Le emozioni della carriera nel racconto di Ivano Bordon (prima parte)
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Una carriera lunga quarant’anni. Iniziata giovanissimo, quando quindicenne arriva all’Inter con una valigia carica di sogni. Presto protagonista della storia nerazzurra, alla società meneghina lega alcuni dei momenti più esaltanti della società e della sua vita calcistica. Vi rimane per diciassette anni, poi conclude la carriera con Sampdoria e Brescia. Ma il legame con l’Inter non si spezza mai. Appese le scarpe al chiodo nei primi anni Novanta, percorre avanti e indietro la Milano-Torino per allenare i portieri di Inter e Juventus, con quest’ultima vince otto trofei in tredici anni. I Mondiali di Spagna ‘82, da giocatore, e Germania 2006, da preparatore, il coronamento di una carriera. Un pezzo di storia calcistica italiana, la carriera di Ivano Bordon. Tanti momenti esaltanti ma anche, come nella carriera di ogni sportivo, delusioni e sconfitte. Momenti affrontati sempre e comunque a testa bassa, con impegno,sacrificio e la capacità di comprendere le esigenze dei singoli nel gruppo, nelle squadre di club come in Nazionale. Forte dei solidi valori trasmessi dalla famiglia e della vicinanza, mai venuta meno, di Elena, la donna della sua vita. La magia di quei momenti è raccolta nel libro “In presa alta” edito da Caosfera. Ivano Bordon ce li ha raccontati nell’intervista che segue.

Ivano Bordon, dal campetto ad Appiano Gentile

Per chi è cresciuto tra i tornei parrocchiali e i terreni dietro casa pieni di macerie e senza un filo d’erba, Milano era un sogno. Figuriamoci fare un provino all’Inter. Ma il destino volle che Gianni Invernizzi, ex giocatore nerazzurro e talent scout della società meneghina, mi avesse notato in una delle partite della Rappresentativa Veneta. Ad Appiano Gentile avrei disputato il Campionato De Martino riservato alle formazioni di serie A che vi schieravano i giocatori più promettenti del Settore Giovanile. Una avventura piena di incognite, per me che, ragazzino, non ero mai uscito dal Veneto. Per fortuna,gli amici mi convinsero. E mi trasferii a Milano. Era il 1966, l’inizio della mia avventura nel calcio che conta

Dalla Primavera alla Prima Squadra il passo è breve

Due anni dopo faccio ormai parte della squadra Primavera. La Grande Inter invece è nella fase conclusiva del suo ciclo fantastico” Ivanoe Fraizzoli, “un imprenditore milanese dai modi gentili e paterni” è il nuovo presidente. Ivano Bordon non passa inosservato, l’allenatore Alfredo Foni lo vuole in prima squadra “Con il suo staff viene spesso a vedere le partite della Primavera e chiede ripetutamente a Gianni Invernizzi di potermi fare esordire in serie A. Invernizzi, forse per proteggermi ancora, si oppone”. Il debutto due anni dopo,stagione 1970-1971. Sulla panchina dell’Inter siede Heriberto Herrera, l’anno prima ha vinto lo scudetto con la Juventus. “Il suo sorpasso sull’Inter all’ultima giornata fa ancora discutere”

Campionato e Coppa Campioni, esordi per il giovane Ivano Bordon

Ho vent’anni, davanti a me un portiere di esperienza come Lido Vieri. Non esiste ancora la figura del preparatore dei portieri, così mi affido totalmente a lui. Mi insegna mille segreti” Presto arriva l’esordio. “Al primo turno della Coppa delle Fiere incontriamo gli inglesi del Newcastle, vincitori due anni prima del trofeo. Nel corso di un parapiglia, Lido Vieri perde le staffe e l’arbitro lo espelle. Neanche il tempo di realizzare che quello è il mio esordio assoluto con la maglia nerazzurra che al sessantanovesimo minuto Wyn Davies mi trafigge con un colpo di testa che consegna la qualificazione al Newcastle” 8 novembre 1971, tocca ancora a Ivano. “Esordisco in campionato nel derby, nella porta del Milan c’è Fabio Cudicini. Non voglio sfigurare” Esce sconfitto ma a fine stagione l’Inter conquista il tricolore.

