Nicola Sbetti: “Giochi diplomatici e legittimazione sportiva, la storia della ripresa internazionale dello sport italiano”

Dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale, l’Italia è considerata un paese vinto. Le ripercussioni sono inevitabili, in alcune federazioni sportive internazionali subisce l’esclusione o la sospensione. Un ostracismo che dura fino al 1948, con la partecipazione alle Olimpiadi di Londra. Giochi diplomatici. Sport e politica estera nell’Italia del secondo dopoguerra”, il nuovo libro di Nicola Sbetti edito da Fondazione Benetton Studi e Ricerche all’interno della collana Ludica, è il ritratto delle dinamiche storiche, politiche e culturali che hanno influenzato la ripresa internazionale dello sport italiano nel decennio 1943-53. Ne ripercorre le tappe attraverso lo studio degli attori e delle istituzioni del sistema politico italiano e internazionale, fino alla definitiva legittimazione dello sport italiano con i successi delle Olimpiadi di Cortina 1956 e Roma 1960. Punto fermo del suo percorso, l’assunzione dello sport come variabile e strumento di politica estera. Di seguito, l’intervista a Nicola Sbetti.

Giochi diplomatici, nel dopoguerra lo sport internazionale è legato alle relazioni bilaterali

Una storia dimenticata, non ne esiste il ricordo pur essendo presente sui giornali dell’epoca – dichiara Nicola Sbetti – Una ricerca documentaristica durata tre anni ha però messo in evidenza una parziale quanto contraddittoria esclusione dell’Italia sportiva dai palcoscenici internazionali, dopo il crollo del regime fascista e la fine della seconda guerra mondiale. Già dal 1944, nel Sud Italia liberato si svolgono diversi campionati interalleati ma i soldati italiani, che non vengono considerati alleati ma solo co-belligeranti, non vi possono partecipare. Nel 1945, a guerra conclusa, nessuno, a parte la Svizzera, vuole fare amichevoli con l’Italia. Bisogna aspettare gli accordi di pace per riprendere i rapporti con i paesi europei e addirittura, nel 1954, con l’Unione Sovietica. Gli sviluppi dello sport internazionale sono più che mai legati alle relazioni diplomatiche bilaterali

Sport italiano, in quarantena

La guerra è finita, lo sport prende subito slancio – prosegue Nicola Sbetti – Da questa ripartenza internazionale, l’Italia è però sostanzialmente esclusa, seppure con modalità diverse. Le federazioni, infatti, non reagiscono tutte allo stesso modo. In alcune di esse l’Italia tiene le proprie posizioni, in altre la permanenza è vincolata a precise condizioni. E i dirigenti italiani sono costretti in alcuni casi ad abbandonare o rinunciare alle cariche. E’ il caso di Giovanni Mauro, dirigente italiano della Fifa, che, messo in congedo, non partecipa alle riunioni. Ma in questo modo garantisce la permanenza della Figc nella Fifa”

L’ostilità di Francia e Belgio

C’è poi il caso del ciclismo – evidenzia l’autore del libro – L’Italia viene sospesa e poi fatta rientrare come fosse una federazione nuova. Una esclusione più formale che altro. Altro caso particolare è la scherma, la federazione permane per meriti sportivi. Viene superata l’ostilità di Francia e Belgio che vorrebbero escludere l’Italia per via dei tentativi fatti durante il periodo bellico di creare una federazione a livello europeo gestita dalle potenze dell’Asse. La presa di posizione di Francia e Belgio non ha comunque seguito, l’Italia ha un peso troppo grande nel mondo della scherma”

Comitato Olimpico Internazionale, si lavora per la riammissione dell’Italia

Nelle federazioni dalle quali l’Italia viene esclusa il rientro avviene generalmente a seguito della firma del trattato di pace. In alcuni casi, quali ginnastica, nuoto e pattinaggio sul ghiaccio, questo non basta. Il Comitato Olimpico Internazionale interviene a favore dell’Italia, l’allora presidente Sigfrid Edstrom se ne fa interprete. Grazie alle sue pressioni, la situazione cambia. Per il tennis,invece, non ancora sport olimpico, bisognerà aspettare. Solo nel 1948 l’Italia potrà riprendere a partecipare alla Coppa Davis.

