volte nel Giro d’Italia. Con sé, durante le corse, porta borracce “ripiene di un quarto di caffè, per stare svegli, un quarto di cognac per tirarsi su, un quarto di zucchero per darsi energia e un quarto di acqua per dissetarsi” Quando però non ce la fa, abbandona in modo plateale. “Come al Giro d’Italia del 1921. Il mal di schiena e il polso rotto per una caduta lo costringono a interrompere la corsa. Sulla polvere della strada disegna una croce e si ferma, perché davanti alla croce non si scherza

Arpad Weisz, maestro del calcio europeo

Arpad Weisz, la prima targa commemorativa a suo nome solo nel 2009. “Di lui si sono dimenticati per sessant’anni, ucciso due volte. Dal campo di concentramento di Auschwitz prima, dall’oblio del mondo del calcio poi. Eppure, dopo una buona carriera da giocatore interrotta da un infortunio, era diventato uno degli allenatori più vincenti del calcio italiano” Tre scudetti, uno con l’Ambrosiana Inter nella stagione 1929-30 a soli 34 anni, gli altri con il Bologna nella seconda metà degli anni ’30. “Scopre e fa esordire in prima squadra Giuseppe Meazza. Scrive anche un manuale sul gioco del calcio, la prefazione del libro è di Vittorio Pozzo Tutto cambia nel 1938, abbandona l’Italia. Allena una piccola squadra, il Dordrecht, che porta al risultato migliore della sua storia. Morirà ad Auschwitz il 31 gennaio 1944. Poi il silenzio. “La gratitudine, quando arriva, – commenta Davide Grassi – ha tempi lunghi anche nel calcio

Ferdinando Valletti, una vita arrivata ai supplementari grazie al calcio

Marzo 1944, le principali fabbriche milanesi scioperano contro la guerra, la militarizzazione delle fabbriche, le deportazioni. “All’ Alfa Romeo lavora Ferdinando Valletti, calciatore che ha giocato come mediano nel Verona, nel Seregno e, soprattutto, come difensore nel Milan per due stagioni. L’adesione allo sciopero, gli costa la deportazione a Gusen II” E’ obbligato a scavare gallerie per nascondere alcune fabbriche belliche tedesche. “Un giorno un kapò entra nella baracca, cerca qualcuno che sostituisca un giocatore della squadra di calcio delle SS. Valletti si fa avanti. Alleggerito dal lavoro più massacrante viene spostato in cucina a fare lo squattero” L’occasione per trafugare cibo, per sé e i compagni di baracca. Quando il 5 maggio 1945 il campo viene liberato, nella sua baracca sono ancora vivi in cinque” Morirà a Milano nel 2007. “La sua vita presa a calci è arrivata fino ai supplementari nel nuovo Millennio. Grazie al calcio

Tazio Nuvolari, sfide al limite dell’impossibile

Tazio Nuvolari si spingeva dove gli altri non osavano – ricorda Davide Grassi Spericolato in pista, correva con appesa al collo una catena di trasmissione di quattro chili da utilizzare in caso di necessità” Con una passione sfrenata per le sfide. “Nel 1925 partecipa al Gran Premio motociclistico di Monza completamente fasciato dalla testa ai piedi per via di un grave incidente. Incredibilmente, è primo al traguardo. Nel 1930, si aggiudica la Mille Miglia davanti all’amico-rivale Achille Varzi dopo aver corso per un lungo tratto a fari spenti nella notte. Un’altra volta sale in auto con una gamba ingessata. Le sue imprese sono sempre al limite dell’impossibile” Dopo la guerra vince ma non è lo stesso. Colpito da vicissitudini familiari e non solo.”E’ indomito. Ma corre con rabbia e disperazione, sembra quasi voler sfidare la morte” Si spegne l’11 agosto 1953.

