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Alberto Cova, unico mezzofondista italiano a salire sul podio europeo, mondiale ed olimpico. Un percorso sportivo diventato percorso di scoperta interiore e di sfida ai propri limiti. Nel quale la mente è la principale alleata e il cuore l’elemento imprescindibile senza il quale non si può fare la differenza. Solo così ogni scelta può diventare determinante, perché come lo stesso Alberto Cova afferma “scegliere è l’unica strada che abbiamo per crescere” Una crescita continua, anche dopo la straordinaria parabola sportiva. Oggi, l’ex campione olimpionico fa il formatore. Trasmette alle aziende gli insegnamenti ricevuti nel corso di una carriera trascorsa tra piste da stadio e campi intrisi di fango. I suoi pensieri di atleta e le sue emozioni di uomo sono il filo conduttore di “Con la testa e con il cuore”, il libro scritto insieme a Dario Ricci, nota voce di Radio24 (Sperling&Kupfner Editore).

Campione, si nasce o si diventa?

Campione si nasce o si diventa? E’ la domanda cardine attorno alla quale ruotano le riflessioni e le considerazioni dell’ex campione olimpionico Alberto Cova, oggi formatore aziendale e da qualche mese neoscrittore. “Una risposta univoca non esiste – sostiene Alberto Cova – Nessuno lo sa in partenza, per scoprirlo deve succedere qualcosa. A me è successo di incontrare un maestro di educazione fisica che mi ha fatto conoscere l’atletica e mi ha accompagnato nei primi risultati E poi un allenatore come Giorgio Rondelli che mi ha affiancato nel corso di tutta la mia nella avventura professionistica. Due persone che non smetterò mai di ringraziare, averli al mio fianco mi ha permesso di dare corpo alla passione, alle emozioni e ai pensieri che erano alla base di un sogno. Quello di arrivare un giorno a vincere le Olimpiadi. Grazie a loro, ho fatto le scelte giuste. E ho costruito il mio talento

Talento, il primo passo

Il talento, il primo passo. “Il talento è un dono, frutto di qualcosa che hai dentro. Ma il talento reale è quello che noi sviluppiamo secondo le nostre decisioni” Allo stesso tempo, bisogna avere anche le giuste opportunità. “Io ho fatto atletica perché mio papa si è trasferito per via del lavoro a Mariano Comense da dove gli era più comodo spostarsi a Milano. Se non fosse stato così, probabilmente l’atletica non l’avrei mai cominciata” Talento è anche la capacità di insistere, di saper attendere i momenti opportuni, di comprendere che ciò che si fa può diventare qualcosa di importante. “Sono cresciuto non fermandomi al fatto che gli altri andavano più forte di me. Avere la conoscenza di se stessi per insistere e continuare ad andare avanti, migliorarsi fino ad arrivare al grande risultato. Questo è ciò che mi sono sempre prefissato, la mia continuità mi ha ripagato

Predisposizione naturale, la pietra angolare

Ci vuole anche una predisposizione naturale, una energia che innesca e catalizza tutte le reazioni successive – precisa Alberto Cova – La pietra angolare sulla quale costruire il proprio percorso di atleta evoluto, professionista vincente, campione. Ma nessun campione è diventato tale, e tale è rimasto, senza tanto duro lavoro”

Scelte ponderate e preparate, difficilmente i risultati non arrivano

A guidare Alberto Cova, i principi trasmessi dalla famiglia. “Concretezza, sobrietà, austerità, serietà sono principi che hanno sempre determinato le mie scelte, una guida sicura in ogni momento della mia vita. Si tratta, nello sport come nella vita di tutti i giorni, di mettersi a tavolino e valutare i vantaggi e gli svantaggi delle variabili che possiamo prevedere. Alla fine, le scelte, se ben ponderate e preparate, difficilmente non portano ai risultati che vogliamo raggiungere

I risultati vanno provocati

La scelta, il punto di partenza. “I risultati vanno provocati, senza aspettare che qualcosa succeda. Devi capire il modo e il momento giusto per fare quello che vuoi ottenere. Dobbiamo tirare fuori ciò che abbiamo dentro, sia che ci troviamo su una pista sia in una azienda” Determinazione, definizione di un obiettivo, capacità di prendere decisioni importanti, resilienza, gestione delle emozioni. “Magari una persona non le utilizza o le utilizza poco o niente. Ma dal momento che li mette in campo diventano fattori che ti permettono di raggiungere il successo

