Coppa del Mondo di calcio, evento globale dalla magia inalterata
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“Storia della Coppa del Mondo di calcio. Politica, sport e globalizzazione”, saggio di Riccardo Brizzi e Nicola Sbetti, ripercorre gli eventi sociali, politici e mediatici che hanno accompagnato il percorso del principale evento calcistico internazionale. Da Uruguay 1930 a Russia 2018, l’evento sportivo ha assunto un ruolo mediatico ed economico. Ed è diventato un vero e proprio evento globale dalle importanti ripercussioni politiche. Sin dalla prima edizione nel 1930, disputata in Uruguay che aveva fatto pressioni per inserire l’evento nei festeggiamenti per il centenario della sua indipendenza. Fino alla ultima edizione di Russia 2018, occasione nella quale attorno all’evento sportivo ruota una più ampia strategia. Funzionale a rafforzare l’immagine internazionale del paese. Elemento centrale della vita associativa, il calcio privilegia l’incontro di cultura di massa e politica. E la Coppa del Mondo è una magia che si ripete inalterata nel tempo.

Coppa del Mondo di calcio, fenomeno sociale che va oltre l’evento sportivo

L’idea era scrivere una storia della Coppa del Mondo di calcio con uno sguardo non meramente sportivo, agiografico e celebrativo ma che ripercorresse gli eventi sociali politici e mediatici – afferma Nicola Sbetti, coautore di “Storia della Coppa del Mondo di calcio” – Fenomeno sociale che va oltre l’evento sportivo, senza il grande successo mediatico che ha avuto il calcio nel secolo scorso le varie edizioni dei campionati del mondo non avrebbero avuto la stessa rilevanza politica. Sin dalla prima edizione, voluta dai vertici politici uruguagi che volevano festeggiare il centenario dell’indipendenza con un grande evento sportivo. Pensarono al calcio, lo sport per eccellenza in quella area, tra Buenos Aires e Montevideo, nella quale si era espanso enormemente. Il calcio è ormai pronto per una competizione mondiale giocata da professionisti, seppure le defezioni non mancheranno nelle successive edizioni”

Dal 1966 una progressiva trasformazione

Vero momento di svolta è stata la Coppa del Mondo 1966. Nonostante le squadre asiatiche ed africane avessero boicottato le qualificazioni per carenza di posti a loro disposizione, quella edizione diventò un evento televisivo. Grazie alla BBC, televisione allora alla avanguardia. Il mondo del calcio subì una trasformazione, il calcio divenne sempre più professionale e le squadre partecipanti aumentarono. L’arrivo del colore e della televisione satellitare, nonché la crescita esponenziale dei diritti televisivi a cavallo tra la fine degli anni 80 e l’inizio degli anni 90, contribuì a trasformare la Fifa in una potenza politica. Una forza sempre più determinante, in grado di decidere in quali paesi organizzare la Coppa del Mondo. E’ emblematica l’immagine che ritrae Gianni Infantino, neo presidente Fifa, tra Vladimir Putin e uno sceicco saudita nel corso di una partita della Coppa del Mondo 2018

La presidenza di Havelange, il calcio apre alle realtà emergenti

Altro momento di svolta sottolinea Nicola Sbetti – è l’elezione di Joao Havelange alla presidenza della Fifa nel 1974. Si confrontano due visioni calcistiche. Da un lato quella anglosassone ed eurocentrica, dall’altra quella di Joao Havelange, sostenuto dai potentati economici, che punta ad una maggiore apertura. La sua presidenza sarà fautrice di un nuovo sistema calcistico internazionale che durerà fino alla caduta di Sepp Blatter, quaranta anni dopo. Un sistema articolato basato su un bacino elettorale non più garantito dalla vecchia Europa ma da nuove realtà emergenti dagli altri continenti. Realtà periferiche nelle quali vengono redistribuiti i nuovi introiti della Fifa, a volte per promuovere il calcio in quelle aree, altre volte trattenuti in maniera corruttiva. Ma è fuori dubbio che il calcio è diventato lo sport più diffuso al mondo, anche in quei paesi dove non era la prima disciplina sportiva

Sponsor sempre più determinanti, la Cina tra i maggiori investitori

Alla luce dei cambiamenti degli ultimi decenni – prosegue l’autore – la Fifa si è affermata come attore della politica sportiva internazionale e spazio della politica nel quale le singole federazioni nazionali vi portano i rispettivi interessi. Con gli sponsor che inevitabilmente ne condizionano le scelte. Tra i maggiori investitori al mondo, la Cina. Decisamente proiettata a diventare un attore importante per quanto concerne la politica sportiva, per questo motivo ha investito massicciamente in know how. L’arrivo di Fabio Capello e Fabio Cannavaro ne sono la chiara dimostrazione. Al contempo le scelte operate non sono sempre state coerenti, come la retromarcia sul libero mercato. Non sarebbe comunque una sorpresa se la Coppa del Mondo fosse disputata in Cina quando arriverà il turno dell’Asia

