Opi Since 82: Alessandro Cherchi “Vi spiego il nostro grattacielo per la boxe italiana” l’intervista
Ti piace questo articolo? Condividilo!

L’European Boxing Union ha premiato come promoter dell’anno la Opi Since 82 (in collaborazione con la Matchroom Boxing di Eddie Hearn) di Salvatore e dei figli Christian e Alessandro Cherchi. Ne parliamo con quest’ultimo, toccando anche argomenti come il pugilato a Milano, oltre ai progetti futuri.

Opi Since 82, un riconoscimento al grande lavoro svolto

Siamo orgogliosi di essere stati premiati dall’ente europeo come promoter dell’anno insieme ai nostri partner – le prime parole di Alessandro Cerchiun premio che ci rende orgogliosi perché ci fa capire che il lavoro che si sta facendo è stato positivo. Ma non pensiamo di essere arrivati all’obiettivo prefissati che abbiamo sulla boxe”. Il pugilato, però, c’è. “Siamo contenti di avere iniziato a mettere delle basi abbastanza solide, avere una televisione che sponsorizzi il pugilato di livello internazionale non era facile da trovare. Dobbiamo tornare indietro di 30 anni, ad un accordo simile con Canale 5 cone la vecchia 82 della famiglia Branchini e Cherchi. E quindi questo ci rende molto molto contenti del lavoro che si sta facendo”

Alessandro Cherchi, il coronavirus ha fermato tutto

Peccato che quest’anno ci siamo fermati subito. Quest’anno volevamo iniziare a costruire i primi piani della nostra Tower, questo grattacielo della boxe italiana che abbiamo in mente. La palestra? Sta andando molto bene, abbiamo aperto nel 2011 e siamo da 9 anni attivi sulla piazza di Milano. Dove  è tornato di moda il pugilato anche a livello amatoriale”. Qui sotto l’intervista completa nel video girato da Lorenzo Pardini.

Content not available.
Please allow cookies by clicking Accept on the banner
Intervista ad Alessandro Cherchi
News Reporter
Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa i cookie. Continuando a visitare queste pagine accetti la nostra Cookie Policy. Leggi di più

Questo sito abilita l'utilizzo dei cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Se vuoi saperne di più sull’utilizzo dei cookie nel sito e leggere come disabilitarne l’uso, leggi la nostra informativa estesa sull’uso dei cookie.

Chiudi