Maxime Mbanda: “Volontario contro il Coronavirus, non sono un eroe”

Dal mondo del rugby arriva una bella storia legata all’emergenza Coronavirus. Maxime Mbanda, flanker delle Zebre e della nazionale italiana, ha scelto di giocare in prima linea per aiutare le persone in difficoltà. Sta infatti facendo il volontario, già da prima che il campionato venisse definitivamente sospeso. Un grande gesto da vero rugbista, che ha raccontato in un’intervista a Il Giorno.

L’intervista a Maxime Mbanda

“Ero a Roma, stavamo preparando la partita contro l’Inghilterra quando, a causa dell’emergenza, ci hanno rimandati a casa. Mi sono chiesto: “Come posso aiutare la comunità pur senza avere competenze sanitarie? Facendo ricerche ho trovato l’annuncio della Croce Gialla a Parma. Dovevo occuparmi di portare medicine e cibo agli anziani. Dopo il primo giorno mi hanno chiesto se volessi trasferire pazienti positivi al Coronavirus da un ospedale all’altro per facilitare il lavoro di medici e accompagnarli a casa, una volta guariti”.

Il Coronavirus

“Impossibile dire di non avere paura di un nemico invisibile. Ogni volta che trasportiamo un paziente abbiamo i brividi alla schiena, ma questo non ci blocca. Il primo che ho trasportato era un paziente guarito, i suoi racconti però mi hanno fatto venire i brividi: dopo tre ore che era arrivato in ospedale il suo compagno di stanza è morto e nella prima notte altre due donne se ne sono andate, vicino a lui. Dobbiamo farci forza e fidarci degli operatori sanitari. Non mi sento un eroe, faccio questo anche per questione di principio. Un domani, quando anch’io sarò in difficoltà, mi aspetto che qualche giovane agisca come sto facendo io. Il mio lavoro è nulla rispetto a quello che fanno medici e infermieri”.

Volontariato e rugby

“Nel rugby si corre in avanti ma si passa la palla indietro. Ci fa capire che nelle difficoltà possiamo andare avanti facendo qualche centimetro indietro, ma arrivando alla meta. Nella vita e nello sport bisogna tirarsi su le maniche, per tornare più forti. Oggi basta stare a casa”.

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