Roberto Boninsegna: “La partita del secolo regala  sempre emozioni incredibili, può essere ancora un esempio”

Italia-Germania 4-3, la semifinale del Campionato del Mondo di calcio 1970 compie cinquanta anni. Per tutti, la “Partita del secoloNovanta minuti di normalità calcistica, poi i supplementari passati alla storia. Una altalena di emozioni che commuovono ed esaltano anche il telecronista di allora, Nando Martellini. Emozioni senza tempo, attorno a quella partita si raccoglie, oggi come allora, un intero paese. Una partita che è diventata oggetto di libri, trasmissioni televisive, anche di un film. Fuori dallo Stadio Atzeca di Città del Messico, lo stadio dove si consumarono quei fantastici trenta minuti, una targa commemorativa. Di seguito, la testimonianza di Roberto Boninsegna. Con lui abbiamo ripercorso il cammino dell’Italia in quel mondiale.

Italia-Germania, emblema di una rivalità calcistica

Italia-Germania, l’emblema di una rivalità calcistica protrattasi nel tempo. Espressione di due culture calcistiche opposte che si attraggono e si respingono. Metodici e compatti i tedeschi. talentuosi e individualisti gli italiani. Ma Germania e Italia hanno scritto pagine di storia del calcio mondiale, insieme hanno totalizzato 14 finali mondiali. Quando alle 16 di quel pomeriggio del 17 giugno 1970 le due squadre scendono in campo stanno per scrivere una delle pagine indimenticabili della storia del calcio. Ma ancora non lo sanno.

Partita ad alta quota, ad ogni allungo manca il fiato

L’Italia è campione d’Europa in carica, la Germania vice-campione del mando. In campo giocatori di straordinario valore, sarebbe troppo lungo elencarli tutti. In palio l’accesso alla finale del campionato del mondo 1970. Ad accoglierli, lo Stadio Atzeca di Città del Messico, a più di 2000 metri di altitudine. “Per prepararci a condizioni ambientali così critiche – ricorda Roberto Boninsegna, bomber dell’Inter e della Nazionale nonché assoluto protagonista di quella partita – la Federazione decise di andare a disputare, due anni e mezzo prima, due amichevoli in Messico. Scoprimmo che ad ogni allungo mancava il fiato. E capimmo che per abituarvisi saremmo dovuto arrivare in Messico un po’ prima dell’inizio della competizione mondiale. Più stavi lì, più prendevi la forma

Prime partite, l’Italia non convince

17 giugno 1970, alle ore 16 locali le due squadre sono pronte a scendere in campo. Ma il loro percorso fino a quel momento non ha dato gli stessi risultati. La Germania è solida, tosta. E ai quarti di finale ha eliminato ai supplementari l’Inghilterra, campione del mondo uscente. Ha così maturato la sua vendetta calcistica dopo la sconfitta maturata quattro anni prima. Viceversa l’Italia non viene da risultati confortanti, il suo gioco è frammentario, le idee sono poche. Una sola vittoria (1-0 sulla Svezia con gol di Angelo Domenghini) e due pareggi. “Come tutti i campionati del mondo l’Italia parte male – dice Roberto Boninsegna – Giochiamo un girone bruttino, le nostre partite non convincono. Dopo l’ 1-0 contro la Svezia segue un pareggio con l’Uruguay che tutto sommato va bene ad entrambi. E poi la partita con Israele con quei due gol nostri annullati

Il telecronista Nicolò Crosio allontanato, arriva Nando Martellini

Un pareggio con lo strascico, il telecronista Nicolò Carosio si lascia andare a dichiarazioni polemiche sull’arbitraggio. Verrà estromesso dalle successive telecronache. E al suo posto verrà chiamato Nando Martellini, alla sua prima esperienza con la Nazionale.

Scelte incongruenti

Già i fatti antecedenti avevano già mostrato alcune incongruenze. “Avevamo avuto molti problemi con i dirigenti, Gianni Rivera sembrava destinato a tornare a casa. Poi è arrivato Nereo Rocco a sistemare le cose, Quando poi Pietro Anastasi si infortuna, qualcuno si rende conto che qualora si fosse fatto male anche Gigi Riva, la squadra azzurra sarebbe rimasta priva di attaccanti. Quattro anni per preparare un mondiale e poi accorgersi che Bobo Gori è una seconda punta e Sandro Mazzola un trequartista”

