Gruppo Femminile Calcistico, prima uscita del calcio femminile dall’anonimato
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Quando nel febbraio 1933 presentarono alla stampa il Gruppo Femminile Calcistico, la prima squadra femminile di calcio in Italia, le reazioni furono alquanto colorite. Accusate di svilire la loro femminilità, furono presto dirottate dal regime verso sport ritenuti più femminili. Ma per un anno le sorelle Boccalini e le loro compagne riuscirono a portare avanti il progetto di fare uscire il calcio femminile dall’anonimato. E aprire uno sport declinato al maschile verso un pubblico più eterogeneo. La loro storia è raccontata nel libro di Federica Seneghini “Giovinette. Le calciatrici che sfidarono il Duce”. Di seguito, l’intervista all’autrice ed allo storico Marco Giani a sua volta autore del saggio illustrativo contenuto nel libro.

Gruppo Femminile Calcistico, storia non facile da raccontare

Quando mi sono imbattuta, un po’ per caso, in questa vicenda me ne sono subito innamorata. Nonostante fosse una storia non facile da raccontare, ho deciso di farne un libro. – racconta Federica Seneghini, autrice di “Giovinette. Le calciatrici che sfidarono il Duce” – Oggetto del libro è il Gruppo Femminile Calcistico, la prima squadra femminile di calcio in Italia. Fondata a Milano, negli anni ’30, dalle sorelle Rosetta, Marta e Giovanna Boccalini. Una iniziativa straordinaria per i tempi, considerato che il calcio era sport praticato da uomini quasi ad esclusivo consumo degli stessi.

Alle loro partite assistono anche calciatori professionisti

Quando, nel febbraio 33, si presentarono ufficialmente alla stampa erano una trentina. Arrivarono a essere anche cinquanta – spiegano Federica Seneghini e Marco Giani – Giocavano tra loro, nei campi che riuscivano a trovare disponibili. Offerti dai gruppi di dopolavoro o dai Gruppi Rionali Fascisti. La prima partita la giocarono al Campo Filzi di Via Melchiorre Gioia e, nell’estate 33, scesero in campo addirittura all’Arena Civica. Ad assistere alla partita anche i giocatori della Ambrosiana Inter. Tra i loro sostenitori pure Gianpiero Combi, capitano della Juventus campione d’Italia” A sostenerle, finanziariamente, il presidente Ugo Cardosi, commerciante di vini di Via Stoppani.

La diffidenza della stampa, qualcuno fa eccezione

All’entusiasmo di pubblico ed appassionati, fece da contrappunto la diffidenza di una parte della classe dirigente e di buona parte della stampa dell’epoca. “Ne parlarono in modo negativo, con toni carichi di sarcasmo e vignette ironiche – racconta Federica Seneghini – Si riteneva che potessero perdere la loro femminilità. E con essa la possibilità di una normale vita sentimentale e coniugale. Si diedero così regole diverse da quelle del calcio maschile. Adottarono tempi di gioco più brevi e un pallone più piccolo” Tra le tante critiche, qualche manifestazione di stima. Sono quelle di Carlo Brighenti, giornalista del Calcio Illustrato, e di Max David, giornalista del Secolo Illustrato. “Quest’ultimo – sottolinea Marco Giani – testimone della loro prima partita che avrebbe poi raccontato in un articolo

Autorizzazione a giocare, Leandro Arpinati favorevole

In compenso, tra i piani alti del regime qualcuno guardava la loro iniziativa con un certo interesse. Era Leandro Arpinati, presidente del Coni e numero due del regime. “Concesse l’autorizzazione a giocare. Se pur in modo limitato e non pubblico – puntualizza Marco Giani – Con essa finirono anche le polemiche sulla stampa” Le ragazze produssero, quindi, una certificazione medica, su invito del regime. “Si rivolsero a Nicola Pende, famoso all’epoca per i suoi studi sul potenziamento del fisico. – dice Federica Seneghini – Ne seguirono le raccomandazioni alla lettera. Arrivarono anche a schierare un ragazzo come portiere, il ruolo considerato più pericoloso per la fertilità di una donna

Olimpiadi all’orizzonte, cambio di rotta

Con l’estate ’33 – evidenzia Marco Giani – lo sport italiano assunse una direzione diversa. L’Italia era a caccia di medaglie, le Olimpiadi si avvicinavano” Le donne furono quindi indirizzate verso gli sport olimpici, il calcio non era tra questi. “Il 1 ottobre 1933 – aggiunge Federica Seneghini – il Gruppo Femminile Calcistico avrebbe dovuto giocare la prima intracittadina femminile contro l’Alessandrina. Achille Starace, subentrato a Leandro Arpinati, vietò loro ogni esibizione

Fine dell’avventura, ma qualche soddisfazione comunque arriva

Smembrato il Gruppo Femminile Calcistico, qualcuna di loro riuscì comunque a togliersi qualche soddisfazione. “Rosetta Boccalini, definita la Meazza in gonnella, – evidenzia Federica Seneghini – sarebbe diventata campionessa con l’Ambrosiana Basket” Trasmisero la passione per lo sport a figli e nipoti. “Marco Bonitta, nipote della quarta sorella Luisa, è stato allenatore della Nazionale femminile di Volley campione del mondo 2002. E Grazia Barcellona, figlia di Giovanna, campionessa italiana di pattinaggio artistico per 13 volte

Calcio femminile in Italia, Milano apripista

Anche se il Gruppo Femminile Calcistico ebbe vita breve, fu uno stimolo per molti. Con Milano a recitare il ruolo di apripista. “Questa squadra non poteva che nascere a Milano – sostiene Marco Giani – Anche prima del fascismo, Milano aveva avuto una grande tradizione di sport femminile. Soprattutto aveva una grandissima comunità di tifose di Inter e Milan che si recavano allo stadio. Le stesse giocatrici di Gruppo Femminile Calcistico erano tifose delle due società meneghine. Sulla sua scia, un giornale di Roma tenta di creare una squadra locale, l’ambiente locale comunque non facilita. E ad Alessandria si era creata quella squadra che avrebbe dovuto affrontare, in quel fatale autunno, il Gruppo Femminile Calcistico allo Stadio del Littorio (oggi Stadio Moccagatta), dove giocava e tuttora gioca l’Alessandria

Le parole del sindaco Giuseppe Sala

Sulla vicenda del Gruppo Femminile Calcistico, si è espresso qualche giorno fa il sindaco della Città di Milano, Giuseppe Sala. “In un momento così difficile come l’attuale emergenza sanitaria, dobbiamo attingere dalle forze del passato. Questa è una storia positiva che fa pensare alle cose che ancora oggi non funzionano, certi pregiudizi sono restii a scomparire. Quella del Gruppo Femminile Calcistico è una storia milanese di persone che hanno avuto coraggio, il coraggio di cambiare. Un esempio quanto mai attuale per tutti, Milano deve riuscire ad esprimere il cambiamento. Per coniugare i valori del passato, il presente e un disegno di futuro

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