Derby della Madonnina, aneddoti e curiosità (terza ed ultima parte)
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L’ultima parte del nostro racconto sul derby della Madonnina (cliccare qui per la prima parte, cliccare qui per la seconda) inizia dagli anni Ottanta. Sono gli anni dello stadio di San Siro ribattezzato in memoria del “Pepin” Meazza ma anche dell’ennesimo campionato di avvio decennio vinto dall’Inter. Così come della retrocessione del Milan in Serie B per le sentenze della giustizia sportiva. E dell’Inter del presidente Ernesto Pellegrini che vince uno storico scudetto dei record. Ma il derby della Madonnina è destinato a scrivere la storia delle stagioni calcistiche delle due compagini milanesi. Riemersa dal purgatorio della Serie B, la società rossonera, con l’avvento di Silvio Berlusconi alla presidenza, torna protagonista di scontri memorabili con i cugini nerazzurri. Fino all’apoteosi di una semifinale di Champions League nel 2003, con il mondo calcistico ai piedi di Milano. Perché il derby della Madonnina, dovunque sia giocato, regala sempre emozioni uniche e irripetibili.

2 Marzo 1980, vittoria nerazzurra nello stadio ribattezzato

Per tutti lo stadio di Milan e Inter è sempre rimasto San Siro, nome che evoca una chiesetta situata nelle vicinanze dello stadio – racconta Davide Grassi, autore con Alberto Figliolia e Mauro Raimondi di “Il derby della Madonnina” – Quando, il 2 marzo 1980, le due squadre meneghine si affrontarono per il primo derby nello stadio ribattezzato in memoria di Giuseppe Meazza, furono molti i milanesi che storsero il naso. Troppo forte il legame del “Peppin” con la squadra nerazzurra per dedicargli lo stadio voluto dal Milan” Per la cronaca, quel derby fu vinto dall’Inter con rete di Gabriele Oriali su assist di Alessandro Altobelli. “Per un segno del destino, proprio nell’anno dello stadio ribattezzato con il nome di Giuseppe Meazza, il Milan retrocesse. Prologo delle stagioni più buie della sua storia” Mentre l’Inter, a fine stagione, avrebbe vinto il suo dodicesimo scudetto.

28 ottobre 1984, l’impronta di Attila il flagello del derby

Quando giunse a Milano ricorda Davide Grassi – lo conoscevano in pochi. Una leggenda narra che il Milan lo abbia acquistato dopo che un mago, amico di Nils Liedholm, avesse predetto per lui un grande futuro” Il nome di quel giocatore è Mark “Attila” Hateley. Un nome rimasto indissolubilmente legato alla società rossonera per il derby del 28 ottobre 1984. “Dopo anni di umiliazioni, i tifosi rossoneri rivissero emozioni che non provavano da tempo” La svolta al 63′ dopo i gol di Alessandro Altobelli e Agostino Di Bartolomei, “il centrocampista silenzioso“. Cross al centro di Pietro Paolo Virdis, Fulvio Collovati, stopper interista ed ex rossonero, e Mark Hateley si avventarono sul pallone.Mark Hateley, sospeso in volo, colpì il pallone di testa con forza tale che di piede non avrebbe potuto fare meglio Dopo cinque anni, il Milan tornava a vincere una stracittadina. “Grazie ad Attila, il flagello di Derby

Derby anche tra presidenti, l’era Berlusconi-Pellegrini

Cambiano i tempi e pure i presidenti. Ernesto Pellegrini subentra a Ivanoe Fraizzoli, Silvio Berlusconi a Giuseppe Farina. Sta per iniziare un periodo aureo per il Milan, rimasto nella storia calcistica. Era la squadra di Franco Baresi e Paolo Maldini, degli olandesi Ruud Gullit, Marco van Basten e Frank Rijkaard. L’esordio del neo presidente Silvio Berlusconi in un derby , il 6 aprile 1986, fu però amaro. “Al 77’ della 207° stracittadina – racconta Alberto FiglioliaGiovanni Minaudo, giovane promessa e capitano della Primavera, mandato in campo nel secondo tempo da Mario Corso, pose la sua firma su quel derby. Suo il gol che avrebbe deciso la partita e sancito la prima vittoria contro il Milan del neo presidente nerazzurro Ernesto Pellegrini

