Milano Baseball, Giulio Sueri: “Ricordi bellissimi all’Europhon”

Giulio Sueri, ex giocatore del Milano Baseball, ha fatto la storia negli anni ’70 nel ruolo di catcher. Nel giorno del suo settantesimo compleanno ha di fatto ripercorso la sua vita e la sua carriera in una lunga intervista per il sito ufficiale del club meneghino.

Le parole di Giulio Sueri

“Ho iniziato semplicemente perché è uno sport che a Parma giocavano tutti. Era difficile che un ragazzo di dodici-tredici anni non venisse coinvolto, anche perché c’erano tre-quattro società che facevano l’attività giovanile. E io ho cominciato proprio dalle giovanili della Tanara, facendo quella che ai tempi si chiamava Babe Ruth league, a dodici anni. E da lì ho fatto tutta la trafila delle giovanili fino al passaggio in serie C e alla serie B con la Bernazzoli, per arrivare alla promozione in A e alla fusione delle due squadre parmigiane. Nel ’68 ho debuttato in prima serie, giocavo catcher ma anche in prima o in terza e sono rimasto a Parma fino al ’71 quando ho fatto il militare e contemporaneamente sono stato ceduto al Bollate, assieme a Bolsi, in cambio di Bertoni”.

Il Milano Baseball

L’arrivo all’Europhon nel 1974 è un ricordo molto bello. Il Milano era una squadra molto professionale, sicuramente c’era un salto di qualità rispetto alle esperienze che avevo avuto prima. E ricordo soprattutto l’impatto con quel gruppo che mi è piaciuto molto, l’ottimo rapporto con tutti compagni”.

Novara

“Nel ’76 il Milano aveva dovuto rinunciare alla serie A per motivi economici e io andai un paio di stagioni a Novara, dove tra l’altro ho trovato la moglie. Un bel periodo anche quello novarese, poi però quando il Milano è tornato in prima serie sono rientrato nell’Edilfonte dove ho chiuso la mia storia sportiva. Chiudendola tra l’altro in un modo indimenticabile, perché cinque giorni dopo essermi sposato siamo andati a giocare l’ultima giornata a Grosseto, dove ho finito la mia carriera in serie A con un’espulsione. Per giunta da allenatore, perché nell’ultima parte della stagione ero diventato anche manager della squadra. Insomma ho chiuso proprio bene. E pensa che nella mia carriera sono stato espulso solo due volte. La prima tra l’altro in diretta televisiva con la mia futura moglie che aveva chiamato anche suo padre davanti alla tv per fargli vedere lo sport che facevo…”.

Bollate

Alla Norditalia arrivai nel ’71 in un momento per me un po’ particolare. Stavo facendo il militare ed era appena morta mia mamma. E siccome io fino a quel momento giocavo a baseball d’estate nella Bernazzoli e a rugby d’inverno nel Cus Parma, chiesi ai due club di trovarmi un posto di lavoro. Dicendo che mi sarei dedicato allo sport che mi avrebbe risolto questo problema, lasciando inevitabilmente quell’altro. Nessuna delle due società riuscì a darmi una soluzione, ma la Bernazzoli mi offrì l’opportunità di andare a Bollate dove la Norditalia garantiva posti di lavoro ai suoi giocatori, rendendoli di fatto semiprofessionisti. E poi c’era Gigi Cameroni allenatore che mi è sempre stato molto vicino, tanto è vero che quando tra Gigi e la Norditalia sono scoppiati i problemi, anch’io decisi di lasciare il Bollate sperando di seguire Cameroni. E invece mi ritrovai al Milano”.

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