Diana Filippini: “Un approccio nuovo per una stagione al massimo”
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Diana Filippini, outside linebacker di Le Sirene Milano. Protagonista nello scorso 29 febbraio della sfida, a Miami, tra la selezione del resto del Mondo e una rappresentativa canadese. Evento dal quale si porta dietro un insegnamento che auspica possa trovare spazio anche in Italia. Nel frattempo, in previsione della nuova stagione, ha ripreso ad allenarsi con la squadra, alla ricerca del giusto amalgama per puntare in alto e con un diverso approccio di allenamento dettato dal nuovo preparatore atletico. Di seguito, l’intervista

Diana Filippini, precursore del football americano femminile in Italia

Ho cominciato ad appassionarmi al football nel 2012, da quando ho cominciato ad assistere alle partite di mio marito a Busto Arsizio. L’interesse è cresciuto sempre più, fino a costruire, insieme a moglie e fidanzate dei giocatori, una squadra tutta femminile. Ma i numeri non ci consentivano di disputare un campionato e l’anno successivo ci siamo fuse con Le Sirene, allora OneTeam. Sono state tra le prime, insieme con Nausicaa Dell’Orto, ad aprire la strada del football americano femminile in Italia. Da allora ho partecipato a tutti i campionati che si sono svolti

Nuova stagione, giusto amalgama e allenamenti innovativi gli strumenti per puntare in alto

Veniamo da un momento complicato ma per la prossima stagione puntiamo al massimo. Solo così potremo raggiungere traguardi di alto livello. In questo momento siamo concentrate a ricreare il giusto amalgama perso un po’ per strada per via del lockdown. In questo siamo validamente supportate dal presidente Paolo Songogni, vera anima della squadra, e dal preparatore atletico Gregory MacGee. Quest’ultimo – racconta Diana Filippini – ha portato un po’ di scompiglio alle nostre abitudini con una nuova tipologia di allenamento alla quale non eravamo abituate. L’obiettivo è limitare al massimo la possibilità di infortuni, a favore di reattività, agilità e esplosività. Nonostante si tratti di semplice stretching, vengono interessati muscoli che neanche pensavi di avere. E i risultati in campo li vedi subito”

Approccio propositivo, l’esempio viene dagli Usa

Gregory si porta dietro un approccio diverso, a seconda di come reagisci sa già dove intervenire – precisa Diana Filippini – E’ un ottimo psicologo ed ha un atteggiamento propositivo. Aspetto, quest’ultimo, che ho potuto apprezzare nella recente trasferta americana contro le ragazze canadesi. Nella partita giocata a Miami con la selezione del Resto del Mondo, ho avuto occasione di notare quanto le giocatrici americane si distinguano dalle nostre. Anche se non ti conoscono perché è la prima volta che ti vedono, ti coinvolgono immediatamente. Fanno gruppo, ti sostengono in ogni modo e ti danno tutto ciò che possono dare. Manifestano una maggiore sicurezza, forse dovuta ad una migliore conoscenza di questo sport. E soprattutto non mollano mai. Un approccio – conclude Diana Fiippini – che dovremmo imparare ad avere anche in Italia

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