Il fallimento ha la sua importanza

Ma non basta, ciò che fa la differenza è il desiderio di farcela, la forza di volontà, la costanza. E fare tesoro delle sconfitte, dopo aver capito perché sono arrivate. “Il fallimento ha la sua importanza, dal fallimento si capisce di che pasta si è fatti. Le sconfitte vanno comunque messe in conto, a ben vedere la carriera di un atleta è fatta più di sconfitte che di vittorie. Ciò che conta è prenderne coscienza

La vita è una corsa ad ostacoli, conta il desiderio di migliorarsi

Fare di una delusione il primo gradino verso la risalita, vivere intensamente la disillusione, trasformarla in una determinazione nuova per ripartire subito all’inseguimento del sogno. E rendere una sconfitta una opportunità. “La vita è una vera e propria corsa ad ostacoli, non importa quante volte si è inciampati e caduti. Quello che conta è la capacità di rialzarsi e affrontare l’ostacolo successivo con il desiderio autentico di migliorarsi

Fatica chiama fatica, manutenzione del successo

Metabolizzazione degli insuccessi ed elaborazione della ripartenza ma anche tanto lavoro per arrivare allo sprint conclusivo. Con la massima concentrazione, per evitare e gestire gli imprevisti, la strategia e la tattica di gara. “Un ciclo continuo, nella mente di un campione. Nella quale, dubbio, imperfezione, scarto della regola, abbandono improvviso della routine, sono fonti di innovazione, cambiamento, crescitaOgni vittoria è un punto di arrivo e, allo stesso tempo, di partenza. “E’ il passaggio più difficile, sia per un atleta che per ognuno di noi nelle molte situazioni della vita quotidiana. Bisogna accettare l’idea che, dopo tanta fatica e tanti sforzi fatti per arrivare a un risultato, servano subito dopo altra fatica e altri sforzi per consolidare quanto fatto. E creare le premesse per un ulteriore passo in avanti. La definisco manutenzione del successo

Compiere di tanto in tanto piccole imprese

In tutto questo è importante non perdere di vista l’obiettivo, non sprecare risorse e disperdere energie.Avere bene in mente il traguardo, concentrandosi sugli step intermedi. In modo da raggiungere obiettivi più facili da conquistare, piuttosto che puntare dritto alla meta. Compiere di tanto in tanto piccole imprese, dà la giusta carica per non mollare. Un tracciato mentale che ancora oggi mi aiuta a mettere a fuoco cosa voglio veramente per me

Consapevolezza di se stessi, per volgere a proprio favore limiti e punti deboli

Essere consapevoli di se stessi e di come ci pone permette di volgere a proprio favore anche i propri limiti e i propri punti deboli. Ed affrontare la performance con la giusta serenità” Una capacità che si costruisce allenamento dopo allenamento, gara dopo gara. Nel confronto con gli avversari, dei quali si colgono punti di forza e di debolezza. Ascoltando se stessi, giorno dopo giorno, per acquisire la capacità di gestire a livello fisico e mentale la competizione.

Vittoria, risultato di lungo allenamento e mente pronta

La performance diventa così il momento di verifica. “La vittoria di un Europeo, un Mondiale o una Olimpiade è il risultato finale di un lungo allenamento ma è anche la capacità, al di là della preparazione, di entrare in uno stadio con la mente pronta ad affrontare quel tipo di evento. La gara è fatta di tempi infinitesimali, la gestione delle emozioni gioca un ruolo determinante

Gli avversari, uno stimolo per migliorare

Poi ci sono gli avversari, la competizione sportiva è la sublimazione del duello. “E’ nel confronto con i tuoi avversari che ti giochi le tue carte. L’avversario ti da l’esatta misura di cosa sei, da dove sei partito, dove vuoi arrivare. Sono pungolo e stimolo, alimentano la spinta alla competizione e alla competitività. Ma possono diventare anche inquietudine e ossessione” Il rivale diventa l’immagine speculare di se stessi “Nel confronto con l’avversario, stimoliamo noi stessi. Impariamo a guardare noi stessi da un punto di vista esterno, comprendiamo ciò sul quale dobbiamo lavorare. Ma non dobbiamo farlo con sguardo ipercritico, l’obiettivo è sempre quello di crescere e imparare dai nostri errori. Senza giudicarci. Con fiducia in noi stessi, per trovare lo sprone positivo e fare di noi stessi atleti e persone migliori

