Claudio Galli: In viaggio con i fenomeni, storia di un progetto vincente
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Un progetto lungimirante, la capacità di vedere il futuro. Programmazione, studio e innovazione al servizio di una nidiata di giovani che negli anni sarebbe diventata quella squadra straordinaria che dal 1989 al 1996 ha portato la pallavolo italiana ai vertici internazionali. Un lavoro metodico, preciso, un investimento sul comparto giovanile come mai era stato fatto prima in Italia. Innovativo per quanto riguarda la preparazione fisica e l’approccio mentale. L’era d’oro della pallavolo italiana, descritta da Claudio Galli, che di quella nidiata vincente ha patto parte, nel libro “In viaggio con i fenomeni” . Con la speranza che passi il messaggio che nella pallavolo attuale serve costruire un progetto nuovo, rivisto e ristrutturato secondo le modalità odierne. Tornare a coinvolgere i giovani, per rispondere alle sfide del futuro. E recepire i rinnovamenti che ogni epoca porta con sé, con la lungimiranza che aveva contraddistinto quel progetto.

Una storia che viene da lontano, la lungimiranza alla base del progetto

Il libro – spiega Claudio Galli, autore di” In viaggio con i fenomeni” – racconta la storia di qualcosa nato dieci anni prima che si cominciasse a pensare di vincere. Dimostrazione della lungimiranza e capacità di vedere lontano delle persone che hanno iniziato il progetto della squadra della mia generazione. E’ la storia, dal mio punto di vista, di quel progetto del quale ho avuto la fortuna di fare parte sin dall’inizio.

Grandi innovazioni, come mai fatto prima in Italia

Ne ho condiviso le fasi iniziali di programmazione e il lungo lavoro di preparazione – prosegue l’ex pallavolista – Cose che poche persone conoscono bene proprio perché riguardano una nicchia di persone che l’hanno vissuta in prima persona. Un lavoro straordinario, innovativo sulla preparazione fisica, sulle statistiche, sul comparto giovanile come mai era stato fatto prima nella pallavolo in Italia. I tre mondiali vinti ne solo la prova

Programmare e pensare al futuro, il messaggio

Ciò che è stato fatto allora è un esempio quanto mai valido nei tempi attuali nei quali non c’è programmazione e le carriere di atleti e dirigenti hanno uno spettro temporale ridotto” Programmare e fare le cose pensando al futuro è il messaggio sul quale si incentra il libro. “Il titolo del libro non deve però trarre in inganno – puntualizza Claudio Galli – Non si deve pensare che quei risultati siano nati solo dall’estro e dalla capacità dei singoli. Si è trattato certo di una nidiata fortunata, particolarmente predisposta alla pallavolo. Ma è stato un grande lavoro di programmazione, studio e innovazione, di capacità di vedere il futuro. Di questo lavoro non ne ha usufruito solo quella squadra ma anche chi è venuto dopo

Ore in palestra, sacrificate anche le estati

Sacrificio e sudore, infinite ore passate in palestra. “Un lavoro metodico e preciso sui fondamentali come mai era stato fatto, abbiamo sacrificato tante estati. Abbiamo iniziato all’età di 14-15 anni, ore chiusi in palestra a fare esclusivamente palleggi e bagger per migliorare tecnica e capacità motorie. Con uno studio sul colpo d’occhio, la capacità di reazione, la coordinazione dei movimenti. Mentre i nostri coetanei andavano in vacanza e si divertivano, noi eravamo in palestra sei/sette ore al giorno per inseguire il sogno del grande risultato

Non cercare alibi, l’approccio mentale vincente

L’obiettivo sempre presente, stimolo per non abbassare mai la guardia, “Siamo partiti subito con l’idea di potercela fare, altrimenti non avremmo impegnato tutte quelle energie in palestra – rimarca con forza l’ex campione del mondo – A non farci mai dimenticare che i risultati erano alla nostra portata ci pensava Paolo Tofoli che con la sua innata allegria ci definiva i futuri campioni del mondo. Abbiamo lavorato sodo con quell’obiettivo in testa e con l’arrivo di Julio Velasco abbiamo fatto il salto di qualità definitivo” Soprattutto dal punto di vista mentale, smantellati alcuni limiti. “Anche se è indubbio che il papà di quel progetto sia stato Carmelo Pittera, Julio ha combattuto alcuni limiti della mentalità italiana. Ci ha insegnato a non cercare mai alibi e a dare sempre il massimo. Una sorta di mental coach degli antipodi. Abbiamo sin da subito valorizzato i suoi insegnamenti

