Derby della Madonnina, aneddoti e curiosità (prima parte)
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Una delle grandi classiche del nostro calcio. Uno dei pochi derby ad aver assegnato il titolo nei tornei ufficiali, l’unica stracittadina ad essersi disputata in una competizione europea. Oltre un secolo di emozioni calcistiche fatte di campionissimi, di trionfi e vittorie incredibili, di goleade indimenticabili, grandi giocate, sconfitte da incubo. Una storia calcistica che si intreccia con quella della città, con i suoi mutamenti sociali, i suoi momenti di splendore e crisi. Grandi sfide all’ombra dei cambiamenti sociali dell’Italia, quando tifare per una o l’altra squadra significava anche avere una identità sociale oltre che calcistica. Il derby di Milano ha spesso deciso scudetti ed è l’unico, in Europa, a vantare due squadre vincitrici della Champions League. Nella intervista che segue, Davide Grassi e Mauro Raimondi, autori tra gli altri di racconti dedicati al calcio milanese, ne svelano aneddoti e curiosità.

Derby della Madonnina, un derby oltre il calcio

Per lungo tempo la sfida tra Milan ed Inter non è stata solo calcistica, si trasferiva anche fuori dallo stadio – afferma Davide Grassi, coautore di “Derby della Madonnina” – Era una rivalità sociale tra i “casciavitt” rossoneri ed i “bauscia” nerazzurri. Il Milan trovava infatti consenso tra le classi di estrazione popolare che abitavano i quartieri periferici. E che si spostavano con i mezzi pubblici per andare allo stadio. Mentre l’Inter era seguita maggiormente dalla borghesia milanese, il ceto medio-alto del centro e dei quartieri residenziali che si poteva permettere di andare allo stadio con la motoretta. Oggi questa divisione si è molto attenuata, o forse è addirittura scomparsa, anche se continua a vivere, a torto o a ragione, nell’immaginario collettivo

Milan e Inter, nate in contesti diversi

Questa non è l’unica differenza tra le due società, divise anche dal contesto nel quale sono nate. Più tormentato quello del Milan, molto meno quello dell’Inter. “La nascita della società rossonera, nel dicembre 1899, si inserisce in un momento drammatico della storia di Milano. Nel maggio dell’anno precedente la città era stata teatro della dura repressione. da parte del generale Bava Beccaris. dei moti generati dall’aumento del prezzo del pane. Nel luglio dell’anno seguente, a Monza, Re Umberto è vittima di un attentato. L’Inter sarebbe viceversa nata da una scissione di alcuni dirigenti rossoneri. Ma cominciamo il nostro racconto sin dall’inizio”

Derby di campionato e Coppa Chiasso, le prime vittorie vanno al Milan

Mentre l’Inter ai suoi esordi giocava in un campo sulla Ripa Ticinese – prosegue Davide Grassi – il Campo Milan di Porta Monforte, in Via F.lli Bronzetti, fu il primo vero stadio del Milan. Teatro degli scudetti del 1906 e 1907 e della prima vittoria in campionato contro i “cugini” dell’Inter. Era il 10 gennaio 1909, vinse il Milan 3-2Ma il primo derby in senso assoluto si giocò in terra svizzera, l’occasione fu offerta dalla Coppa Chiasso. “Da sette mesi il Milan aspettava, finalmente aveva la possibilità di affrontare i cugini sul campo grazie a quella Coppa che il Milan aveva vinto già due volte. Un trofeo da calcio pionieristico, con tutti gli incontri che si dovevano giocare in una unica giornata. Vinse il Milan 2-1 con gol di Pietro Lana e Luigi Forlano. Vendetta compiuta

6 febbraio 1910, la prima vittoria dell’Inter in un derby

Dietro quei successi in realtà si preparava l’ascesa dell’Inter a prima squadra della città per l’intera decade successiva, aperta e chiusa dalla società nerazzurra con due scudetti. “Nell’Inter targata 1910, giocava Luigi Cevenini, alias Cevenini III, che aveva di nuovo lasciato il Milan per vestire definitivamente la maglia nerazzurra” Quel 6 febbraio 1910, tredicesima giornata di campionato, si gioca il sesto derby della sfida ultracentenaria tra Milan e Inter. A distanza di due anni dalla sua nascita, l’Inter non è mai riuscita a battere i cugini. “Per sfatarlo, i giocatori nerazzurri entrarono i campo determinatissimi. Consapevoli di disporre di una squadra più forte di quella avversaria – racconta Mauro Raimondi – E infatti non ci fu partita, i milanisti vennero umiliati sul loro campo di Via F.lli Bronzetti. Il primo in Italia in cui vennero applicate le reti alle porte. Finì 5-0, la prima vittoria dell’Inter in un derby

