Sandro Mazzola: “Mario Corso, un fenomeno del calcio. Ad ogni giocata, una invenzione”

Mario Corso, probabilmente il talento più genuino del nostro calcio. In anticipo sui tempi, in campo inventava giocate uniche. I suoi avversari impazzivano a intuirne le invenzioni, in panchina il mago Helenio Herrera mal digeriva la sua genialità fuori dagli schemi. Tecnica sopraffina, in campo sapeva come far segnare i compagni di squadra. Lo sa benissimo Sandro Mazzola, spesso lanciato in rete dai suoi passaggi. E quando non faceva segnare, ci pensava lui con una delle sue celebri punizioni a foglia morta, altro colpo magico del suo repertorio. Ha fatto la fortuna della Grande Inter, pupillo insostituibile della famiglia Moratti. Talento geniale quanto incompreso, con la Nazionale ha avuto poca fortuna. Escluso dalle convocazioni per il Campionato del Mondo 1966 e il Campionato Europeo 1968, anche per il suo carattere, schietto e diretto, ai tempi poco gradito dagli addetti dell’ambiente calcistico. Di seguito, la testimonianza di Sandro Mazzola.

Mario Corso, in campo era assolutamente imprevedibile

Ricordo ancora il nostro primo incontro – racconta commosso Sandro Mazzola, uno dei protagonisti della Grande InterLui, più grande di me, era già titolare nell’Inter ma faceva fatica a trovare la posizione in campo. Lui voleva giocare al centro come mezzala, l’allenatore preferiva giocasse sull’ala sinistra. Quello che è certo è che grazie ha lui ho fatto tanti gol. In campo era assolutamente imprevedibile, portava gli avversari a non capire niente. Andava a destra per portarsi dietro gli avversari. Poi con la coda dell’occhio mi vedeva e con un esterno sinistro ad effetto mi lanciava con chirurgica precisione sulla sinistra. Straordinario

Mario Corso e Helenio Herrrera, una intesa mai nata

Una genialità non sempre ben digerita. “Il mago Helenio Herrera, preciso e autoritario, voleva che si facesse esattamente quello che voleva lui. Così alla fine della stagione Mario Corso era perennemente in cima alla lista dei partenti che l’allenatore presentava alla società. Ma poi la società cambiava la lista”

Genialità e inventiva, fuori dagli schemi

D’altronde il suo genio calcistico non poteva essere imbrigliato negli schemi di un allenatore, anche si si trattava di Helenio Herrera – prosegue l’ex centravanti nerazzurro – Mario aveva e sentiva il bisogno di inventare” La critica dei tempi non è sempre stata tenera con Mario Corso, talento spesso incompreso. “Ma lui se ne infischiava – ricorda Sandro Mazzola – Non ha mai subito la critica. Alle critiche rispondeva in campo con le sue giocate, sapeva come far segnare un compagno” Ai compagni dedicava tutte le sue attenzioni, anche fuori dal campo. “Quando si accorgeva di un compagno maltrattato o poco considerato, gli si avvicinava e gli metteva una mano sulla spalla per rincuorarlo. Così gli faceva capire che, al di la di tutto, era bravo. Una sensibilità a comprendere il talento che avrebbe dimostrato anche come osservatore dell’Inter. Di lui mi fidavo

Talento straordinario, sempre al servizio della tecnica

Mario Corso e la Nazionale, un amore mai nato. “Mario aveva un carattere particolare. Lui certe cose non le gradiva e lo manifestava, chiaramente. Aveva un carattere schietto, diretto. Le cose non se le teneva dentro, non si girava dall’altra parte. E questo ai tempi non era molto apprezzato, gli è costata la convocazione ai Mondiali 66 e agli Europei 68. Carattere a parte, il suo talento straordinario è stata sempre al servizio della tecnica della quale era totalmente innamorato. Mi auguro- conclude Sandro Mazzola – che i giovani calciatori di oggi si possano innamorare della tecnica come lo era lui, per lui la tecnica era la base del gioco del calcio. Mario Corso era un fenomeno del calcio

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