Vincere, esigenza di ogni regime

Tutti hanno comunque investito nella Coppa del Mondo, anche se in modo diverso – puntualizza Nicola Sbetti – In qualsivoglia regime, è viva l’esigenza di vincere. Non dobbiamo però commettere l’errore di pensare che ciò valga esclusivamente per i regimi totalitari. Semmai, come ovvio, tale esigenza è manifestata con modalità diverse. Le minacce sono lo strumento utile per garantire che allenatori e giocatori non manifestino pubblicamente il loro dissenso

Il caso di Cile e Argentina

Anche se ciò non ha impedito a Jorge Carrascosa, capitano della Nazionale biancoceleste, di non partecipare alla Coppa del Mondo in Argentina nel 1978 per evitare di legarsi al regime di Jorge Vileda. E al brasiliano Josè Reinaldo De Lima di festeggiare il gol con il pugno chiuso, dieci anni dopo John Carlos e Tommie Smith. Ma sono esistiti giocatori che, seppure malvisti dal regime, sono costretti a giocare perché forti. E’ il caso del cileno Francisco Valdes, contrario al regime di Pinochet. Tutta la Nazionale cilena è con lui, qualcuno non rende secondo le aspettative a causa della drammatica situazione che attanaglia il paese. Carlos Cazsely, per esempio, gioca malissimo il mondiale, sa che le loro famiglie sono oggetto di forti pressioni e minacce. Forse la sintesi la trovarono i tifosi sugli spalti, con lo striscione Cile si Giunta no manifestarono il conflitto interiore che vivevano i calciatori

Ungheria, il calcio anticipa la Storia

Al contempo – ricorda Nicola Sbetti – esistono casi di giocatori che, seppur forti, non possono partecipare ad un Campionato del Mondo. Uno di loro è Ferenc Deak, bomber magiaro capace di segnare 29 gol in 20 partite. Escluso dalla Nazionale perché spirito libero. La Nazionale magiara avrebbe poi perso la finale nella edizione 1952, scatenando la protesta popolare. Si ritenne infatti che i dirigenti avessero venduto, sembrava impossibile che l’Ungheria avesse perso con quella stessa Germania che aveva strapazzato nel girone di qualificazione. Due anni dopo ci sarebbero stati i moti di Ungheria, in qualche modo il calcio aveva anticipato la Storia. La prova che la Coppa del Mondo di calcio può diventare lo scenario attraverso il quale lanciare messaggi politici, sociali e culturali. Da una e dalla altra parte”

Investimenti significativi per un evento dall’altissima visibilità

E però’ indubbio che la Coppa del Mondo di calcio rimanga un momento di altissima visibilità, per tutti. A prescindere dal regime vigente nel Paese organizzatore. E quando hanno difficoltà a trovare i necessari finanziamenti, ricorrono a soluzioni alternative pur di riuscirvi. Nel caso della Coppa del Mondo 1934 gli organizzatori dovettero inventare la Coppa Mussolini per avere i necessari finanziamenti. Nella successiva edizione, il Fronte Popolare osteggiò il Mondiale, agli investimenti per un grande stadio preferiva quello per i campi destinata a tutta la popolazione. E il terribile terremoto in Cile nel 1960, non impedì che si disputasse la Coppa del Mondo, anche se non al meglio. Gli investimenti sono in ogni edizione sempre significativi

Coppa del Mondo 1934, un caso di decontestualizzazione

L’importanza della Coppa del Mondo di calcio è tale da influenzarne negli anni la narrazione. In alcuni casi avviene una sorta di depoliticizzazione da un regime a quello successivo. Il caso più lampante è la Coppa del Mondo 1934. La memoria di quella vittoria subisce nel tempo una trasformazione. I governi della Prima Repubblica hanno fatto una operazione, non esplicita, di autoassoluzione di coloro che avevano avuto parte attiva in quella Coppa del Mondo. E avrebbero proseguito nel secondo dopoguerra, Ottorino Barassi su tutti. Per molti versi defascistizzata, è privata di ogni attributo che la riconducesse al precedente regime. Chiaro tentativo di appropriarsi di quelle vittoria, nonostante anche il fascismo l’avesse usata politicamente. Vittorio Pozzo diventa così il patriota della Prima Guerra Mondiale mentre nel documento Rai Il colore della vittoria il fascismo rimane sullo sfondo

Evento globale dalla magia inalterata

La Coppa del Mondo di calcio riveste una importanza globale, in quelle poche settimane catalizza la tensione del mondo intero. Sintomatico vedere tutti presenti alla premiazione della Coppa del Mondo di Russia 2018, Vladimir Putin, presidente dello Stato organizzatore, Emmanuel Macron e Kolinda Kitarovic. Per i governi rimane un momento molto alto, per i calciatori è il momento cruciale della carriera. E per i Paesi, vincere o fare comunque un buon risultato è motivo di orgoglio. Di ogni Paese, la Nazionale di Calcio è la rappresentazione. Nonostante l’eccesso di calcio al quale siamo abituati conclude Nicola Sbetti – la Coppa del Mondo, seppur disputata ogni quattro anni, continua a creare una magia nel tempo inalterata

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