Trionfi europei per il Milan, scudetto dei record per l’Inter

Una sconfitta prima dei grandi successi. “Nella stagione 1987-88 il Milan si aggiudicava uno scudetto pazzesco davanti al Napoli di Maradona. La stagione successiva, vinceva Coppa dei Campioni e Coppa Intercontinentale” L’Inter, dal canto suo, lasciava il segno. Nella stagione 1988-89 conquistava lo scudetto dei record. “Nello stesso anno del primo trionfo rossonero in Europa – rammenta con orgoglio Alberto Figliolia – l’Inter era protagonista di una cavalcata strepitosa, guidata da mister Giovanni Trapattoni. I milanesoni Walter Zenga e Beppe Bergomi, tra gli alfieri di quella vittoria

24 aprile 1988, assalto a Fort Apache

24 aprile 1988, 212° stracittadina meneghina. Il derby passato alla storia per il predominio totale di una squadra, il Milan, senza che l’altra superasse mai la propria metà campo. “La partita si svolse davvero a senso unico. Il Milan si disimpegnava magnificamente, l’Inter affondava nel fuorigioco magistralmente orchestrato da Franco Baresi” Al 42’ il Pallone d’Oro Ruud Gullit, ricevuto un delizioso tocco d’esterno di Chicco Evani che lo porta a tu per tu con Walter Zenga, fredda il portiere nerazzurro. Già, Chicco Evani. “Terzino sinistro spostato da Arrigo Sacchi in posizione più avanzata per sfruttarne l’intelligenza tattica, la velocità e la grande abilità negli assist” Dominio assoluto del Milan, all’8’ del secondo tempo Pietro Paolo Virdis intercetta un passaggio di Daniel Passerella, campione del mondo 1978. “Si invola verso Walter Zenga e lo evita con un dribbling carezzato” Storia finita, il risultato non cambierà più.

11 dicembre 1988, il sigillo dell’uomo con la pelle a righe rossonerazzurre

Quattro giorni dopo l’eliminazione dell’Inter dalla Coppa Uefa ad opera del Bayern Monaco e quel gol incredibile di Nicola Berti dopo una corsa di 65 metri, si disputa il derby, l’11 dicembre 1988. Tra le file nerazzurre, Aldo Serena. “Professionista esemplare e simpatico mercenario, nella sua carriera passò con disinvoltura dalla maglia nerazzurra a quella rossonera, con puntate anche a Torino sull’uno e sull’altro fronte. Ex giocatore di basket prima di preferire il calcio, è lui a decidere il risultato del 214° derby. Con uno strepitoso e acrobatico colpo di testa rasente il palo infila al 26′ del primo tempo Giovanni Galli. A fine stagione si sarebbe laureato capocannoniere della serie A. E l’Inter avrebbe conquistato il tricolore con 58 punti, 11 di vantaggio sul Napoli, due sole sconfitte e una differenza gol strepitosa. Una vittoria da annali”

Tangentopoli, la Milano calcistica reagisce

Lo scandalo di Tangentopoli tolse il titolo di “capitale morale” a Milano, venne danneggiata l’immagine della città. “Ma non quella del Milan che negli anni Novanta prese decisamente il sopravvento sui cugini“, rammenta Davide Grassi. Il decennio cominciava con 13 scudetti a 11 per l’Inter, sarebbe finito con un 16-13 per il Milan. “Lo stesso accadeva in campo continentale, con il Milan che toccava quota cinque nella Coppa dei Campioni diventata nel frattempo Champions League. L’Inter, sempre ferma a due, si consolava con ben tre Coppe Uefa” E i derby? “Il decennio si apriva con un 3-1 dell’Inter che mandava in crisi un Milan poi sorpassato sul traguardo dello scudetto dal Napoli e dalla sceneggiata di Alemão. Ma è del Milan la vittoria più clamorosa, in chiusura di decade, con un 5-0 rifilato ai cugini nei quarti di finale di Coppa Italia il 5 gennaio 1997

