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L’ impatto di una moto contro un’auto, la corsa immediata all’ospedale. Ricoverato d’urgenza, i medici non gli lasciano scampo. La diagnosi è chiara: paraplegia. Non avrebbe più camminato. Lui che, ironia della sorte, solo pochi mesi prima si era specializzato in ortopedia con l’ambizione di aggiustare le gambe degli altri. Ma dentro Marco Maria Dolfin alberga lo spirito dello sportivo. Rispolvera la sua passione per il nuoto (con un cognome così era quasi inevitabile), diventa un protagonista dello sport paralimpico. Il 2016 è l’anno magico, con la nazionale italiana si prende belle soddisfazioni agli Europei di Funchal e alle Paraolimpiadi di Rio de Janeiro. La voglia di fare il chirurgo però non lo abbandona, realizza una carrozzina verticalizzabile che gli consente di operare al pari di ogni altro ortopedico. La sua storia è raccontata nel libro “Iron Mark” (BradipoLibri Edizioni), scritto dal fratello Alberto.

Iron Mark, storia di una vita con una nuova “compagna” di viaggio

Da poche settimane aveva iniziato a lavorare all’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino, la sua passione per la chirurgia aveva preso corpo dopo tanti anni studi – racconta Alberto Dolfin, autore di “Iron Mark”, il libro dedicato al fratello paralimpico – Oltretutto per mio fratello Marco quell’anno era veramente speciale, solo due mesi prima si era sposato” Un anno da sogno, per Marco Maria Dolfin. Un sogno che si interrompe l’11 ottobre 2011. Un violento impatto tra la sua moto ed un’auto, l’immediato ricovero in ospedale. In sala operatoria, invece che da medico chirurgo, ci arriva come paziente. La diagnosi è senza speranza, Marco sarebbe stato per sempre paraplegico. La sedia a rotelle diviene la sua compagnia di viaggio.

Una prospettiva diversa

Un viaggio che per Marco assume una prospettiva tutta diversa. “Dopo l’incidente – prosegue Alberto Dolfin – per Marco si trattava di riallacciare i frammenti di una vita stravolta. I primi difficili momenti, intrisi di rabbia, e la necessità di ricostruire un percorso che sembrava perduto mi hanno fatto vedere mio fratello sotto un’ottica diversa. Soprattutto nella fase della riabilitazione e dopo l’uscita dall’unità sanitaria. E’ a questo punto che Marco si è dovuto confrontare con le difficoltà concrete del suo nuovo modo di vivere, con una carrozzina a rotelle come sua inseparabile compagna di viaggio. Ma è da qui che è ripartita la sua rinascita

Il confronto con la nuova quotidianità, il nuoto capisaldo della rinascita

Un nuovo e diverso modo di vedere e affrontare la quotidianità. “Per lui l’incidente è diventato un episodio nel quale trovare accorgimenti nuovi ma non per questo insormontabili – sottolinea Alberto Dolfin – La rabbia iniziale si è trasformata in orgoglio, aiutandolo a reagire. L’incidente diventa opportunità, la prova di cosa voglia dire essere resilienteConosce lo sport paralimpico, uno dei capisaldi della sua rinascita. A introdurlo è la campionessa di tennis tavolo Patrizia Saccà. Si dedica al nuoto, sua antica passione. Ottiene ottimi risultati con la sua società di appartenenza, la BLM Briantea84 Cantù, e con la Nazionale Italiana Finp. “Emozionante vedere mio fratello partecipare ai Giochi Paralimpici, ancora più emozionante raccontare con gli occhi del giornalista sportivo il suo quarto posto a Rio de Janeiro. Le Olimpiadi, un traguardo agognato da Marco sin da piccolo. ” Anche se la strada percorsa per raggiungerlo non è proprio come se l’era immaginata

Federico Morlacchi, un esempio da seguire

In questo nuovo percorso furono fondamentali i campionati italiani estivi del 2013, alla piscina Scandone di Napoli. Marco era circondato da atleti che avevano ben figurato alle Paralimpiadi di Londra 2012, “quella che l’estate prima aveva seguito in televisione già con un occhio interessato e cercare di capire se erano tempi che magari un giorno, nella sua nuova condizione, avrebbe potuto raggiungere” Di fronte a lui, l’esempio di Federico Morlacchi che in quella edizione si era messo al collo tre medaglie di bronzo. “Marco sentiva il bisogno di qualcuno con il quale condividere sogni e paure, nonostante avesse scelto uno sport individuale. Un allenatore che sapesse entrare in sintonia con il suo carattere deciso e, a volte, un po’ ostinato. L’incontro con Alfredo Marson, presidente di Briantea84, e soprattutto con Alessandro Pezzani, che in società ricopriva il ruolo di allenatore della sezione natatoria, è stata la scintilla per fare partire tutto