Pierino la Peste, a due passi dall’Olimpo

“Pierino la peste” era un attaccante completo, capace di segnare in tutti i modi. Ha vinto tutto. E ha sfiorato la vittoria mondiale contro il Brasile di Pelé. “Sono arrivato al Milan che avevo poco più di 12 anni – spiega nel libro Piero Prati, indimenticato campione rossonero – Ho fatto tutta la trafila fino alla squadra maggiore, professionista a 18 anni. Devo ringraziare gli allenatori che mi hanno seguito nella crescita. A cominciare da Nils Liedholm, un vero maestro di calcio, che nel settore giovanile mi ha insegnato molto. Poi Nereo Rocco, l’allenatore della prima squadra. Mi aiutò a crescere come uomo. Immagini indelebili, nella testa e nel cuore” Piero Prati fa un viaggio a ritroso nei ricordi “I momenti belli furono molti, ma la finale di Coppa dei Campioni con l’Ajax di Johann Crujff forse li supera tutti. Vincemmo 4-1, feci 3 gol”

Gigi Meroni, artista del pallone

Gigi Meroni approda al Torino giovanissimo per una cifra record. Incanta per le sue prodezze. E stupisce per il suo stile di vita anticonformista “Vive in un attico dove si dedica alla pittura, disegna gli abiti che indossa, porta i capelli lunghi e ascolta il rock di Beatles e Rolling Stones. Gira per la città con una gallina al guinzaglio. E convive con una donna, senza essere sposato” 15 ottobre 1967, all’uscita dello stadio dopo la vittoriosa partita di campionato, viene investito da un’auto. Alla guida si trova Attilio Romero, futuro presidente del Torino. Ironia della sorte è suo grande tifoso. La domenica successiva si gioca il derby. Nel poker rifilato dalla squadra granata alla Juventus, l’ultimo gol lo segna Antonio Carelli. Sceso in campo con la maglia numero 7. Quella di Gigi Meroni, “il calciatore artista che dipingeva quadri e dribbling

L’acquario dell’ “Angelo biondo”

Ronnie Peterson ama il rombo della sua Lotus di Formula 1– ricorda Davide Grassi – ma trascorre ore a guardare i pesci del suo acquario. In quel mondo, così silenzioso e ovattato, ritrova se stesso” E’ uno dei piloti più veloci del circuito della Formula Uno ma è costretto a guidare macchine poco competitive. Come quella domenica 10 settembre 1978, GP d’Italia.Colin Chapman, patron della Lotus, quel giorno gli affida un’auto vecchia. Ha paura che Ronnie Peterson possa infastidire Mario Andretti, vicino al titolo di campione del mondo” Pochi metri dopo la partenza, le macchine sono coinvolte in un pauroso groviglio. La Lotus di Ronnie Peterson prende fuoco. Non sopravviverà all’intervento chirurgico al quale viene sottoposto. “Quando inizia la tempesta qualcuno sprofonda. Forse per questo a Ronnie piaceva osservare il suo acquario. Calmo, tranquillo, rassicurante, prevedibile. Come non sono mai le corse. Come non è mai la vita”

Leonardo David, campione per un giorno

Leonardo David è qualcosa di più di una promessa. Ha vinto una Coppa Europa e il mese prima ha battuto Ingemar Stenmark nello slalom di Oslo di Coppa del Mondo ’79. I tecnici lo considerano “l’erede predestinato di Gustav Thoeni3 marzo 1979, “A Lake Placid, si presenta con il pettorale numero 19 e un grande futuro davanti. Si butta giù dalla discesa, a capofitto. Perde il controllo dello sci destro. Cade e batte la testa. Si rialza, arriva al traguardo. E crolla tra le braccia di Piero Gros” Entra in coma, non ne uscirà mai più. L’operazione di luglio, a Innsbruck, accerta che soffre di un ematoma, frutto della lesione causata da una precedente caduta a Cortina d’Ampezzo. Si sarebbe dovuto fermarlo prima” 26 febbraio 1985, la scomparsa. “Sarebbe stato il trait d’union tra Gustav Thoeni e Alberto Tomba, è stato campione per un giorno

Digione 1979, un duello ai limiti dell’incredibile

GP di Francia, 1 luglio 1979. Gilles Villeneuve parte in seconda fila a fianco di Nelson Piquet. Davanti a loro le due Renault di Jean Pierre Jabouille e René Arnoux. Il pilota canadese parte velocissimo e si porta subito in testa, tallonato dalla Renault di Jabouille che, dopo una lunga rincorsa, riesce nel sorpasso. Renè Arnoux si fa sotto per il secondo posto “Sta per iniziare il più entusiasmante duello mai avvenuto tra due monoposto di Formula 1A tre giri dalla fine, il sorpasso del francese.“Sembra tutto finito, ma è solo l’inizio. Il duello ricomincia, al limite dell’incredibile, tra frenate improvvise, gomme che fumano, sterzate e controsterzate, contatti ripetuti tra le due macchine. All’ingresso della curva parabolica Gilles passa là dove nessun pilota al mondo avrebbe tentato. E Enzo Ferrari ritorna con la memoria a Tazio Nuvolari, l’eroe spericolato di un automobilismo che sembrava ormai scomparso per sempre

