Nausicaa Dell’Orto: “Il football americano è anche una questione di donne”

Nausicaa Dell’Orto ha una carica d’energia che poteva trovare la sua espressione perfetta solo in uno sport come il Football Americano. Quando le chiedo se si senta un’eroina, visto che ha istituito questo sport al femminile in Italia, con grande umiltà mi dice che tutto si fa in team e che il richiamo agli eroi di un tempo è solo nel suo nome. Come una trottola ha girato per il mondo: oggi gioca nelle “Sirene Milano”, allena e gestisce i progetti Europei della NFL Films. 

Nausicaa Dell’Orto, era una cheerleader e poi? 

«Ho capito che questo sport era qualcosa di più. Ho mollato i pompon ho radunato chi voleva giocare e siamo andate dal presidente della squadra maschile a chiedere la sezione femminile. La risposta è stata “Dove volete andare?!”, non gli abbiamo dato ascolto. Abbiamo trovato un allenatore che ci ha portato a parco Sempione, dandoci la sua attrezzatura anni ’80. Il parco è diventato un’agorà: da 5 siamo passate a 25. A Bologna stava nascendo una squadra, ci abbiamo giocato e vinto. Il presidente ha investito nel progetto: era il 2011 e oggi in Italia ci sono 15 squadre più la Nazionale». 

Le difficoltà? 

«Non abbiamo uniformi femminili, nemmeno in America le hanno: c’è ancora molta differenza». 

L’Italia come è messa?

«Bisognerebbe creare una piattaforma più grande. Sto lavorando per Jordan Brand come brand ambassador, per essere il volto di questo sport in Italia e Europa». 

Poi l’impiego da Junior Producer alla NFL Films… 

«è un altro mondo, ci sono 400 persone che ci lavorano. Non vengono trasmesse le partite ma creati documentari sui match: è un livello cinematografico enorme». 

Nausicaa Dell’Orto, qual è la storia che le piacerebbe raccontare in futuro? 

«Una storia che devo ancora scrivere. Ho un sogno: quello di creare la prima squadra femminile di college di Football negli USA. Però devo prima realizzarla nella realtà». 

Articolo di Giuliana Lorenzo pubblicato su Il Giorno
News Reporter
Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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