La partita della lattina

Negli ottavi di finale di Coppa Campioni, edizione 1971-72, l’Inter affronta il Borussia Mönchengladbach. “Si gioca ad nel caratteristico Bökelbergstadion con le tribune in legno e il pubblico a ridosso del terreno di gioco”. Al ventinovesimo minuto, l’episodio passato alla storia. Roberto Boninsegna, colpito da una lattina mentre si appresta ad effettuare una rimessa laterale, cade a terra, svenuto. “Per i tedeschi è vuota, per noi e i giornalisti italiani in tribuna,con i vestiti macchiati e sporcati dal lancio della bibita aperta, è piena” Nella baraonda “la lattina sparisce dal campo, Sandro Mazzola ne recupera una nel settore ospiti e corre dall’arbitro con il corpo del reato” Il gioco riprende, il Borussia travolge l’Inter 7-1 tra le polemiche per un rigore contestatissimo siglato da Klaus-Dieter Sieloff e l’espulsione di Mario Corso per le proteste. Ma la partita della lattina non finisce qui.

Il rigore di Sieloff, magica notte a Berlino

“Siamo stanchi ma felici, pensiamo di poter vincere la partita a tavolino. In realtà, il regolamento Uefa non prevede la vittoria per responsabilità oggettiva di un club” Il vicepresidente Peppino Prisco studia il caso, la partita si rigioca.“I tedeschi fanno diventare la doppia sfida la rivincita della semifinale mondiale giocata a Città del Messico pochi mesi prima” 3 novembre 1971, partita d’andata.“Milano risponde,San Siro è pieno. Non diamo loro scampo, 4-2 con una gara quasi perfetta” 31 novembre 1971, a Berlino in campo neutro, la sfida decisiva. “All’uscita dal sottopassaggio un boato accoglie il Borussia. Per noi solo fischi, urla, insulti” Quando l’arbitro Jack Taylor fischia al 16’ un calcio di rigore a favore del Borussia. Sieloff, ancora lui, è sul dischetto. “La sua rincorsa è lunghissima, parte dopo la lunetta dell’area di rigore. Finto verso destra, abbocca e calcia a sinistra. Con un balzo riesco ad agguantare il pallone. Nel secondo tempo salvo due volte su Wittkamp a due passi dalla porta. E a fine partita il mio pensiero va al mister che ha creduto in me, a rischio della carriera”

Coppa dei Campioni, finale a soli vent’anni

Ajax -Inter, 31 maggio 1972. A Rotterdam, si gioca la finale di Coppa dei Campioni. Gli olandesi giocano un calcio semplice e spettacolare, Johan Cruijff è il loro faro. L’anno prima hanno vinto il trofeo battendo a Wembley i greci del Panathinaikos ma “non importa,questi giocatori si troverebbero a occhi chiusi in qualsiasi campo del mondo”All’inizio del secondo tempo Oriali e Bordon pasticciano in difesa, Johan Cruijff ne approfitta indisturbato.”L’immagine del primo gol olandese è ciò che di quella finale rimane impresso nella memoria di tutti. A me rimane invece la grande emozione di aver disputato una finale a soli vent’anni e una stagione comunque straordinaria da mettere nel cassetto dei buoni ricordi”

Campionato Mondiale Militare, vittoria nel primo mondiale della carriera

Nelle stagioni successive, l’Inter si rinnova.“I campioni che hanno fatto grande l’Inter nelle stagioni precedenti progressivamente vanno via, la società punta su giovani del vivaio come Graziano Bini” Qualche soddisfazione Ivano Bordon però se la toglie “Gabriele Oriali ed io partiamo per il servizio militare, andiamo a formare una squadra fortissima della quale fanno parte anche Ciccio Graziani e Giuseppe Furino. Ci aggiudichiamo il Campionato Mondiale Militare ‘73, in Congo. Il primo della mia carriera”. E poi i derby della stagione 1973-74 .“Vinciamo addirittura 5-1 in casa rossonera” Meno fortunata la finale di Coppa Italia con il Milan, Il 3 luglio 1977. Beppe Chiappella, l’uomo del gran vocione, getta le basi per gli anni successivi. Peccato per quei due gol nella ripresa di Aldo Maldera e Giorgio Braglia con i quali, in un San Siro gremito, i cugini rossoneri si prendono la rivincita dello scudetto vinto in rimonta nel 1971. Nereo Rocco ha regalato al suo popolo l’ultimo trionfo della carriera”

L’incontro con Eugenio Bersellini, la conquista della Coppa Italia

L’arrivo sulla panchina dell’Inter di Eugenio Bersellini e l’esordio in Nazionale, il 25 gennaio 1978, nell’amichevole al Santiago Bernabeu con la Spagna sono due episodi fondamentali della mia carriera” L’inizio della stagione però è difficile.“Su Bersellini aleggia la diffidenza dei tifosi, viene dalla Samp retrocessa” Poi le cose cambiano.”Parla poco ma ha sempre le parole giuste per ogni situazione. La squadra recepisce, giovani compresi” Tra loro, Giuseppe Baresi proveniente dal vivaio. Per Ivano Bordon si aprono le porte della Nazionale e, a fine stagione, arriva la conquista della Coppa Italia.

