Quattro a tre, il libro che racconta la partita del secolo  dalla parte degli sconfitti
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“Quattro a tre” non è il solito libro sulla partita del secolo. Sui fatti che hanno immortalato la sfida Italia-Germania allo stadio Atzeca di Città del Messico il 17 giugno 1970 è stato scritto e continua a essere scritto tanto. Ma sempre dalla parte degli italiani, mai dalla parte dei tedeschi. A farlo sono i giornalisti Alberto Facchinetti e Roberto Brambilla, quest’ultimo anche germanista. Sette capitoli come sette sono le reti che hanno reso indimenticabile quell’incontro. E una serie di aneddoti e curiosità dei protagonisti. Dall’arbitro ai giocatori Gerd Muller,Uwe Seller e Franz Beckenbauer, dal ct Helmut Schon al telecronista Ernst Huberty. Ma anche un parallelo dell’impatto mediatico della partita nei due paesi e i differenti modi di gestire le polemiche attorno alla staffetta, problema tecnico e tattico condiviso da entrambi gli allenatori. Di seguito, l’intervista ai due autori del libro (la prefazione è di Massimiliano Castellani) pubblicato da Edizioni inContropiede.

Quattro a tre, l’arbitro della partita ha un maestro italiano

Con Quattro a tre abbiamo voluto raccontare la partita del secolo in modo diverso, per dare spazio e parola agli sconfitti. E rendere pubblici aneddoti solitamente tralasciati – affermano congiuntamente Roberto Brambilla e Alberto Facchinetti, gli autori del libro – Dell’arbitro della partita, per esempio, non parla mai nessuno. Ma la sua storia merita di essere raccontata – prosegue Alberto Facchinetti – Arturo Yamasaki ha origini giapponesi ma è peruviano. E a quel mondiale partecipa con passaporto messicano. Ma soprattutto c’è un filo sottile che lo lega all’Italia, il suo maestro è italiano. Si chiama Diego De Leo, è il primo arbitro professionista che ha girato il Sudamerica ad arbitrare ma anche a formare giovani arbitri. Anche lui presente ai mondiali con passaporto messicano. Il suo arbitraggio lascia scontenti i tedeschi che lo reputano colpevole di non aver assegnato due rigori a loro favore”

Karl Heinz Schlenninger, la critica tedesca ne riconosce la grandezza

In tanti anni si è parlato di partita del secolo ma per essere corretti dovremmo parlare di supplementari del secolo – continua Alberto Facchinetti – Senza il gol di Karl-Heinz Schnellinger, si sarebbe trattato di una partita come tante. Vinta dall’Italia con un gol striminzito, arroccata in difesa fino al 90’ a difendere il risultato. E invece quel gol del difensore tedesco, che in Italia veste la maglia del Milan, impreziosisce la partita” Di lui, in Italia, ci si limita a sottolineare che quel gol sia il primo (poi rimasto l’unico) gol segnato con la maglia della sua Nazionale, quasi a limitarne la grandezza. “Invece Karl-Heinz Schnellinger è un grande giocatore, con il Milan ha vinto tutto quanto si poteva vincereconferma Roberto Brambilla – E a quella partita arriva come vice campione del mondo. Meriti che la stampa tedesca negli anni gli riconosce

Stampa italiana divisa, si sfidano due scuole di pensiero

Quattro a tre è anche l’occasione per mettere a confronto il diverso clima mediatico che accompagna le Nazionali italiana e tedesca in quel mondiale. In Italia infatti attorno alla Nazionale fervono furiose polemiche. “Erano anni nei quali la stampa italiana si divideva tra i fautori del gioco all’italiana capitana da Gianni Brera e quelli che professavano un gioco più arioso, la cosiddetta scuola napoletana di Antonio Ghirelli e Gino Palumbo precisa Alberto Facchinetti – La stessa staffetta tra Sandro Mazzola e Gianni Rivera era un riflesso sul campo della sfida tra due diverse scuole di pensiero

La staffetta soluzione di compromesso

Gianni Rivera non era particolarmente gradito da Gianni Brera ma anche in Nazionale il talento del Milan aveva qualche nemico. Walter Mandelli fu il principale fautore della sua esclusione nelle prime partite del mondiale – sostengono Roberto Brambilla e Alberto Facchinetti – La mediazione di Nereo Rocco salvò la situazione, e la staffetta fu la soluzione di compromesso per proseguire nel migliore dei modi il percorso nel campionato mondiale. Ma non salvò la Nazionale dalla contestazione, al suo rientro in Italia”