Pietro Mennea, venti centimetri per entrare nella leggenda

Un fisico secco, sobrio, essenziale. E una volontà, determinazione e spirito di sacrificio fuori dal comune” Così Davide Grassi ricorda Pietro Mennea, la “Freccia del Sud” Alle Universiadi di Città del Messico ’79 Pietro Mennea compie l’impresa che lo immortala. Là dove, undici anni prima, Tommie Smith e John Carlos sono stati “protagonisti della più famosa protesta nella storia delle Olimpiadi12 settembre 1979, finale dei 200 metri. “Parte a una velocità impressionante, la sua progressione fa il vuoto. Al traguardo segna 19’’72, nuovo record mondiale dei 200 metri. Un capolavoro destinato a restare nella storia” Solo nel 1996 Michael Johnson farà meglio. “Si ritira – è l’amara considerazione di Davide Grassi – quando si accorge che l’atletica è contaminata dal doping. Non l’accetta, ha dedicato anni per migliorare il record del mondo di 11 centesimi e 20 centimetri. Con impegno e dedizione” Ed entrare nella leggenda.

Marco Pantani, una bandana per spiccare il volo

14 febbraio 2004, Marco Pantani giace senza vita sul letto della camera di un residence. L’epilogo del campione che avevano paragonato a Fausto Coppi. “Era caduto tante volte, si era sempre ripreso. Madonna di Campiglio cambiò tutto. Un controllo a sorpresa e finì in mille pezzi, come un vaso di cristallo troppo fragile. Cercò invano di difendersi, subì il linciaggio mediatico di chi, fino a poche ore prima, lo esaltava. Per abbandonarlo subito dopo, con disinvoltura. La carriera di Marco Pantani finì quel giorno” Il mistero avvolge la sua morte. “Si parlò di complotto della camorra per bloccarlo a un passo della vittoria e speculare sulle scommesse” Rimangono i ricordi.Era l’eroe di un ciclismo d’altri tempi – afferma Davide Grassi – Indimenticabile quando lanciava la bandana a terra prima di alzarsi sui pedali e spiccare il volo. Verso il sole, giallo come la sua maglia, come la sua morte

Leicester City, anche i piccoli possono sognare

La favola calcistica del Leicester City porta il nome di un allenatore italiano, Claudio Ranieri. Con un passato in Premier League con il Chelsea “che gli era valso il soprannome di Tinkerman”, Claudio Ranieri approda, nella stagione calcistica 2015-6, al Leicester City. E’ un club minore, il tecnico punta a una salvezza tranquilla. Ma la squadra, partita dopo partita, conquista la vetta della classifica. “Tutti sorpresi – scrive Davide Grassi – Convinti che sarebbe bastato aspettare per assistere all’inevitabile crollo. Ma il Leicester City, con una difesa solida e un attacco incisivo, continua a vincereJamie Vard è il suo alfiere, passato in pochi anni da operaio e giocatore di quinta divisione alla Premier League e alla Nazionale. “Una storia incredibile, da film”, il commento di Davide Grassi. 2 maggio 2016, il Leicester City è campione. Per tanti – sottolinea Davide Grassi -“la più grande impresa sportiva di sempre

Bebe Vio, l’attimo vincente che vale una vita

Ci sono momenti in cui ti passa davanti una vita, in cui rivedi le difficoltà, le sofferenze, i sacrifici. Momenti che durano un attimo e valgono tutto.Rio de Janeiro, Giochi Paralimpici 2016. Bebe Vio, nella finale di fioretto, affronta la cinese Zhou Jingjing. Ha iniziato a tirare di scherma giovanissima. Una passione inarrestabile, anche di fronte al dramma della meningite che l’ha privata di gambe e avambracci. “E’ la prima schermitrice con quattro protesi, il fioretto diventa un’arma da brandire contro la sfortuna” Miete vittorie, il 19 settembre 2015 si laurea campionessa mondiale di fioretto individuale. Ora è lì, sulla pedana, una nuova sfida da affrontare “Quando arriva la stoccata vincente, urla con tanta forza che, a confronto, perfino l’urlo di Marco Tardelli ai Mondiali 1982 sembra impallidire. In quei pochi secondi c’è tutto il significato dello sport, del sacrificio, di un attimo vincente che vale una vita

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