La Pallanuoto Metanopoli vuole la A1: “Siamo pronti a tirarci indietro”
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La FIN ha deciso che non ci saranno promozioni in A1, la Pallanuoto Metanopoli grida vendetta e non si arrende. La battaglia, per ora mediatica, è lanciata. Vincere 38 partite consecutivamente, portare a casa 10 successi su altrettante gare in A2 e vedersi precludere la possibilità di promozione. Dalle parti di San Donato Milanese non l’hanno presa per nulla bene. 

La Pallanuoto Metanopoli vuole la Serie A1

A parlarne, ai nostri microfoni, è Alessandro De Marco, presidente della Pallanuoto Metanopoli. “Quando si è concluso il campionato a causa del coronavirus siamo rimasti, come tutti gli altri, alla finestra – ci racconta – la cosa che ci fa arrabbiare, però, è un’altra. Perché il risultato delle riunioni tenute da presidenti e allenatori di A1 sembrava mandare tutto verso un altro indirizzo”. Quello dell’allargamento della Serie A1 a 16 squadre senza assegnazione di titoli e retrocessioni. “Una soluzione che tutelava gli interessi di tutti – prosegue De Marco – anche chi, come noi, da anni ha stabilito un percorso programmato di crescita. Le ultime tre promozioni di fila, le 38 vittorie su 38 partite, una A2 dominata in lungo e in largo… diciamo che abbiamo costruito la squadra per andare in A1 e quello è l’obiettivo che vogliamo”. 

L’amarezza per la decisione della federazione

La federazione italiana nuoto, però, la vede in modo diverso. “Chi ha deciso avrà le sue buone motivazioni, ma siccome la strada imboccata era tutt’altra, questo ci lascia amareggiati”. E ora, cosa accadrà? “Vedremo l’evolversi della situazione. Di certo è un’ulteriore zavorra che grava sulle nostre spalle. Già è da 11 anni che non abbiamo un impianto nostro. Precisamente dal 2009, da quando abbiamo rilevato la società. Continuiamo a rimetterci soldi nostri e viviamo nella speranza di avere una struttura dove allenarci e giocare. Ora anche la beffa della mancata promozione, che aggrava ulteriormente le cose”.

Pallanuoto Metanopoli, una storia fatta di passione

Quella della Pallanuoto Metanopoli è storia recente. Rilevata la ex Snam, fallita nel 2009, da quel momento è iniziato un lento percorso di risalita. “Il nostro obiettivo è sempre stato chiaro, costruire un movimento pallanuotistico di spessore – puntualizza ancora il presidente Alessandro De Marco – consci anche del fatto che la Lombardia è una delle regioni più importanti, per qualità degli atleti e bacino d’utenza. Vogliamo portare l’eccellenza e creare una pallanuoto di alto livello. Salire in A1 sarebbe stata l’occasione per poter attirare l’attenzione di nuovi possibili sponsor. Già ne abbiamo uno di prestigio che ci supporta, ma è chiaro che con la A1 sarebbe tutta un’altra musica”. 

Da Mecenate a San Donato Milanese

La Pallanuoto Metanopoli si allena e gioca nella piscina Mecenate a Milano. Lì dove ci sono ben quattro società di nuoto e la Kally, la formazione di pallanuoto che disputa la A1 femminile. Di certo una situazione non ottimale, perché mancano gli spazi un po’ a tutti. “Uno stop di questo genere può portarci anche a scelte drastiche – ammette senza peli sulla lingua il presidente – cosa succede ora? Aspettiamo le iscrizioni in A1, poi si vedrà”. La scadenza è prevista per il 15 giugno. La speranza è che qualcuna delle società che avrebbe diritto ad iscriversi non lo faccia per poterne prendere il posto. Anche se i tempi sarebbero molto ridotti: con il campionato al via ad ottobre, bisognerebbe trovare nuovi sponsor per coprire dei costi che andrebbero a raddoppiarsi.

Pronti a tirarsi indietro

Ora, però, non si può fare altro che aspettare. Ma è possibile che la società possa anche tirarsi indietro? “E’ una soluzione che può starci. Una nuova A2 con nuovi costi e incertezze non è una bella prospettiva. Noi, per il momento, stiamo lavorando per la A1 e vogliamo tenerci la A1”. La pallanuoto maschile milanese in A1 manca addirittura dal 1935. 

News Reporter
Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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