Stampa tedesca, ai giocatori concesso l’onore delle armi

Diverso è l’atteggiamento della stampa tedesca.“Se pur usciti sconfitti da quella semifinale, ai giocatori tedeschi viene concesso l’onore delle armi, In patria ma non solo – precisa Roberto Brambilla – Persino gli inglesi, mai teneri con loro, hanno avuto parole di apprezzamento. Tanto da paragonare Franz Beckenbauer a un ufficiale prussiano che esce sconfitto con onore. Di lui rimane scolpita l’immagine con il braccio fasciato, fasciatura eseguita dal medico della nazionale tedesca Erich Deuser per una sub lussazione alla spalla”

Manca una monografia sulla partita, la sconfitta brucia ancora

Su lui e i suoi compagni sono state scritte molte monografie. Tra le tante, la più significativa è probabilmente Der Bomber der Nation, la biografia di Gerd Muller scritta da Patrick Strasser. Nel quale il bomber, solitamente restio a rilasciare interviste, racconta la sua versione di quella partita. Di contro però in Germania non è mai stato pubblicato un libro sulla partita in generale, quella sconfitta ai tedeschi brucia ancora tantissimo

La rivalità Muller-Seller, da possibile elemento di frizione a punto di forza

Ciò che in Italia è divenuta origine di infinite polemiche, in Germania è stata la base per una amicizia durata nel tempo. Una situazione molto simile affrontata in due modi diversi dai due allenatori, in “Quattro a tre” l’analisi degli autori. “Per l’Italia quello è il mondiale della staffetta ma per la Germania sarebbe potuta essere una cosa simile– sottolinea Roberto Brambilla – Gerd Muller non vedeva bene il ritorno in Nazionale di Uwe Seller, di dieci anni più vecchio di lui. La loro rivalità è fortissima ma una geniale intuizione del ct Helmut Schon appiana ogni tensione. La scelta di metterli in stanza insieme trasforma un potenziale elemento di frizione in un punto di forza per la squadra. E una rivalità diventa una straordinaria amicizia. Negli anni che seguono, l’unico che è sempre andato a trovare Gerd Muller, ormai malato di Alzheimer, è stato proprio Uwe Seller

Helmut Schon, il ct venuto dall’Est

A riguardo di Helmut Schon voglio citare un episodio curioso. Quando segna Karl-Heinz Schnellinger lui sta già rilasciando una intervista ad un giornale tedesco, convinto che ormai la partita non avesse più niente da esprimere. Questo però non è l’unico particolare sul quale è giusto concentrare l’attenzione. E’ nato a Dresda, nei primi anni ’50 abbandona la Germania dell’Est. Non gli piace la piega che il calcio sta prendendo. Come allenatore fa tutta la trafila nei ranghi federali. Fino a diventare ct della nazionale tedesca occidentale nel 1964, dopo quasi dieci anni da assistente. Consuetudine mai abbandonata dalla Germania, Joachim Low ne è l’esempio. In Italia, viceversa, da Arrigo Sacchi in poi la Figc ha preferito affidarsi ad allenatori provenienti dalle squadre di club

Herst Huberty, la voce dei tedeschi

Non sarebbe giusto concludere questa carrellata di aneddoti e curiosità senza citare Herst Huberty, il telecronista tedesco – afferma Roberto Brambilla – E’ la versione tedesca del nostro Nando Martellini, le loro voci hanno contribuito a rendere immortale Italia-Germania. Che meravigliosa partita, ascoltatori italiani Non ringrazieremo mai abbastanza i nostri giocatori per le emozioni che ci regalano è la frase che identifica Nando Martellini a quella partita. Dall’altra parte, Aus gerechnet Schnellinger! (Proprio Schnellinger!) è la frase con la quale ancora oggi ricordano Herst Huberty in tutta la Germania. Ma questi è anche un personaggio di spicco della televisione di stato tedesca. Sua è la conduzione di Sportschau, la più importante trasmissione sportiva tedesca. Un ultimo particolare, a quel mondiale è presente una persona con compiti diversi da quello di telecronista. Ma destinato a diventare un protagonista assoluto del giornalismo italiano, il suo nome è Bruno Pizzul

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