Asini e scimmiette, l’insegnamento della pallacanestro oltre il dogma

Gaetano Gebbia, dal 1983 ad oggi dedito ininterrottamente alla formazione dei giovani giocatori di pallacanestro. Assistente di allenatori come Tonino Zorzi e Carlo Recalcati, ha portato in Italia giocatori come Hugo Sconochini, Manu Ginobili e Alejandro Montecchia. Il suo percorso nel mondo della pallacanestro lo ha portato a viverne le involuzioni. Frutto di una esasperata ricerca del risultato e di un mercato sempre aperto che ha indotto le società a investire sempre meno in allenatori capaci di formare le nuove leve cestistiche. E rinunciare così alla progettualità, condizione imprescindibile nella carriera di un allenatore. Con “Asini e scimmiette, il nuovo libro, Gaetano Gebbia fornisce alcuni suggerimenti, senza toni accademici e pretese di scientificità, per sviluppare uno spirito critico che consenta ad ogni allenatore di apprendere e personalizzare. Per andare oltre il dogma. Ventitré capitoli, arricchiti da vignette e citazioni musicali. Di seguito, l’intervista all’autore.

Asini e scimmiette, spunti di riflessione per interpretare l’insegnamento della pallacanestro

Asini e scimmiette non è ne un manuale didattico ne un testo scientifico sull’insegnamento, bensì un invito a non rimanere eccessivamente ancorati ai dogmi – afferma Gaetano Gebbia, autore del libro – Spunti di riflessione per migliorare il lavoro dell’allenatore, per rivedere il proprio modus operandi. E andare oltre, ognuno con il proprio stile e modo di interpretare l’insegnamento

Allenatori omologati, il rischio è tarpare le ali ai talenti

Gli allenatori di oggi sono omologati, non hanno più spazio per la sperimentazione – prosegue Gaetano Gebbia – Non è tutta colpa loro, devono convivere con un mercato sempre aperto e la ricerca esasperata del risultato a tutti i costi. Non essere certi di disporre degli stessi giocatori nell’intero arco della stagione li costringe a divulgare insegnamenti stereotipati, facili da apprendere. La mancanza di tempo per lavorare su e con i giocatori fa il resto. Con il conseguente rischio di tarpare le ali ai talenti emergenti ai quali non viene data la possibilità di esprimersi

Giocatori italiani, si investe poco su di loro ma devono imparare a gestire il post stagione

Oggi un ragazzo ha molta più difficoltà a sognare, percepisce che su di loro si investe poco. Costretto più che mai a costruirsi una vita, al di fuori della pallacanestro. Cosa che rappresenta comunque un aspetto positivo, soprattutto se si pensa che, ad esempio, l’obbligo dell’utilizzo degli under, introdotto dalla federazione qualche anno fa, ha creato diverse generazioni di illusi. Senza trascurare il fatto che le società dovrebbero far giocare i giovani perché dimostrano di saper competere e non perché stimolati da obblighi o incentivi economici. Quello che mi sento di rimproverare ai giocatori italiani è però un certo lassismo, per anni cullati dalla idea del posto garantito in squadra. Atteggiamento accentuato dalla mancanza degli stimoli giusti, anni fa perlomeno avevano in squadra l’esempio di validi giocatori stranieri. Ciò comunque non li giustifica, dovrebbero imparare a gestire meglio il post stagione per lavorare su ciò che devono migliorare

Allenatori capace di formare i giovani cercasi

Tutto ciò non ci deve distogliere dal problema di partenza, il mercato oggi non ricerca più allenatori competenti nell’insegnamento ai giovani giocatori. Quando ho iniziato io, della mia generazione facevano parte allenatori come Sergio Scariolo, Stefano Bizzozzi, Guido Saibene. Oggi il mercato chiede altro, da quando è stato introdotto lo svincolo parziale le società non sono più proprietarie del cartellino dei giocatori. Inevitabilmente hanno smesso di fare reclutamento, non hanno intravisto un utile. Per me invece lavorare con i giovani è stata una scelta. Obbligata all’inizio, come per tutti gli allenatori. Ma poi divenuta la mia mission, mi piace portare avanti progetti nel medio e lungo termine. Un discorso molto lontano dalle prime squadre che vivono di poca progettualità

Asini e scimmiette, la differenza è tra chi scopiazza e chi personalizza

Gli allenatori devono comunque tornare ad avere un ruolo più attivo nella formazione dei giocatori, non solo nella loro gestione. Senza inventare nulla ma con la consapevolezza di dover sempre imparare, dai giocatori come dagli altri allenatori. Non c’è niente di stano, tutti in qualche modo abbiamo copiato. La differenza sta tra chi lo fa senza approfondire e chi prende spunti per personalizzare. Ci sono allenatori che scopiazzano, le scimmiette appunto. Senza neanche comprendere il significato di ciò che fanno. Sia esso un esercizio, un movimento o un gioco d’attacco. Non filtrano, non danno nessuna interpretazione. Dall’altro lato ci sono gli asini, coloro che arricchiscono gli insegnamenti ricevuti con creatività. Quella che veniva stimolata nel gioco Horse dei campetti americani, là dove i giocatori dovevano inventarsi movimenti sempre più difficili per mettere in difficoltà gli avversari.”

Allenatori, formarsi lungo tutta la carriera

Ma se per avere buoni giocatori occorrono buoni allenatori, per avere buoni allenatori occorrono eccellenti formatori. Molte riflessioni riguardano proprio la formazione degli allenatori, aspetto imprescindibile nella loro carriera. La formazione, sia chiaro, per essere utile deve essere costante lungo l’intera carriera di un allenatore. Per concretizzarsi in uno spirito critico autonomo, nella capacità di interpretare gli esercizi, nella costruzione di sequenze didattiche per raggiungere gli obiettivi. Aspetti che solitamente non vengono trattati nel mondo della pallacanestro

Il libro di Gaetano Gebbia, la provocazione di insegnare pallacanestro oltre il dogma

Il mercato editoriale è pieno di libri di metodologia, validissimi ma con il carattere della scientificità – puntualizza Gaetano Gebbia – Nel trattare questi temi ho volutamente evitato lo stile accademico. Proprio perché ciò che scrivo non è ne deve essere un dogma ma vuole essere lo stimolo per chi legge ad una diversa e più fresca interpretazione del ruolo dell’allenatore. Sono temi, questi, che ho voluto trattare con snellezza. Per andare oltre e superare i limiti che il gioco odierno della pallacanestro ci impone

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