Sigfrid Edstrom presidente del CIO, la politica deve rimanere fuori dallo sport

Sigfrid Edstrom, vicepresidente durante la guerra, è figura controversa. Nonostante la neutralità della Svezia, è stato compromesso con il Terzo Reich. Ma è molto abile a reinventarsi e riesce a prendere le distanze. Così fa anche il Comitato Olimpico Internazionale, la politica deve rimanere estranea allo sport. Far finta di non prendere decisioni politiche permette infatti di preservare figure compromesse con i precedenti regimi. Persone che in quel momento si occupano solo di sport, senza fare politica. Un sistema che fa comodo, non solo a molti dirigenti italiani

Giulio Onesti, volto nuovo dello sport italiano. Ma mancano dirigenti esperti

L’Italia ricostruisce così una parte della sua legittimità- puntualizza Nicola Sbetti – Grazie soprattutto alla figura centrale e dominante di Giulio Onesti, la faccia nuova dello sport italiano. Divenuto presidente del Coni il 27 luglio 1946, ne garantisce la discontinuità. Allo sport italiano servono però personalità che abbiano la necessaria esperienza e professionalità per ricoprire incarichi dirigenziali. Non rimane quindi che ricorrere a figure provenienti dal precedente regime fascista”

Bruno Zauli e Ottorini Barassi, riciclati i dirigenti del passato regime

Tra questi – precisa Nicola Sbetti – troviamo Bruno Zauli, che era stato volontario nella guerra civile spagnola a fianco delle forze franchiste, e nel nuovo corso avrebbe ricoperto i ruoli di presidente della Fidal, commissario della Figc e Segretario generale del Coni. E poi c’è Ottorino Barassi, presidente della Federcalcio ed ex braccio destro di Giorgio Vaccaro. Con lui aveva contribuito alla organizzazione dei Campionati Mondiali di calcio nel 1934 e 1938. Si ricicla, noti i suoi rapporti con la Democrazia Cristiana. E prende il posto di colui che inizialmente era stato individuato per rilanciare il mondo del pallone, il Commissario della Federcalcio Fulvio Bernardini. Il quale, poco propenso ai compromessi, rassegna le dimissioni e di fatto apre gli apre le porte”

Alberto Bonacossa, garantita la presenza italiana nel Cio

In quel periodo c’è un italiano, un lombardo per la precisione, all’interno del Comitato Esecutivo del CIO. Ha un peso determinante nel rilancio dello sport italiano. Si chiama Alberto Bonacossa, è riuscito a rimanere ai vertici dello sport italiano nell’Italia liberale, in quella fascista e infine in quella repubblicana. Elemento di continuità, è il garante della rinascita democratica del Coni. La sua azione diplomatica permette all’Italia di non essere esclusa dal CIO. Dopo il 1948, anno di svolta nel percorso di riammissione internazionale dell’Italia, Alberto Bonacossa ne rivendica un ruolo più attivo”

La guerra fredda cambia gli scenari, l’Italia ne approfitta

Le tensioni politiche e il nuovo assetto geopolitico europeo venutosi a creare nei primi anni del secondo dopoguerra si riflettono inevitabilmente sulle relazioni sportive. “Crisi politiche e crisi sportive si intrecciano afferma Nicola Sbetti – Fino al 1947 la riammissione per l’Italia è lenta e difficile. Ma la guerra fredda ha cambiato gli scenari e l’Italia ne approfitta. La scelta atlantica, già avviata con il viaggio negli Usa di Alcide De Gasperi e certificata nel 1949 con l’adesione alla Nato, accelera la sua piena legittimazione nello scenario internazionale. Con il beneplacito dei decisori internazionali, filooccidentali e alla ricerca di alleati fedeli e forti come l’Italia. A loro volta i dirigenti italiani seguono in molte cose quelli francesi creando così una sinergia, ulteriore passo verso la legittimazione definitiva”

Trieste, si gioca una battaglia politica

Politica e sport si intrecciano e si scontrano non solo in Europa “In Italia lo scontro è tra lo sport di matrice cattolica e quello delle sinistre, con la Uisp che fa una politica alternativa – mette in evidenza Nicola Sbetti – Trieste è il crocevia di battaglie politiche che hanno ripercussioni anche fuori dai confini nazionali. E’ una piazza importante, farvi sport con il Coni significa dimostrare l’italianità della città. In quel frangente divisa in due zone, controllate rispettivamente da jugoslavi e forze alleate. Tant’è che quando la Triestina retrocede in Serie B, viene prima salvata e poi finanziata, sotto banco, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri attraverso l’Ufficio delle zone di confine”

Giro d’Italia 1946, rivendicata l’italianità della città

In una Trieste ancora afflitta da incertezze politiche e sociali, parte nel 1945 la Trieste – Varna, un giro organizzato dalla Jugoslavia che arriva fino alla Bulgaria e con cui Tito rivendica simbolicamente la città di San Giusto. Nel Giro d’Italia 1946 è prevista una tappa a Trieste, ma quando i ciclisti entrano nel Territorio Libero di Trieste i comunisti italiani e jugoslavi assaltano la carovana e costringono i corridori a fermarsi. La maggior parte di loro non vuole proseguire, tranne un manipolo di corridori che viene caricato sui camion e portato all’imbocco della città, dove rimontano in sella per la volata finale. La loro parata è una rivendicazione dell’italianità nella città

