Paolo Rossi, eroe gentile di un calcio che non c’è più
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Paolo Rossi, el hombre del partido. Indiscusso e indimenticabile protagonista del Mondiale ‘82, con i suoi gol ci ha portato in cima al mondo. Con lui e grazie a lui, un intero paese si è lasciato alle spalle quel clima grigio e pesante al quale gli eventi drammatici degli anni di piombo l’avevano costretta. Giunse a quel campionato del mondo con gli occhi di tutti puntati addosso, dopo la lunga squalifica per il calcio scommesse e i pochi minuti giocati in campionato. In Enzo Bearzot, il grande “Vecio” del nostro calcio, trovò un secondo padre che lo difese contro tutti e contro tutti. Anche quando piovvero aspre critiche sulla Nazionale, dopo la sofferta qualificazione di Vigo. Fu e fummo ricambiati, nella nostra memoria rimangono indelebili le immagini di quei sei splendidi gol che hanno contribuito a renderlo uno dei calciatori più prolifici ai campionati del mondo. Mondiale, titolo di capocannoniere, pallone d’oro. Un anno straordinario per Paolo Rossi, quel 1982. Di lui, oltre ai suoi gol, vogliamo ricordare la sua semplicità, la sua umiltà, la sua disponibilità. Sempre con il sorriso sulle labbra, nonostante tutto. Di seguito, la testimonianza di Ivano Bordon, suo compagno in Nazionale.

Paolo Rossi, ragazzo umile e gioviale

Paolo Rossi, centravanti atipico. Esplose nel Vicenza, grazie ai suoi 24 gol la squadra veneta conquistò la promozione in serie A nella stagione 1977-78. Giocò poi nel fantastico Perugia di Ilario Castagner, prima di passare alla Juventus nella quale giocò le stagioni più felici dal 1981 al 1985. A Torino ha vinto due scudetti, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa Uefa e una Coppa dei Campioni. Milan e Verona le ultime squadre nelle quali ha militato, il ritiro nel 1987. Una carriera tanto breve quanto intensa. Tra infortuni e il fermo obbligato a seguito delle sentenze giudiziarie legate al calcio scommesse. Rimane uno dei simboli della Nazionale di Bearzot, eroe gentile di un calcio che non c’è più. “E’ sempre stato un ragazzo umile e gioviale – ricorda Ivano Bordon, suo compagno in Nazionale – Sempre disponibile, con la battuta pronta e il sorriso stampato in faccia. Abbiamo perso un bravissimo ragazzo e un grande amico

Un rapace dell’area di rigore

Era un rapace dell’area di rigore, rubava il tempo a tutti. Pronto a sfruttare ogni centimetro, con la massima rapidità. Fiutava la palla, capiva prima di tutti dove arrivava. Quasi che la palla lo cercasse. Poco importava se non aveva un gran fisico, il senso della posizione e il fiuto del gol lo rendevano temibilissimo per marcatori e portieri. “Qualsiasi palla vagasse in area avevo il timore che arrivasse lui a sospingerla in rete – conferma l’ex portiere della Nazionale – Ricordo un Inter-Perugia 3-2, campionato 1979-80. Una palla che rimbalzava in area, andai sicuro di arrivarci. Invece con un guizzo riuscì ad anticiparmi di testa. Un gol di rapina in area, alla sua maniera”

Calcio scommesse, brusco stop alla carriera

Una splendida carriera, bruscamente interrotta dal calcio scommesse. Venne squalificato due anni, anche se il suo coinvolgimento era probabilmente marginale. Un duro colpo, carriera in bilico. Due anni dopo, però, è ancora sui campi di gioco. Tornò, voluto da Giampiero Boniperti. Là dove, giovanissimo, aveva iniziato. Fu una apparizione fugace, solo pochi minuti nel campionato 1981-82. Ma sufficienti perché Enzo Bearzot lo volesse nella spedizione mondiale in Spagna. “Enzo Bearzot lo aveva portato in Argentina quattro anni prima. Già allora, giovanissimo, aveva fatto molto bene. E nonostante i due anni di squalifica, il mister lo volle ancora con sé nella nuova avventura mondiale

Mondiale 82, arrivo in Spagna tra le polemiche

Ma in quei quattro anni trascorsi tra l’uno e l’altro mondiale successe di tutto. Un paese, l’Italia, afflitto dalle piaghe del terrorismo e dagli scandali. Il sequestro Moro, la strage di Bologna, lo scandalo P2. Il mondo del calcio sconquassato da uno scandalo che investe anche il giovane attaccante. Ma Enzo Bearzot lo aspettò, nonostante le feroci critiche di stampa e addetti ai lavori. In un clima teso, la Nazionale era nell’occhio del ciclone. Figurarsi dopo un girone di qualificazione stentato, con un Paolo Rossi ancora a secco. Tre partite (con Polonia, Camerun e Perù), per lui zero gol.

Il silenzio stampa, la squadra raccolta attorno a Paolo Rossi

La squadra si richiuse in un silenzio stampa, unico portavoce Dino Zoff. Il gruppo si raccolse attorno a Paolo Rossi, nessuno escluso. “Bearzot insistette su di lui, attorno a lui i compagni della Juventus. Paolo non ha mai esternato sensazioni che potessero far capire che era in difficoltà. Ma noi lo sapevamo e cercavamo di fargli superare quei momenti. Ricordo le battute di Gentile, Cabrini e Zoff che lo pungolavano per stimolarlo”

Pablito, el hombre del partido

Si sentì ben voluto da tutti noi, con quel primo gol contro il fortissimo Brasile si sbloccò psicologicamenteLa Nazionale crebbe, divenne metafora di un paese che voleva ritrovarsi. Paolo Rossi per tutti era diventato Pablito, il mattatore. “Da quel momento – conclude Ivano Bordon cominciò a dare sicurezza alla squadra. La trascinò e riuscì a fare il campionato che ha fatto. E divenne el hombre del partido, ad ogni partita” Fino ad arrivare a quella magnifica vittoria in quel 11 luglio 1982 allo Stadio Bernabeu contro i nostri rivali di sempre. Una vittoria che ha segnato l’immagine del nostro paese, che ci ridato credibilità. Una vittoria, oltre lo sport. Ciò per cui Paolo Rossi vorrebbe essere ricordato.

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