La dedica a Renato Cipollini

Quella vittoria sul Napoli 2-1, in rimonta con gol di Graziano Bini al minuto ottantasette, è un momento di grande gioia nonostante non abbia giocato perché in ritiro con la Nazionale. Mi sento vicino a Eugenio Bersellini, al suo primo successo nerazzurro. E a Renato Cipollini, mio fedele secondo che non mi ha fatto mai mancare il suo apporto e i suoi consigli. Ricordo ancora la sua corsa dalla panchina fino alla mia porta, nel derby del 12 marzo 1978, per dirmi dove Egidio Calloni avrebbe tirato il rigore

Mondiali ’78, avventura straordinaria

Ivano Bordon è il terzo portiere della squadra Nazionale ai Campionati Mondiali in Argentina ’78 .“Quasi non ci credo e mi godo ogni attimo della settimana di ritiro precedente l’inizio della manifestazione.” Davanti a lui, Paolo Conti e, soprattutto, Dino Zoff. “ Non faccio nessuna presenza ma va bene lo stesso. Sono l’unico a rappresentare l’Inter è questo è un grande motivo di orgoglio. E poi nel gruppo ritrovo Mauro Bellugi, le partite ho il privilegio di viverle dalla tribuna con Giacinto Facchetti, capitano non giocatore e consigliere particolare di quel gruppo” Nonostante un ambiente difficile per le note vicende extra calcistiche, la squadra conquista il quarto posto.“La semifinale persa con l’Olanda è solo una pagina un po’ sbiadita di una avventura straordinaria e di un cammino incredibile. La vittoria sull’Argentina, nel girone di qualificazione, la ciliegina sulla torta

La notte di Anversa

Vento e acqua non sono certo cose gradite ad un portiere.“Ogni volta che vedo una gara con pioggia e vento mi viene subito in mente il Belgio. Nei quarti di finale di Coppa delle Coppe, il 21 marzo 1979, ci giochiamo ad Anversa la qualificazione con il KSK Beveren dopo che all’ andata le parate di Jean Marie Pfaff ci hanno costretto al pareggio. Nel primo tempo non corriamo grossi pericoli ma nella ripresa vento e precipitazioni complicano tutto” Gli ultimi cinque minuti sono fatali. “Bersellini manda in campo Odoacre Chierico al posto di Gabriele Oriali per spezzare il ritmo degli avversari. Odoacre entra in campo con le scarpe slacciate, l’arbitro lo invita a uscire ma poi ritarda le operazioni di rientro in campo. E sulla fascia sinistra, dove avrebbe dovuto esserci Odoacre, parte l’azione che porta Bob Stevens nell’area piccola, ormai senza più erba e intrisa di fango e acqua. Mi anticipa, in quel momento finisce la nostra avventura europea”

Borussia Moenchengladbach, otto anni dopo

Otto anni dopo la sfida di Berlino, l’Inter ritrova il Borussia Mönchengladbach nel secondo turno di Coppa UefaGabriele Oriali ed io siamo gli unici superstiti della squadra di otto anni prima” La partita d’andata si gioca a Milano “Sprechiamo molte palle gol e ci accontentiamo di un pareggio in rimonta con gol di Alessandro Altobelli” Il 7 novembre 1979, il ritorno.”Nello stesso stadio, un po ammodernato. Altobelli ci porta subito in vantaggio, il match sembra in discesa ma al trentasettesimo Nickel mi sorprende con uno strano tiro da trenta metri che si infila sotto la traversa. Inizia un’altra partita, ai supplementari sempre Altobelli ci riporta in vantaggio. Finita? Ma và, Norbert Ringels e un rigore siglato da Harald Nickel, portano il Borussia al terzo turno e vendicano l’eliminazione di otto anni prima

Un roboante derby d’Italia e il record di imbattibilità

La rabbia per l’eliminazione esplode tre giorni dopo, la vittima è la Juventus. “Siamo agguerriti , a Torino rifiliamo alla Juventus un roboante 4-0 con tripletta di Alessandro Altobelli e guizzo di Carlo Muraro. Siamo ormai lanciati verso il dodicesimo tricolore. Un rocambolesco 2-2 agguantato da Roberto Mozzini a due minuti dal fischio finale in un San Siro pieno all’inverosimile ci regala, il 27 aprile, la gioia più grande della stagione. Io festeggio due volte, con 686 minuti di imbattibilità batto il precedente record di Lido Vieri della stagione 1970-71 di un solo minuto, e sempre per un minuto, sono dietro al grande Fabio Cudicini”

Fine prima parte

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