In ogni vittoria, un passaggio letto a tavolino

Nella sua carriera, Alberto Cova ha dedicato molto del tuo tempo a studiare i suoi avversari “L’atleta deve alimentarsi dall’osservare il proprio avversario, deve coglierne ogni movimento. E’ importante conoscerne le caratteristiche. Giorgio Rondelli aveva la capacità di capire i miei avversari, come si muovevano, come affrontavano la gara, quando facevano le loro volate. Mi dava tutti i riferimenti possibili. Nelle mie vittorie più importanti c’è sempre stato un passaggio letto a tavolino prima ed andato a buon fine in gara” Alberto Cova ricorda i momenti indimenticabili della carriera. “Così è stato per la volata di Atene, così è stata per l’Olimpiade. Un po’ meno nel Mondiale, dove Werner Schildhauer ha giocato una sorpresa. Una volata a 500 metri dal traguardo al quale non avevamo pensato. Ma alla fine è andata bene lo stesso

, gestione dell’imperfezione

L’anno prima Schildhauer aveva perso il Campionato Europeo con una volata breve in una gara molto veloce, nel 1983 ai Campionati Mondiali di Helsinki la gara fu invece molto lenta. “Pensò di portarmi a fare la volata partendo da lontano. Cosa che mi ha messo in difficoltà, non riuscivo a stargli dietro. Era riuscito a sorprendere tutti, ci aveva staccato. Ho quindi cercato quindi di mettermi in scia. Ma Kundze, Vainio e Shahanga mi hanno anticipato” Nell’ultima parte, che doveva essere di salvaguardia, Schildhauer non regge il suo stesso ritmo. “Ho ricostruito mentalmente la mia gara. E uscito dalla curva, sono andato in volata a strappare quella medaglia d’oro che pensavo di avere perduto. Ottanta metri infiniti, non vedevo mai li traguardo. Un momento esaltante di motivazione, una perfetta gestione dell’imperfezione

Competitivi per migliorarsi, il sogno la leva motivazionale

Nello sport è naturale essere competitivi, anche fuori dalla sfera professionistica. Ma è giusto esserlo anche nella vita di tutti giorni, per migliorare se stessi” Anche all’interno di una azienda. “Ognuno di noi ha il proprio obiettivo, il proprio modo di svilupparlo. Il sogno è però la giusta leva motivazionale. Per puntare in alto, per fare bene e magari raggiungere l’impossibile. Come è successo a me, quando ho capito che si potevano vincere le Olimpiadi” Per raggiungerlo, occorre però conoscere se stessi, i propri punti di forza. Ma al contempo essere consapevoli dei propri momenti di difficoltà per venirne fuori. “Quando metti in campo il sogno, il talento, la gestione della crisi, il risultato è alla portata

Essere campioni vuol dire essere cosapevoli

Essere campioni vuol dire essere consapevoli, della propria forza ma anche delle proprie debolezze – commenta Dario Ricci, coautore di “Con la testa e il cuore” – Alberto Cova è stato un campione perché ha saputo conoscere e gestire se stesso, con lucidità. Di lui si ricordano le medaglie, ma è giusto ricordare cosa sta dietro quelle vittorie. Una vita austera, fatta di sacrifici. Con la sveglia alle 5 per andare ad allenarsi al freddo, magari sotto la pioggia o la neve. E con il treno andare poi a Milano per lavorare part time e tornare nel pomeriggio a Mariano Comense ad allenarsi

I miti stanno sull’Olimpo, ma gli uomini sono una altra cosa

Di lui ho voluto far emergere l’uomo, i punti di contatto tra il campione e tutti noi – conclude Dario Ricci – Far uscire l’uomo, con le sue zone d’ombra e i punti deboli. Umanizzare il mito è stato il momento più emozionante. Perché i miti stanno sull’Olimpo ma gli uomini sono una altra cosa

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