Europei di Funchal, il tour de force si conclude con la medaglia di bronzo

L’anno 2016 è “un anno a forte tinte azzurre” per Marco Maria Dolfin. Nella lista dei 17 atleti selezionati per partecipare con la nazionale azzurra di nuoto agli Europei di Funchal, pubblicata a marzo sul sito della Finp, c’è anche il suo nome. “Sembrava incredibile – ricorda lo stesso Marco Maria Dolfin – Eppure il nome era proprio lì, impossibile sbagliarsi. La prima chiamata in Nazionale Italiana era diventata realtà” In un autentico tour de force tra 200misti, 400 stile libero, 100 dorso, 100 rana e 50 farfalla, Marco Maria Dolfin conquista la medaglia di bronzo nei 100 metri rana. “La prima medaglia in Nazionale – ricorda il fratello Alberto – Una medaglia che da un lato lo ricompensava dei sacrifici fatti fino a quel momento e dall’altro era un segnale di speranza ed auspicio per le Paralimpidiadi di Rio che si sarebbero disputate da li a sei mesi”

Paralimpiadi 2016, sfiorato il podio

Una medaglia speciale per il nuotatore paralimpico. “E’ stata la tappa cruciale che mi ha spalancato le porte delle Paralimpiadi – rimarca il campione paralimpico – Il sogno che mi ero prefissato quando ho ripreso a nuotare dopo l’incidente” A Rio sarebbe arrivato nei 100 rana un dignitosissimo quarto posto e il record italiano. “So di aver dato tutto quello che avevo dentro – afferma Marco Maria Dolfin – Se due anni prima mi avessero detto che avrei chiuso al quarto posto le Paralimpiadi, forse, non ci avrei nemmeno creduto

La disabilità non deve impedire di realizzare i propri sogni

Accanto alle ambizioni sportive, quella di tornare a svolgere la sua attività nella chirurgia ortopedica. “Un’altra sfida lo ossessionava – puntualizza l’autore di Iron Mark – Tornare a lavorare come prima era il suo pensiero ricorrente, magari sull’esempio di qualche altro medico che avesse avuto la sua stessa disabilità” E un medico c’era, Paolo Anibaldi. Anche lui medico chirurgo, anche lui vittima di un incidente. Marco Maria Dolfin e Paolo Anibaldi, stessa filosofia. “La disabilità rende certamente la vita più faticosa ma non deve impedirci di realizzare i nostri sogni. La carrozzina trasporta un corpo, ma il cervello non smette di restare libero”. Il loro incontro, un’altra tappa cruciale.

Il ritorno in sala operatoria, da chirurgo

Marco Maria Dolfin torna ad operare. “La voglia di Marco di rilanciarsi sul lavoro non è mai venuta meno – spiega Alberto Dolfin – Lui che non può più camminare, vuole aggiustare le gambe degli altri. E superato lo sguardo di diffidenza dei primi pazienti, torna a fare ciò che ama di più” Lo fa grazie a una carrozzina verticalizzabile che lo mantiene in posizione eretta e gli permette di svolgere anche interventi complessi di traumatologia e di applicazione delle protesi ad anca e ginocchio. “Fondamentale è stato l’incontro con l’ortopedico che lo ha aiutato nella progettazione e realizzazione della carrozzina” Accanto a Marco, sempre, la famiglia. E la moglie Samantha che nel 2014 gli regala la gioia di diventare papà di due gemelli. “I suoi primi tifosi nella sua nuova avventura sportiva

Conciliate le ambizioni sportive e professionali, il capolavoro di Iron Mark

Dalla piscina alla sala operatoria, alla riscoperta di sé stesso. Riscoperta che il fratello Alberto ha vissuto insieme a lui e ha voluto, attraverso “Iron Mark”, condividere con altre persone. “Quando è nata l’idea di scrivere questo libro, mi aspettavo fosse più semplice raccontare una persona che conosco da quando sono nato – dichiara l’autore – Invece, mese dopo mese, mi sono accorto che dovevo ancora scoprire tante sfaccettature del carattere di mio fratello che potevo vedere solo raccontando la sua storia. Esempio di come si possa conciliare ambizioni sportive e professionali senza che le une pregiudichino le altre. Riscoprirsi attraverso lo sport e riuscire a ricavare, tra impegni familiari e turni lavorativi, due o tre ore da dedicare al nuoto è stato il suo capolavoro. Iron Markconclude Alberto Dolfin – mi ha permesso di mettere a nudo i momenti, a volte difficili, a volte esaltanti, di un percorso di rinascita”

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