Milan Kingsgrove Cricket Club, pronti a ripartire a  settembre con l’Open Day

Se Milano vanta successi anche nel cricket, disciplina non propriamente tradizionale nel panorama sportivo italiano, lo deve a Milan Kingsgrove Cricket Club. Società detentrice di tre scudetti italiani, uno scudetto vinto con gli Under19 e una Coppa Italia. Successi ottenuti con tanta passione ma anche con tanti sacrifici. L’alternanza di sponsor più o meno presenti, le difficoltà economiche e la mancanza di un campo di proprietà dove allenarsi e giocare le partite di campionato sono questioni con le quali la società milanese deve costantemente convivere. Eppure il cricket insegna tantissimo, risulterebbe utilissimo per la formazione dei ragazzi. Per questo era in fase di avvio un progetto interdisciplinare con le scuole, per diffondere la conoscenza del gioco. Prima che il Covid19 bloccasse tutto. Di seguito, l’intervista a Thilini Indipolage e Michele Comi, rispettivamente presidente e giocatore-dirigente di Milan Kingsgrove Cricket Club.

Milan Kingsgrove Cricket Club, fair play dentro e fuori dal campo

A differenza di quanto solitamente si pensa, il cricket nasce molto prima del baseball – racconta Thilini Indipolage, presidente di Milan Kingsgrove Cricket Club – Ha una lunga tradizione, il fair play che lo contraddistingue consente un approccio molto rispettoso verso compagni, arbitro e avversari. Non è inusuale che nel corso di una partita, che nel cricket impegna i giocatori per molte ore, la squadra di casa offra il pranzo alla squadra ospite. Si è avversari in campo ma fuori c’ è molta condivisione” Anche attorno al campo. “C’è molto rispetto anche tra i tifosi avversari – evidenzia Michele Comi, giocatore e dirigente della squadra – Capita spesso che le tifoserie siano mischiate, senza problema alcuno. Un tifo molto bello

Il club è di tutti, ognuno fa la propria parte

Con i ragazzi condivido tutte le decisioni – sottolinea Thilini Indipolage – E’ importante che ognuno di noi sappia e capisca come ci si deve comportare, un club ha certe regole. Il club è di tutti e tutti devono fare la propria parte, capire come funziona è fondamentale. Un messaggio che ho fatto mio dagli insegnamenti di mio papà Kamal Indipolage. Giocatore di cricket da sempre, è stato lui a fondare il Milan Kingsgrove Cricket Club nel 2010. Nel quale ha peraltro anche giocato. Da sei anni gli sono subentrata nella presidenza della società, ho continuato nel suo esempio. Il cricket ce l’ho nel sangue

Tanti insegnamenti, ma c’è anche il divertimento

Uno sport diverso, il cricket, che può essere di grande aiuto nella formazione dei ragazzi. “Una partita di cricket è molto lunga, dura ore – spiega Michele Comi – Servono doti specifiche, alla base la capacità di gestire le emozioni e mantenere la concentrazione per un lungo periodo. Proprio per questo è straordinariamente utile per i praticanti più giovani, ha un forte impatto pedagogico. Il ragazzino che pratica il cricket impara a portare pazienza, a controllare i cambi di umore, a gestire la fatica durante il giorno. Senza trascurare il divertimento, in qualsiasi momento può essere protagonista in campo. Il cricket è un gioco di squadra ma la performance individuale è determinante

Sponsor cercasi, l’autofinanziamento non basta

Non tutto è però bello come appare, i problemi non mancano. “Carenza di risorse economiche e mancanza di un campo proprio sono i problemi che Milan Kingsgrove deve affrontare ad ogni stagione – dichiara rammaricata Thilini Indipolage – Copriamo i costi con la quota associativa dei giocatori e quella, più consistente, ottenuta con i bandi dei comuni. E quando tutto questo non basta, i giocatori si autofinanziano. Ogni tanto, un anno sì e uno no, riusciamo ad avere qualche sponsor ma è difficile avere il loro apporto fintanto che non abbiamo un campo nostro nel quale allenarci e giocare

Campo di proprietà, la nota dolente

Il campo di gioco di proprietà, una questione ancora irrisolta. “Non abbiamo mai avuto un campo nostro, fino ad oggi ci siamo allenati al Centro Sportivo Saini. La squadra di baseball che si allena nel centro sportivo ci ha concesso un pezzo del terreno a loro disposizione. Mentre loro sono sul diamante del campo principale ad allenarsi, noi facciamo i nostri esercizi in uno spazio collaterale. Avere un campo tutto nostro sarebbe senz’altro diverso. Se lo avessimo, faremmo molte più cose. Le idee non ci mancano!

Spazi dedicati, la battaglia del futuro

Tanto più che dobbiamo giocare le partite a Settimo Milanese– aggiunge Michele Comi – Intercettare l’interesse delle persone senza avere uno spazio nostro sul territorio di Milano è quanto mai complicato, difficilmente le famiglie mandano i ragazzi in centri sportivi scomodi da raggiungere. Il futuro del cricket si gioca sulla conquista di spazi dedicati. Ma senza gli sponsor non possiamo concederci un campo nostro. E’ un circolo vizioso, non se ne esce. Sarebbe auspicabile un intervento della Federazione Italiana Cricket, la nuova gestione stava mettendo in piedi nuove iniziative. Poi il Covid19 ha stoppato tutto. E ha bloccato tutto quanto Milan Kingsgrove Cricket Club aveva in serbo per la stagione

Un progetto interdisciplinare con le scuole, per coinvolgere i ragazzi milanesi

Principalmente si pensava a un rilancio del cricket giovanile e di quello femminile, per farlo era stato ideato un progetto interdisciplinare con le scuole – spiegano Thilini e Michele – Coniugare l’educazione fisica con altre materie, come l’inglese, per far conoscere gli sport britannici come il cricket. E diffondere la filosofia che si cela dietro gli sport considerati minori, per spiegarne il gioco e la storia. L’obiettivo era, ed è tuttora, attirare i ragazzi verso questa disciplina e, magari, poterne reclutare alcuni. Amplieremmo la rosa della squadra e inseriremmo anche ragazzi italiani in una realtà sportiva diversa dalle solite

Covid19, per ora tutti fermi. In attesa dell’Open Day di settembre

Ma il lockdown purtroppo non ci ha permesso di iniziare la stagione che tradizionalmente parte a febbraio – sottolinea dispiaciuto Michele Comi – Abbiamo perso tutta la preparazione iniziale, per mantenere una forma accettabile i giocatori sono stati costretti ad allenarsi a casa con una pallina appesa ad un filo. E con il blocco dell’attività scolastica tradizionale abbiamo perso la possibilità di coinvolgere i ragazzi milanesi, diversamente avrebbero potuto assistere ad una nostra partita” Appuntamento che nei progetti della società è comunque rinviato “Ci rifaremo con l’Open Day, verso settembre”, l’auspicio entusiasta di Thilini Indipolage

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