Milan: i dubbi di Leao
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Croce e delizia, giovane ma discontinuo, con talento ma non un trascinatore. Si riflette anche su Rafael Leao, in casa Milan. Ben inteso: il giovane portoghese ha tutte le carte per diventare un punto fermo del Diavolo del futuro, ma ad oggi deve ancora crescere. C’è chi è pronto a scommettere che, nonostante l’addio di Boban, che lo aveva voluto fortemente, i rossoneri siano pronti a puntare su di lui, a patto che riesca a maturare, soprattutto in zona gol, visti le sole due reti realizzate in questa stagione.

Leao, croce e delizia di questo giovane Milan

Leao ha qualità molto importanti, che spaccano una partita e l’ha dimostrato però poche volte. È un istintivo che non legge le situazioni, dunque è assai difficile che possa fare il centravanti. Motivo per il quale, in caso di partenza di Ibrahimovic, bisognerà trovargli un’altra spalla in attacco. Di certo per il giovane portoghese la voglia di riscatto sarà ancora maggiore, alla luce anche della maxi multa ricevuta da 16,5 milioni di euro dalla Fifa, soldi da rendere allo Sporting Lisbona: Leao si liberò dal club lusitano unilateralmente nell’estate 2018 a seguito dell’aggressione subita dalla squadra da parte di ultrà che fecero irruzione nel centro sportivo.

Un futuro da protagonista?

Da lì passaggio al Lilla, club dal quale il Milan lo acquistò l’estate scorsa per 35 milioni di euro. Facendo diventare il giovane portoghese l’acquisto più caro della storia di Elliott padrone del Diavolo. Motivo per il quale il suo futuro, ad oggi, appare ancora tutto da scrivere. Non perché sia in dubbio, ma perché il giovane lusitano non è ancora entrato nelle grazie di nessuno. Né dei tifosi, che ancora non ne hanno ammirato le gesta fino in fondo. Né della società, che ovviamente da lui si aspetta molto, molto di più.

News Reporter
Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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