Il siluramento di Lodetti

A quel punto veniamo chiamati Pierino Prati ed io, Sandro Mazzola viene spostato a centrocampo. Con il conseguente siluramento di Giovanni Lodetti. Aveva partecipato alle intere qualificazioni, fa parte della spedizione azzurra ma in Messico decidono di cacciarlo via. Un fatto per il quale la Federazione avrebbe cercato di farsi perdonare proponendo al povero Lodetti una vacanza di quindici giorni ad Acapulco. Vacanza che Giovanni Lodetti ha giustamente rifiutato. Insomma, ci furono un po’ di di pasticci

La rivalità Mazzola-Rivera, artefizio creato ad hoc

In quella situazione c’è chi specula. “E’ chiaro che quando montano le polemiche certa stampa ci vada a nozze. Anche la presunta rivalità tra Sandro Mazzola e Gianni Rivera è stato un artefizio creato ad hoc attorno alla squadra. Un problema inesistente, avrebbero potuto giocare insieme. Come peraltro era già successo prima del Mondiale. L’unico che avrebbe potuto risolvere la questione era Sandro Mazzola, avrebbe potuto giocare all’ala destra. Ma non credo che ciò fosse nelle sue intenzioni” Ma dopo quel girone la squadra si compatta, con il Messico qualcosa cambia.

Il gol di Boninsegna apre le danze

Liquidato il Messico, l’Italia affronta la Germania in semifinale. Passano otto minuti, dopo un paio di rimpalli la palla finisce sui piedi di Roberto Boninsegna che, con una rasoiata da fuori area, sigla l’1-0. Un gol che apre le danze della partita più incredibile della storia del calcio. Il gol incanala la partita nella direzione giusta, gli avversari fanno il gioco con i nostri chiusi in difesa a difendere il risultato e ripartire in contropiede. “Abbiamo difeso il mio gol, di fronte avevamo una squadra fortissima. Meritevole di giocare una finale mondiale. Schieravano in campo giocatori come Uwe Seller, Wolfgang Overath, Gerd Muller. E poi Franz Beckenbauer, regale anche con il braccio legato al collo per via della lussazione alla spalla

Il pareggio di Schnellinger, il suo l’unico gol in Nazionale

Tra parate, salvataggi e traverse si arriva al novantesimo, sembra essere fatta. Ma l’arbitro, il peruviano Arturo Yamasaki (a discapito del nome) non ha ancora fischiato la fine della partita. Anzi concede due minuti di recupero.Due minuti dopo il novantesimo, l’ultimo assalto tedesco.Dal limite sinistro dell’area azzurra Jurgen Grabowski crossa al centro. Sul pallone si avventa Karl-Heinz Schnellinger, arcigno difensore che milita, ironia della sorte, nel Milan. Lasciato inspiegabilmente e incolpevolmente solo in area di rigore. Con una spaccata trafigge Ricky Albertosi e sigla il pareggio. Proprio lui che mai si spingeva in avanti e mai aveva segnato con la Nazionale tedesca. Siamo al 92′ e 30”, sta per scriversi la Storia del calcio. “Il gol di Schnellinger? Una dormita clamorosa del reparto difensivo, non si può fare un errore del genere. Imperdonabile chi lo ha lasciato solo a centro area

Senza quel gol non sarebbe nato il mito

Fu una mazzata, in quel momento tirai a Schnellinger un sacco di maledizioni – ricorda divertito Roberto Boninsegna – Oggi dobbiamo ringraziare quel gol per tutto ciò che è accaduto dopo. I tempi supplementari, l’alternanza dei gol, le sorti della gara che continuavano a cambiare. Dall’essere qualificati all’essere fuori fini all’apoteosi finale. Senza quel gol non saremmo entrati nel mito

I supplementari, miscela di talento ed errori

E infatti quei supplementari saranno i più celebrati della storia del calcio. Una miscela di talento ed errori, tecnici e tattici. Miscela che celebra la genialità quanto l’imperfezione dei suoi protagonisti. I supplementari per l’Italia cominciano comunque nel peggiore dei modi. Al 5′ del primo tempo supplementare Fabrizio Poletti sembra fare suo un debole colpo di testa di Uwe Seeler e lascia la presa a Ricky Albertosi, I due non si intendono e Gerd Muller, da perfetto opportunista, ne approfitta. “Quando Poletti e Albertosi si sono scontrati e hanno lasciato a Gerd Muller la possibilità di segnare il gol del vantaggio tedesco ho pensato che per noi le cose si sarebbero messe male. Invece tutto doveva ancora succedere

