Milano Quanta, Luca Rigoni: “Sbagliato cancellare in toto la stagione”

Luca Rigoni, head coach e del Milano Quanta campione d’Italia, ha concesso una lunga intervista a Hockeyinlineitalia.it. Si è parlato dell’emergenza Coronavirus ma soprattutto di se e e quando si tornerà a giocare.

Luca Rigoni e il Coronavirus

“Sto semplicemente facendo quello che stanno facendo tutti coloro che lavoravano e che in questo momento sono disoccupati. Occupo il tempo come posso a casa e mi godo la famiglia come non ho mai potuto fare in questi anni visto che sono spesso stato in giro per lavoro. Sono cresciuto in un ambiente in cui il rispetto delle regole è fondamentale, quindi sto a casa e consiglio a tutti di farlo”.

Milano Quanta, il punto

“Mi sento spesso con i ragazzi, abbiamo fatto anche chiamate di gruppo per il piacere di sentirci. Consiglio sempre a tutti di continuare ad allenarsi, non solo per l’hockey giocato ma anche per la salute personale di ognuno. La striscia di record proveremo a mantenerla attiva, che sia fra poco o che sia il prossimo anno poco importa. Da questo punto di vista non cambia nulla. L’importante ora è la salute e rispettare le regole”.

La stagione

“Per me sarebbe sbagliatissimo cancellare in toto la stagione in questo momento. Ovvio che la priorità è la salute e sconfiggere il Coronavirus. Cancellare la stagione, avendo la possibilità di finirla, sarebbe darsi la zappa sui piedi da soli. Cancellare gli sforzi dei primi 6 mesi sarebbe una dura mazzata per atleti, staff, sponsor e quanti credono in questo sport e fanno sacrifici per andare avanti. Se si potrà finire, è bene che si finisca ed i concentramenti potrebbero essere molto utili. Sei partite in due settimane di regular season di serie A per esempio si possono fare, basterebbe poi accorciare i play off. Certo che se il virus non ce lo permetterà sarà inevitabile cancellare tutto. Realisticamente parlando sarà difficile finire i campionati ma bisogna sempre provarci. Sarà anche importante che le società si parlino e che ognuna metti da parte i suoi personali interessi, come chi può vincere o chi può retrocedere, ma sarà bene che le società pensino in via prioritaria al bene del movimento”.

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