2 maggio 1915, l’ultimo momento di divertimento prima della tragedia

Cinque anni dopo una altra grande vittoria, prima della tragedia. 2 maggio 1915, si gioca la 3° giornata del girone finale di campionato. Vittoria dell’Inter 3-1. “Per molti quel derby giocato in una bella giornata di maggio fu forse l’ultimo momento di svago e divertimento, a pochi giorni dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Qualcuno partì per il fronte e non tornò più, come l’interista Virgilio Fossati o il centravanti del Milan, Erminio Brevedan

Aldo Cevenini, capostipite di una dinastia calcistica

Il calcio a volte regala storie incredibili. Come quella dei cinque fratelli Cevenini, la maggiore dinastia del calcio milanese e italiano. “Fu Aldo, alias Cevenini I, ad aprire la strada – racconta Mauro Raimondi – esordendo con la maglia rossonera nel 1909 come difensore. Salvo poi meritarsi un posto in attacco a fianco di Pietro Lana e di Louis Van Hege, centravanti, quest’ultimo, con la media di un gol a partita. Più grinta che tecnica, Aldo si fratturò due volte la gamba e un’altra volta uscì dal campo con tre denti di meno. Tanto grintoso in campo quanto calmo e riflessivo fuori. Come si conviene a chi lavorava come incisore, impiego che imponeva fermezza di mano e di testa. Fu sicuramente lui a infondere la passione per il calcio ai fratelli Mario e Luigi, che dopo aver militato insieme nel Milan, lo seguirono all’Inter

Luigi Cevenini, talento incredibile

Luigi, alias Cevenini III, è il più famoso di tutti. Aveva un talento incredibile che esprimeva con dribbling e tiri fulminei. Il suo carattere forte e sanguigno lo portava anche a qualche eccesso, come quella volta che schiaffeggiò un compagno colpevole di avere sprecato un suo assist. Dotato di una gran parlantina che gli aveva procurato il soprannome di Zizì, era un leader in campo. Mario, il Cevenini II, fu meno fortunato. La guerra gli tarpò le ali.

3 marzo 1918, un derby rimasto nella storia

Il conflitto mondiale portò il secondo colpo di scena, i fratelli Cevenini abbandonarono l’Inter per trasferirsi di nuovo al Milan. All’origine, forse un ripensamento del capostipite Aldo che provocò il terzo cambio di casacca – continua Mauro Raimondi – Con la maglia rossonera disputarono la Coppa Federale nel 1915 e soprattutto la Coppa Giovanni Mauro. Nella finale-spareggio, al Velodromo Sempione, il 3 marzo 1918, i rossoneri inflissero uno strepitoso 8-1 ai danni dei nerazzurri. Nell’ultima mezzora, sul 2-1 per il Milan, Aldo e Luigi realizzarono addirittura cinque gol di fila Ma le sorprese non sono finite.

30 gennaio 1921, cinque fratelli da record

30 gennaio 1921, settima giornata del girone finale lombardo del campionato 1920-21. “Questa volta la fantasia supera la realtà, sul campo milanista di Viale Lombardia i cinque Cevenini vestono la maglia nerazzurra. Mario in difesa, Aldo e Luigi a centrocampo, Carlo e Cesare in attacco. Cinque fratelli che giocano un derby con la stessa maglia non si era mai visto” Finì 1-1, di Luigi Cevenini il pareggio dell’Inter su rigore.

3 aprile 1927, si conclude l’epopea dei fratelli Cevenini

Tutto finito? Ovviamente no! Nel derby del 3 aprile 1927, i fratelli Cevenini si trovano gli uni contro gli altri, per la prima volta. “Da una parte Luigi veste la maglia nerazzurra, dall’altra, Carlo, il fratello più piccolo, indossa quella rossonera. Buon giocatore, Carlo era rientrato al Milan nel 1923. Impiegato come ala destra e mezz’ala, dietro mostri sacri come Giuseppe Santagostino e Rodolfo Ostromann. L’ultimo derby disputato dalla famiglia Cevenini, la lunga storia, iniziata nel 1909, si sarebbe conclusa quel giorno. E se il primo derby di Aldo era finito con un clamoroso 5-0 per l’Inter – ricorda Mario Raimondi – l’ultimo vide la vittoria del Milan per 2-1. Tanto per non scontentare nessuno o tutti