Burgnich emula Schnellinger

Sono passati solo quattro minuti dal gol di Gerd Muller, Gianni Rivera crossa al centro. Sigfried Held potrebbe rinviare tranquillamente, invece serve involontariamente Tarcisio Burgnich. Anche lui difensore, anche lui, come Schnellinger, con una inesistente propensione al gol. Invece, con incredibile freddezza, batte il portiere tedesco Sepp Mayer. “Quel tiro di Burgnich, uno che segnava con il contagocce – ricorda Roberto Boninsegna – fu una ciabattata. Ma ci fece respirare

Rivera, suo l’errore che consente il pareggio tedesco

Prima della fine del tempo supplementare, c’è ancora spazio per nuove emozioni. Su lancio di Rivera, Angelo Domenghini riceve palla sulla sinistra e crossa per Gigi Riva. Riva controlla, si libera di Schnellinger e trafigge Sepp Mayer con un rasoterra diagonale. Partita finita? Macchè. Su una deviazione aerea di Gerd Muller, in seguito a calcio d’angolo, Rivera, appostato sul palo, si lascia sfilare di fianco la palla che si insacca nella rete. E’ il decimo gol di Gerd Muller, diventerà poi il capocannoniere di quel Mondiale.

Gol decisivo di Rivera, un rigore in movimento

Per farsi perdonare Gianni Rivera si spinge in avanti. Giacinto Facchetti lancia Roberto Boninsegna sulla sinistra, questi salta il difensore Willi Schulz e rimette la palla al centro per un accorrente Gianni Rivera che ha seguito l’azione. E’ un rigore in movimento, Rivera calcia di piatto alla destra di Sepp Mayer che si butta alla sua sinistra. Minuto 111′, l’Italia è in vantaggio 4-3. Un risultato che che non cambierà più.

Una vera battaglia

Fu una vera battaglia – dichiara Roberto Boninsegna – Mi ricordo ancora la fatica a fine partita, eravamo stremati. Avevamo dato tutto, di più non si sarebbe potuto fare. Però eravamo andati in finale, il massimo al quale poteva ambire una squadra europea in un mondiale americano. La partita in se stessa non fu un granché, ad impreziosirla sono stati quei trenta minuti supplementari. Ma lì per lì non ci rendemmo subito conto che avevamo scritto la Storia

La telecronaca di Nando Martellini, anche lui visibilmente commosso

Nando Martellini, il telecronista chiamato a sostituire Nicolò Carosio, è uomo compassato dalla voce pacata. Inizia la telecronaca con fare controllato, come tutti i telecronisti della sua generazione non alza mai la voce. Al gol di Schnellinger si limita ad una considerazione sconsolata. Poi, travolto dalle emozioni dei supplementari, cambia registro. Fino ad abbandonare il suo self control e pronunciare una frase che rimarrà scolpita nel tempo. “Che meravigliosa partita ascoltatori italiani! Non ringrazieremo mai abbastanza i nostri giocatori per queste emozioni che ci offrono“, è il commento commosso del telecronista alla rete di Gianni Rivera che sigla il risultato finale. Nando Martellini è diventato uno dei noi. E nel farlo anticipa inconsapevolmente un nuovo modo di fare giornalismo sportivo.

Italiani incollati al televisore, a fine gara tutti in strada a festeggiare

In Italia, intanto, milioni di telespettatori sono rimasti incollati davanti alla televisione, nonostante la differenza di fuso orario e la trasmissione in tarda serata della partita. L’evento è imperdibile, per la prima volta la Rai trasmette in mondovisione un mondiale di calcio. Un mondiale che rappresenta uno spartiacque calcistico per le tante innovazioni tecniche introdotte. Dal nuovo pallone che ha sostituito quello tradizionale di cuoio, alla doppia sostituzione che gli allenatori possono effettuare, ai nuovi cartelli dal doppio colore forniti agli arbitri. Ma ciò che importa è che l’Italia ha vinto, alla fine della partita migliaia di persone si riversano nelle strade e nelle piazze festanti. “Mi ricordo che telefonai a casa alle due di notte– rammenta Roberto Boninsegna – Cercavo i miei genitori, non trovai nessuno. Scoprii poi che alcuni tifosi li avevano buttati giù dal letto e trascinati in strada per portarli in giro a festeggiare

Primo obiettivo raggiunto, in finale ci aspetta il Brasile di Pelè

Un entusiasmo che contagia anche la squadra. “Dopo la vittoria con la Germania, l’entusiasmo era a mille. Avevamo conquistato la finale mondiale, il primo obiettivo era raggiunto.La consapevolezza di avere eliminato una grande Germania ci aveva galvanizzato. Poco importa se il tifo dei messicani era tutto per i nostri avversari, avremmo potuto diventare la prima nazionale europea a vincere un mondiale in terra americana” Ma in finale ci aspettava il Brasile di Pelè.