La mancata tournée del Milan, un caso diplomatico sfiorato

Trieste vive una situazione molto particolare, da un lato c’è chi rivendica l’italianità della città, dall’altro chi vuole entrare nella Jugoslavia di Tito. Il Coni continua a investire nella città friulana, costruisce una piscina e i soldi del Totocalcio vanno a finanziare l’attività sportiva. Due anni dopo, il Milan deve giocare una tournèe in Turchia per dare seguito all’interesse dimostrato nei confronti del nostro calcio. Problemi economici ne impediscono però la trasferta, suscitando le lamentele della diplomazia turca. Il rischio di un caso diplomatico è alto, deve intervenire il giovane sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Giulio Andreotti. Per evitare il danno d’immagine, si sceglie la Triestina come rappresentante del calcio italiano nella trasferta in terra turca”

Tour de France 1950, il ritiro dei ciclisti italiani

Una crisi sportiva può diventare crisi diplomatica, un esempio proviene dal ciclismo.“Basta pensare a quanto è successo nel Tour de France 1950 – cita Nicola Sbetti – Quando il ritiro dei ciclisti italiani a seguito dell’aggressione subita da Gino Bartali sul Col d’Aspin costringe i ministri degli esteri italiano e francese ad intervenire per contenere le tensioni. Tensioni che tra i due paesi risalgono ai tempi della guerra ma che ora entrambi hanno interesse a contenere. L’Italia ha bisogno di un buon numero di emigranti verso la Francia per garantirsi le rimesse, così come la Francia necessita di manodopera a basso costo. Si lavora quindi affinché una crisi sportiva non degeneri in qualcosa d’altro

L’Italia esporta campioni, riallacciati i rapporti internazionali

La politica sportiva italiana ha i suoi attori, grazie a loro si riallacciano i rapporti con molti paesi europei. “Gino Bartali è uno di questi, un alfiere dello sport italiano. Insieme a Fausto Coppi, al Torino e alla Juventus è molto richiesto sulle scene internazionali. L’Italia poi vanta il record del lancio del disco con Adolfo Consolini. Avere un recordman in una disciplina dell’atletica leggera, in un momento nel quale l’atletica leggera ha in Italia un peso decisamente maggiore di quanto ricopra oggi, garantisce una straordinaria visibilità. E facilita la ripresa dei rapporti con alcuni paesi come Finlandia e Repubblica Ceca, paesi nei quali Consolini va a gareggiare

Totocalcio e Coni, lo sport agli sportivi

Non solo atleti e dirigenti nella crescita dello sport italiano. “Il gioco del Totocalcio contribuisce a dare forza al nostro sport. Grazie a questo gioco così popolare, il Coni acquisisce una forza economica che nessun altro comitato olimpico europeo ha in quel momento. Il Coni funziona come una sorta di Ministero dello Sport, ruolo che aveva assunto durante il fascismo, quando però era controllato dal governo, e che continua a mantenere nel dopoguerra con una maggiore autonomia, certificata dallo slogan: ‘lo sport agli sportivi’.

Una sostanziale unione d’intenti, l’Uisp voce fuori dal coro

I partiti italiani apprezzano. Sin dalla Costituente, tra il Coni, gli attori della politica sportiva italiana e il Governo c’è una sostanziale delega del governo al Coni per quel che riguarda la politica sportiva. Del resto tanti sono i legami, informali quanto molto forti, tra dirigenti di partito e dirigenti sportivi. Tra questi, l’amicizia tra Giulio Andreotti e Giulio Onesti. Unica voce fuori dal coro, l’Uisp che segue una politica sportiva legata al Pci e ai paesi dell’Est”

Olimpiade 1948, fase nuova per lo sport italiano

Con le Olimpiadi del 1948 si entra in una fase nuova, l’Italia repubblicana si avvia verso successi importanti mai ottenuti nella storia. Milano gioca un ruolo da apripista. Nella città lombarda ci sono infrastrutture importanti e la sua vicinanza al Centro Europa la rende accessibile e ben connessa. E vi si possono organizzare tanti eventi sportivi, grazie anche alla presenza della Gazzetta dello Sport. Milano diventa così una meta desiderata e desiderabile, il palcoscenico giusto per le manifestazioni internazionali

Un susseguirsi di eventi, l’Italia dalla esclusione alla gloria

Il triennio 1949-1951 vede il susseguirsi a Milano di eventi internazionali, dai campionati europei di canottaggio a quelli di ciclismo, pattinaggio artistico e sollevamento pesi. Una breccia nel percorso intrapreso dallo sporto italiano. A Roma, nel 1954, si disputano i mondiali di ginnastica, nel 1956 i giochi olimpici invernali si svolgono a Cortina d’Ampezzo. E’ la prima città italiana a ospitare la manifestazione olimpica, la XXVII° Olimpiade si tiene quattro anni dopo a Roma. L’Italia ce l’ha fatta – conclude Nicola Sbetti E’ passata dalla esclusione alla gloria

 

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