19 settembre 1926, l’inaugurazione di San Siro

San Siro, lo stadio tanto agognato venne inaugurato il 19 settembre 1926. “Mentre gli interisti, abbandonata la Ripa di Porta Ticinese, alternavano le partite tra Via Goldoni 61 e l’Arena situata a ridosso del centro città, il presidente del Milan scelse la lontana San Siro. Lì, in quel quartiere periferico, il presidente Piero Pirelli, successore del fondatore Edward, volle concludere l’eterno peregrinare della squadra rossonera che perdurava dalla sua nascita – specifica Mauro Raimondi – Voleva uno stadio moderno, al passo con i tempi. La prima pietra venne messa il 1° agosto 1925 e l’estate successiva tutto era pronto. Bisognava solo scegliere l’avversario, e Piero Pirelli volle l’Inter

Milanista il primo gol nel nuovo stadio

Per varare un grande stadio ci voleva una grande partita e derby fu. Nonostante i cugini dominassero il panorama calcistico cittadino. Un particolare che al presidente non interessava Forse a causa dell’atmosfera di fine estate, forse per colpa dei tifosi ancora restii ad adeguarsi alla novità, gli spalti quel giorno furono occupati solo per un terzo dei 30.000 posti disponibili. Chi giunse nella campagna milanese, comunque, non rimase deluso. Fu Giuseppe Santagostino, un buon cannoniere con 107 reti su 236 incontri in serie A ma capitato al Milan nel momento sbagliato, a segnare il primo gol a San Siro. L’attaccante del Milan, dopo 11 minuti dal fischio di inizio, entrò nella storia siglando la prima rete nello stadio che sarebbe diventato la Scala del calcio. Il vantaggio durò però solo quattro minuti, poi i cugini cominciarono a fare sul serio

All’Inter il successo finale, era comunque iniziata la leggenda di San Siro

Già al 24’ l’Inter aveva ribaltato il risultato grazie alla rete di Fulvio Bernardini e allungato sul 3-1 con Cevenini III. I nerazzurri strariparono con la doppietta di Armando Castellazzi, in seguito campione del mondo nel ’34 e allenatore del tricolore interista nel ’38, e la rete dell’ala destra Leopoldo Conti, due scudetti in dieci stagioni da protagonista. Raggiunto il 6-1 in un’ora di gioco, l’Inter si fermò. I rossoneri resero meno umiliante l’esordio nel loro stadio con le reti del cremasco Alessandro Savelli, futuro juventino, e del poderoso istriano Rudi Ostromann, giusto allo scadere. Finì 6-3 per l’Inter. La prima partita a San Siro era finita, era iniziata la leggenda del nuovo stadio”

Anni 30, per il Milan una decade senza vittorie nel derby

Calcisticamente, gli anni Trenta videro il dominio dI Juventus e Bologna. Interrotto solo dagli scudetti dell’Inter nel 1930 e nel 1938. Mentre il Milan continuava a non brillare, rimanendo sovente nella parte medio-bassa della classifica e senza vincere un derby dal 1928 al 1938. “Dieci anni, a volte, sembrano volare – commenta Davide Grassi – Altre volte, invece, possono sembrare lunghi, lunghissimi. Quasi eterni, se non riesci a vincere un derby. Un pensiero che l’8 luglio 1928 non sfiorò assolutamente i giocatori rossoneri, mentre uscivano dal terreno interista di via Goldoni, ribattezzato Fossati in onore del giocatore nerazzurro vittima della guerra, opo aver superato i cugini per 3-2 grazie a una tripletta dell’attaccante Stefano Aigotti. Nessuno di loro poteva immaginare l’incubo che stava per iniziare, un intero decennio senza aggiudicarsi il derby in campionato. Nei seguenti diciassette derby, infatti, l’Inter non avrebbe più perso, conquistando la vittoria per ben dieci volte

20 febbraio 1938, una corazzata contro onesti operai

20 febbraio 1938, i nerazzurri partivano favoriti. “Tanto che le cronache affermarono che nessun fotografo era presente dietro la loro porta – dichiara Davide Grassi – Del resto quella Inter era una vera corazzata e schierava alcuni futuri campioni del mondo” Come il mediano Ugo Locatelli, Giovanni Ferrari (a fine carriera, otto scudetti in tre squadre diverse) e l’ala Ferraris II. Oltre ad Annibale Frossi, medaglia d’oro e cannoniere alle Olimpiadi del ’36 e il mitico Giuseppe Meazza. “Nelle fila dei rossoneri uno dei pochi giocatori di livello era Aldo Boffi, un bomber che segnò 111 gol in 162 partite ma ebbe la sfortuna di capitare nel Milan in un periodo assai opaco. Poi Leandro Remondini, che avrebbe partecipato al Mondiale 1950, ed Egidio Capra, che poteva vantare al suo attivo un paio di gare in azzurro. Per il resto, onesti operai del pallone e nulla più