Pallavolo oggi, ripensare modalità di approccio

Pallavolo oggi, serve un adeguamenti ai tempi. “Oggi la pallavolo maschile dovrebbe rivedere le modalità di coinvolgimento dei giovani, a livello maschile si è perso un po’ di attrazione verso questo sport. Sia per la difficoltà intrinseca alla disciplina, sia per le capacità fisiche che servono per eccellere divenute sempre più importanti. Lo sforzo da fare in questo momento – sono le parole convinte di Claudio Galli – è ripensare totalmente modalità di approccio e capacità di intervenire sui giovani, per ampliare la base. Per avviare un progetto vincente, rivisto e ristrutturato secondo le modalità odierne. Il movimento pallavolistico italiano c’è, a livello giovanile stiamo ottenendo risultati più che lusinghieri. I ragazzi della nazionale Under20 sono arrivati secondi agli Europei dopo essere arrivati secondi l’anno scorso ai Mondiali Under19. Basta quindi trovare nuove modalità per alimentarlo

Accompagnare i giovani nella fase iniziale della carriera, senza protezionismo

Ai ragazzi bisogna far fare esperienza, in modo che non subiscano troppo la concorrenza dei giocatori stranieri. Accompagnandoli in qualche modo nella fase iniziale della carriera. Anche se personalmente sono convinto che quando un giocatore è forte trova spazio in campo anche in giovane età, a prescindere. Come è successo a Simone Giannelli che, diciottenne, ha vinto il campionato italiano da titolare. Non bisogna scadere nel protezionismo, non ha mai fatto bene – insiste con forza Claudio Galli – I giovani giocatori italiani non pensino che debba loro essere riconosciuto a priori un posto fisso. Godere di una situazione privilegiata o avere un percorso riservato rispetto ad altri non aiuta ad acquisire una mentalità vincente

Recepire i rinnovamenti che ogni epoca porta con sé, compito dei dirigenti del futuro

Scarso ricambio dirigenziale e carenza di idee innovative, magagne della pallavolo italiana attuale. “Siamo il secondo sport in Italia, come presenza sul territorio e numero di tesserati. La pallavolo ormai la praticano tutti, dai bambini agli over 50. E non mancano campionati misti, per tutte le età. Però non siamo stati in grado rispondere alle sfide del tempo, colpa anche di una certa autorefenzialità. Oltretutto nessuno della mia generazione fa oggi il dirigente in qualche società sportiva o in federazione, E non c’è stato un innovamento di idee, problema endemico dello sport italiano. Bisogna che i dirigenti del prossimo futuro sappiano recepire per tempo i rinnovamenti che ogni epoca porta con sé

Vita di squadra, una delle pagine più belle dello sport

La pallavolo mi ha regalato emozioni forti, dalla possibilità di vivere le partite insieme ai tifosi al confronto con le persone dopo le partite. Un modo di vivere lo sport insieme con chi ci seguiva che è rimasto una delle cose più belle che la mia carriera di pallavolista mi abbia regalato. E che ho cercato di trasmettere con “In viaggio con i fenomeni”, scritto con un linguaggio semplice e immediato. Perché sia punto di incontro di quelle generazioni di giovani che non conoscono il passato, per raccontare loro la vita di squadra che rimane una delle pagine più belle di questo sport

Allenatori oggi, educatori che introducono alla vita

Le dinamiche all’interno di una squadra, le emozioni, il modo di confrontarsi dei ragazzi, oggi sono sostanzialmente le stesse. Ma gli allenatori delle giovanili, oggi, ha un ruolo più responsabilizzante” Oggi gli allenatori devono essere educatori, introdurre i ragazzi alla vita. “Devono riuscire ad interagire con i ragazzi per essere più disponibili non solo ad insegnare la tecnica e la tattica pallavolistica ma anche le competenze che servono nella vita comune. Uno dei grandi insegnamenti che lo sport può dare. Senza dimenticare che in questo percorse le famiglie rivestono un ruolo non meno importante”

Famiglie punto di riferimento, lo sport ha soprattutto una valenza sociale

A livello giovanile le famiglie sono un punto di riferimento. Devono sostenere il ragazzo nell’attività sportiva, scevre da esasperate ambizioni economiche e di risultati e con la consapevolezza che lo sport praticato in una struttura protetta non è il facile rifugio alla mancanza di praticare sport con altre modalità. Non sono queste le motivazioni principali che devono spingere una famiglia a sostenere il figlio che pratica una disciplina sportiva, pallavolo o no che sia. Lo sport – conclude Claudio Galli – ha soprattutto una valenza sociale, e su questo dobbiamo lavorare. Perché negli anni a venire le venga ampiamente riconosciuta

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