22 novembre 1992, la papera di Antonioli

A volte la differenza tra impunità e condanna, vittoria e sconfitta, è così sottile che il destino di una persona può cambiare radicalmente in modo del tutto casuale“, sostiene Davide Grassi. E’ quello che successe il 22 novembre 1992 in un derby che tutti ricordano per una clamorosa papera di Francesco Antonioli. “Il portiere rossonero era un giovane di belle speranze, per lui tutti pronosticavano una carriera da titolare inamovibile.Quel giorno, però, qualcosa non funzionò” Al 60’, con il Milan in vantaggio grazie ad un gol della promessa Gianluigi Lentini, il fattaccio. “Su un tiro non irresistibile il portiere rossonero tentò la presa, la palla gli scivolò come una saponetta e si insaccò beffarda alle sue spalle. E cambiò il suo destino” Avrebbe vinto uno scudetto con la Roma, “ma quella occasione persa al Milan, in un periodo nel quale mieteva vittorie, rimase il rimpianto della sua carriera

8 gennaio 1998, el segna semper lü

Maurizio Ganz, aveva gli occhi di una faina, quella sera, quando l’arbitrò fischiò la fine e i tifosi rossoneri iniziarono a festeggiare una clamorosa cinquina rifilata alla Beneamata. Chi l’avrebbe mai detto, solo un anno prima l’attaccante, con la maglia dell’Inter, aveva addirittura vinto il titolo di capocannoniere della Coppa Uefa con 8 gol in 11 partite. Eppure, nel dicembre 1998, l’Inter lo vendette al Milan durante il “mercato di riparazione” per fare spazio al trio Branca-Ronaldo-Zamorano” La rivincita arrivò in quel derby di Coppa Italia, l’8 gennaio 1988, per lui e per un Milan in grande difficoltà in campionato. In una partita inguardabile per i tifosi interisti, Maurizio Ganz contribuì alla disfatta dell’Inter Sommersa dal suo gol e da quelli di Demetrio Albertini, Dejian Savicevic e persino dell’anonimo Steinar Nielsen. “El segna semper lu, come recitava uno striscione della Curva Nord

Anni 2000, Milan e Inter si contendono la decade

Negli anni 2000 Milan e Inter si contendono la scena. Nella prima parte della decade, il Milan è assoluto protagonista tra campionato, Mondiale per club e due Champions League vinte contro la Juventus, ai rigori, e contro il Liverpool. E un clamoroso il 6-0 in campionato dell’11 maggio 2001. A cambiare il vento, lo scandalo di Calciopoli e le sue sentenze. Per l’Inter, cinque scudetti di fila. Quattro sul campo e uno a tavolino. “Quest’ultimo definito degli “onesti” o della prescrizione o di cartone, a seconda dei punti di vista“, puntualizza Davide Grassi. L’Inter raccoglie successi anche negli scontri diretti, nella stagione 2009-10 compie un capolavoro assoluto con la conquista del Triplete. “Al Milan, la soddisfazione della vittoria, con uno splendido colpo di testa di Ronaldinho, nel derby del 28 settembre 2008 che chiude 100 anni di sfide e fissa il conteggio, temporaneo, sul 105 a 91 a favore del club rossonero

11 maggio 2001, debacle nerazzurra

Un derby per assegnare un posto in Champions League. Giocato in una anomala serata di venerdì, l’11 maggio 2001Giunsero a quel derby a pari punti, entrambe alla ricerca di un riscatto da una stagione in tono minore – spiega Mauro Raimondi – Eliminate dall’Europa e lontane dallo lotta scudetto, i due allenatori di inizio stagione, Alberto Zaccheroni e Marcello Lippi, esonerati. In diretta tv dal presidente Silvio Berlusconi dopo una sconfitta in Turchia, il primo. Su sua esplicita richiesta al presidente Massimo Moratti, il secondo” A fine partita, dopo il triplice fischio dell’arbitro Pierluigi Collina, sul tabellone di San Siro apparve un incredibile Inter-Milan 0-6. Una autentica deblacle della squadra nerazzurra, i casciavitt rossoneri esultanti come se avessero vinto la Champions. “Prima di allora, in campionato, un 5-0 nel febbraio 1910 aveva assegnato all’Inter, per novantuno anni, il record della vittoria con il maggior scarto di reti. Da quella sera, non più