Clamoroso successo rossonero, cancellati dieci anni di disonore

L’equilibrio in campo regnò sovrano e solo un palo vietò al Milan di passare in vantaggio. Ma proprio quando il pari sembrava certo, i rossoneri fuggirono in contropiede e Egidio Capra, raccogliendo un cross di Elisio Gabardo, superò con un colpo di testa Giuseppe Peruchetti detto Pantera Nera. Restavano ancora dieci minuti alla fine e i milanisti, a un passo dal miracolo, resistettero. Un successo clamoroso, al fischio dell’arbitro portarono in trionfo quella veloce ala che aveva regalato loro una vittoria che cancellava dieci anni di disonore. Due mesi dopo, l’Inter sarebbe riuscita a vincere il campionato con un punto di vantaggio sulla Juventus e tre proprio sul Milan. Ma il Milan il suo scudetto l’aveva già conquistato quel pomeriggio di un giorno d’inverno

Anni 40, a Milano l’unico scudetto arriva dall’Inter

Gli anni 40 si aprirono con la cessione a titolo gratuito di Giuseppe Meazza al Milan. “Per dare una mano ai cugini in difficoltà, si disse. Ma le gerarchie non cambiarono – ricorda Mario Raimondi – l’Inter fu l’unica squadra milanese ad aggiudicarsi un campionato nel decennio. Poi nessun altro titolo per le due società. Solo un paio di derby stravaganti, il 4-4 del 6 febbraio 1949 con pareggio definitivo di Benito Lorenzi e, soprattutto, il celeberrimo 6-5 del 6 novembre 1949 disputato alla decima giornata del campionato 1949-50

6 novembre 1949, un derby dalle emozioni forti

Quel 6 novembre 1949 si giocò un derby dalle emozioni forti. Al 19’ il risultato era già ridondante, 4-1 per il Milan. Doppietta dell’ex Enrico Candiani e gol di Gunnar Nordahl e Nils Liedholm, per l’Inter aveva segnato Nyers. Ma un derby non è pratica da archiviare facilmente. L’Inter rispose con la doppietta di Amadeo Amadei e le reti di Istvan Nyers e Benito Lorenzi. E, dopo il momentaneo pareggio di Carlo Annovazzi, chiuse l’incontro, a mezz’ora dalla fine, proprio Amadeo Amadei. E pensare che Omero Tognon stampò pure un tiro sulla traversa..sarebbe stato il 6-6!

Tanti gol, le persone appagate dallo spettacolo offerto dalle squadre

E i portieri? Trafitti per 11 volte, vissero una giornata intensa quanto drammatica. “Passato alla storia come la giornata dei portieri affranti. Angelo Franzosi, portiere dell’Inter, era un milanese doc di Ripa Ticinese. Cresciuto sui campi che allora circondavano il Naviglio Grande, era detto Gatto Nero per la sua presa ferrea. Figlio di un fuochista che per quattro anni, a causa di un incidente, non poté lavorare, sopravvisse grazie alla solidarietà della gente del quartiere e dei negozianti. Tutti risarciti, non appena giunsero i soldi dell’indennizzo. Nonostante i tanti gol subiti, il portiere dell’Inter ha sempre sottolineato come le persone uscissero appagate dallo spettacolo che entrambe le squadre avevano mostrato. In città c’era un clima di esaltazione e festa, senza vandalismi né violenza alcunaTutta una altra atmosfera, tutto un altro calcio.

Efrem Milanese, messo in disparte dall’ambiente dopo quella partita

Un po meno sereno fu quel derby per Efrem Milanese, il portiere del Milan “Accusato di aver venduto la partita, massacrato da critica e compagni, venne difeso dal collega Angelo Franzosi e da, nientemeno, Benito Lorenzi che accusò di malafede i detrattori di Efrem Milanese. Il destino non gli fu comunque amico, dopo quella partita venne comunque messo in disparte da tutto l’ambiente calcistico” Pagherà per tutti, e uscirà dal grande calcio. “Ma nuovi e straordinari cambiamenti – concludono Davide Grassi e Mauro Raimondi – stanno per abbattersi sulla città di Milano, il derby tra Milan e Inter si avvia a vivere nuove e incredibili emozioni

FINE PRIMA PARTE

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