Finale, la staffetta una cosa ridicola

Finale del campionato del mondo, Roberto Boninsegna è ancora protagonista. Suo è il gol del vantaggio azzurro. “Alla fine del primo tempo ci credevamo – sottolinea Roberto Boninsegna – E speravamo che Rivera entrasse nel secondo tempo con Sandro Mazzola che si sarebbe spostato sull’ala. Ai campionati europei di due anni prima Sandro Mazzola aveva dimostrato di poter giocare da esterno. D’altronde il Brasile aveva cinque attaccanti e li ha fatti giocare tutti. Mentre il nostro ct Ferruccio Valcareggi si inventa la staffetta tra Mazzola e Rivera, una cosa ridicola che procurò lo stupore dello stesso Pelè

I commenti positivi non compensano il rammarico

I commenti positivi ricevuti dopo Italia-Germania non compensano il rammarico per quella finale mondiale persa, con Rivera in panchina e buttato in campo a 6′ dalla fine a risultato già compromesso – è la considerazione amara di Roberto Boninsegna – E’ stato un signore a entrare comunque in campo, al suo posto non so come mi sarei comportato. Resta il fatto che se il ct Ferruccio Valcareggi lo avesse fatto entrare prima in campo ce la saremmo giocata. Nonostante che abbiamo incontrato il Brasile probabilmente più forte di tutti i tempi. In fin dei conti fino al 20′ del secondo tempo abbiamo giocato alla pari. E a 20′ dalla fine un tiro deviato di Angelo Domenghini ha rischiato di finire in rete. Poi siamo crollati

Ritorno in Italia, la contestazione alla dirigenza, le manifestazioni di affetto per i giocatori

Il ct Valcareggi per non scontentare nessuno ha finito per scontentare tutti . commenta Roberto Boninsegna -Quando al rientro siamo arrivati a Roma ci aspettavamo che ci applaudissero, trovammo ventimila persone che cercavano lui e l’accompagnatore Walter Mandelli. I tifosi non avevano digerito la staffetta e l’esclusione di Rivera, allora Pallone d’Oro. Partì una fortissima contestazione alla dirigenza, a noi rimane la consolazione dell’affetto dei tifosi ancora oggi inalterato

Prossimi Europei, si potrebbe ripetere un effetto paragonabile

Attorno a quella Nazionale si strinse comunque un intero paese, in un momento non facile della storia italiana che viveva le tensioni del sessantotto. “Anche oggi quella partita può essere un esempio. Quest’anno è stato e sarà un anno pesante, le vittime del coronavirus non sono state poche. Una vittoria al prossimo Europeo potrebbe avere un effetto paragonabile a quella partita

Nazionale, Nicolò Zaniolo futuro punto fermo

L’attuale ct Mancini sta facendo bene, lavora molto bene con i giovani. Un lavoro che nel tempo può dare i suoi frutti – sostiene convinto l’ex bomber – Ma non esaltiamoci troppo, fino ad ora la Nazionale ha incontrato squadre di seconda e terza fascia, le big come Francia, Croazia, Inghilterra, Olanda e ovviamente Germania non le abbiamo ancora incontrate. Le premesse sono comunque interessanti, abbiamo giovani molto validi. A cominciare da Nicolò Zaniolo, un talento che il reparto tecnico dell’Inter ha inspiegabilmente lasciato andare. E pensare che era un prodotto del vivaio della società, qualcuno avrebbe dovuto fermare Luciano Spalletti. Invece c’è stato un vuoto di potere. Zaniolo è un grande giocatore, diventerà un punto fermo della Nazionale

Stadio di San Siro, le considerazioni di Roberto Boninsegna

Così come sarebbe stato protagonista con la maglia nerazzurra. Con le sue giocate avrebbe deliziato il pubblico dello stadio di San Siro. In questo stadio meraviglioso si sono viste giocate splendide. Giocatori dal valore eccezionale hanno calcato il suo terreno, è stato uno dei palcoscenici del calcio più importanti al mondo. Anche se io non ho giocato nello stadio con il terzo anello, faceva comunque tremare le gambe. Io tifo perché non venga abbattuto, se sparisse con esso sparirebbe la memoria storica del calcio milanese. E non solo

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