Le emozioni della carriera nei ricordi di Ivano Bordon (terza parte)
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Terzo capitolo dell’intervista a Ivano Bordon. Dai trionfi con la maglia blucerchiata della Sampdoria alla sofferta salvezza con il Brescia che lo induce ad appendere le scarpe al chiodo. Per dedicarsi ad una nuova carriera. Chi volesse leggere la prima parte, cliccare qui. Per leggere la seconda parte, invece, cliccare qui.

Prima stagione a Genova, subito l’Inter

La stagione si avvia alla conclusione, alcuni amici mi fanno sapere che la Sampdoria ha bisogno di un portiere. Con il Presidente Paolo Mantovani trovo l’accordo su tutto. Pronto per una nuova avventura, chiudo la mia esperienza in nerazzurro con 382 presenze, 2 scudetti, 2 Coppe Italia e un mondo di ricordi” 12 settembre 1983, alla prima di campionato Ivano Bordon affronta il suo passato.“Il calendario mi mette subito alla prova. la trasferta contro l’Inter non può lasciarmi indifferente, sono emozionato come poche volte mi è successo. Solo la targa d’oro consegnatami in campo dai miei ex compagni mi rasserena un poco e il lungo applauso del pubblico mi da la forza per affrontare la sfida. E poi ci sono i Boys San ad invocarmi quando gioco sotto la loro curva. La mia giornata è comunque speciale, vinciamo in rimonta. Ma sono triste per quel pubblico che mi applaude ancora”

A Genova anche Scanziani, Beccalossi e Bersellini

Un pezzo di Inter a Genova. Ivano ritrova Alessandro Scanziani, “mi ha fatto conoscere l’ambiente sampdoriano, mi ha aiutato nell’inserimento. Sono cose che non dimentichi” L’anno dopo arrivano Evaristo Beccalossi dai nerazzurri e soprattutto Eugenio Bersellini. Ma ci sono anche Graeme Souness,campione d’Europa con il Liverpool, al posto di Liam Brady passato all’Inter, e Fausto Salsano tornato dal prestito al Parma.“Il presidente Paolo Mantovani, da vero tifoso e grande esperto di calcio, non bada a spese per la squadra” Nel gruppo, “un giovane attaccante, veloce e dotatissimo tecnicamente che gioca con i calzini arrotolati” Il suo nome è Gianluca Vialli.

Coppa Italia, primo trofeo blucerchiato

Alessandro Scanziani ed io diventiamo punti di riferimento della squadra. Daniele Mannini, Pietro Vierchowod e Luca Pellegrini giocano in linea come mai nessuno ha fatto ancora in Italia. Arriviamo quarti in campionato, nello scontro con le grandi ci batte solo l’Inter. Anche con la maglia blucerchiata Ivano Bordon si toglie qualche soddisfazione con gli ex cugini. “Superiamo il Milan sia in campionato, 0-1 a Milano e 2-1 in casa, sia nella finale di Coppa Italia per il primo storico trofeo blucerchiato, il 3 luglio 1985. E ’Alessandro ad alzare la coppa al cielo, con Eugenio Bersellini abbiamo lasciato ancora un segno”

Nuova finale di Coppa Italia, la delusione di Roma

L’anno successivo vogliamo essere ancora protagonisti, soprattutto in Coppa delle Coppe. Qualcosa però non funziona. In Europa non facciamo molta strada. Siamo eliminati al secondo turno dai portoghesi del Benfica, 2-0 a Lisbona. E a Genova non andiamo oltre 1-0. Ci salviamo quattro o cinque giornate prima della fine del torneo e arriviamo ancora in finale di Coppa Italia con la Roma. Ci illudiamo dopo la vittoria 2-1 al Marassi. ma una settimana dopo allo Stadio Olimpico, il 7 giugno 1986, non ci lascia scampo. Devo però ammettere che era una ottima squadra, in quella stagione aveva lottato fino all’ultimo per la conquista dello scudetto”

Mondiale ‘86, una esclusione saputa solo dalla radio

Quella mancata partecipazione al Mondiale di Mexico ‘86 mi fa soffrire molto. Gioco ancora su buoni livelli, il sostituto di Zoff non è stato ancora scelto e la partecipazione al Campionato Mondiale sarebbe il coronamento di una lunga carriera. Penso di meritarmelo, per anni sono stato all’ombra di Dino mettendo sempre il gruppo e la squadra davanti a tutto. Invece niente, apprendo la notizia della mancata convocazione solo dalla radio. Mi è venuto addosso un macigno, se qualcuno aveva idee diverse avrebbe potuto parlare, saperlo così non mi è sembrato giusto. Tra Enzo Bearzot e Ivano Bordon cala il gelo, le scuse arrivano solo in occasione della gara di addio di Antonio Cabrini, il 28 maggio 1991. Con una pacca sulla spalla da parte di Enzo Bearzot.Ancora oggi non so dire se si trattò di scelta tecnica o altro”, il commento di Ivano Bordon

Vujadin Boskiv a Genova, Ivano Bordon si allena con l’Inter

Intanto a Genova le cose cambiano. Al posto di Bersellini arriva Vujadin Boskov. “In molti non rientriamo nei suoi piani. A trentacinque anni mi devo guardare intorno mentre Alessandro rimane a Genova, sponda Genoa” L’Inter corre in aiuto di Ivano. “Voglio un’altra occasione, una piazza anche minore per dimostrare che sono ancora in forma. In attesa di sistemazioni, mi alleno con la Cremonese e, grazie a Mario Corso, con la Primavera dell’Inter

Dalla Coppa Pelè al Brescia, Ivano Bordon appende le scarpe al chiodo

A Natale partecipo alla Coppa Pelè, un torneo per ex giocatori delle più grandi Nazionali. Da lì a poco, il Brescia si fa vivo. L’idea di giocare in serie B mi affascina moltissimo così firmo per due anni. Allietato dal progetto e dalla presenza in squadra di Evaristo Beccalossi e Leonardo Occhipinti, reduci dello scudetto interista del 1979-80. Nonostante un gruppo eccezionale, capace di battere in Coppa Italia l’Inter di Trapattoni, ci salviamo dalla retrocessione in C solo nello spareggio con l’Empoli” Per Ivano Bordon è’ arrivato il momento di fermarsi. “I miei anni sono trentotto. 449 presenze da professionista, 22 con la Nazionale, 2 scudetti, 3 Coppe Italia e due Mondiali, anzi tre con quello Militare, sono un buon bottino.Questa sofferta e meritata salvezza è il momento giusto di chiudere la carrieraIvano Bordon appende le scarpe al chiodo ma la sua avventura nel calcio continua.

FINE TERZA PARTE

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