13 Maggio 2003, il mondo calcistico ai piedi di Milano

Da sei anni il Milan impazza in Europa e nel mondo, con 3 Coppe Campioni e due Coppe Intercontinentali vinte. “Possiamo dunque comprendere quale fosse lo spirito che aleggiava nei cuori interisti quando il sorteggio della semifinale di Champions League 2003 li abbinò al Milan – sottolinea Mauro Raimondi – Nonostante il netto divario, era l’occasione per la rivincita” La sfida di ritorno è decisiva, dopo il pareggio senza reti dell’andata. “Al gol di Andrej Shevchenko, allo scadere del primo tempo, risponde a sei minuti dalla fine il giovane Obafemi Martins, mandato in campo nel secondo tempo da Hector Cuper al posto del fumoso Alvaro Recoba. I sei minuti finali sono tra i più adrenalitici nella storia del derby, Christian Abbiati salva il risultato su Mohamed Kallon. Milan caput Europae. Qualche anno Calciopoli, Roberto Mancini e Josè Mourinho avrebbero messo tutto in discussione

24 gennaio 2010, la sconfitta ha una dignità che la strepitosa vittoria non merita

24 gennaio 2010, un derby da delirio. “Reduce dall’umiliante 4-0 dell’andata, il Milan si presenta desideroso di riscatto. Ma subito incassa un clamoroso palo di Wesley Sneijderrammenta Alberto Figliolia – E subito dopo il gol di Diego Milito che sfrutta l’errore del giovane Ignazio Abate, figlio di un portiere di riserva dell’Inter, per trafiggere Nelson Dida con un mancino incrociato di rara precisione” La partita non lesina emozioni. “L’Inter gioca in inferiorità numerica a causa dell’espulsione di Wesley Sneijder, protagonista di ironici atteggiamenti all’indirizzo dell’arbitro. Il Milan però non punge, la difesa rossonera è tenuta in scacco da Diego Milito. E Goran Pandev, in versione Mario Corso, raddoppia” Ronaldinho avrebbe l’occasione di riaprire la partita ma si fa parare il rigore, fischiato per fallo di Lucio poi espulso, da Julio Cesar. “Si dice che la sconfitta ha una dignità che la strepitosa vittoria non merita. Il 24 gennaio 2010, tra Milan e Inter non è stato così

2 aprile 2011, nel calcio la vendetta è un piatto che si serve caldo

2 aprile 2011, il protagonista di quel derby è seduto sulla panchina dell’Inter. E’ l’allenatore Leonardo, una vita al Milan. Da giocatore, prima, e da dirigente, poi. “Il Milan gli aveva dato il benservito con poca eleganza, dopo le sue dichiarazioni di incompatibilità con la presidenza ma il popolo milanista lo aveva capito – precisa Davide Grassi Leonardo uno di noi, cantava in coro nella partita di addio del brasiliano. Poi, però, accadde l’imprevedibile” Massimo Moratti gli offrì la panchina dell’Inter. “Tra l’attaccamento ai colori rossoneri e una grande opportunità professionale, scelse la seconda. E si scatenò l’inferno, una vita passata al Milan non si cancella con un contratto milionario” Il derby diventa così l’occasione per regolare i conti, sportivi ovviamente. “Lo consideravano ormai il traditore per eccellenza. Giuda interista, lo striscione scelto per dargli il benvenuto” Finì 3-0 per il Milan, con la squadra rossonera che volava verso lo scudetto”

Derby della Madonnina, una storia che prosegue

Il titolo rossonero strappato all’Inter guidata dal traditore Leonardo con un inaspettato 3-0 e la successiva, commerciale e inusitata, finale pechinese per la Supercoppa Italia, anche essa vinta dal Milan, sono state le ultime due tappe storiche, di un derby che, comunque, anche quando finisce senza reti, appassiona ed emoziona i tifosi delle due squadre”, concludono Davide Grassi, Alberto Figliolia e Mauro Raimondi. Il nostro racconto finisce qui. Ma molti altri episodi, aneddoti e curiosità avrebbero meritato di essere oggetto di interesse, esclusi solo dalla necessità di contenere la narrazione. Episodi, aneddoti e curiosità che i lettori potranno comunque trovare e rivivere in “Il derby della Madonnina”. In attesa che gli autori ci regalino una nuova avvincente narrazione dei derby delle ultime stagioni calcistiche.

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