Rachele Somaschini: “Dietro al volante siamo tutti uguali”
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A Rachele Somaschini la grinta non manca. Gara dopo gara è riuscita a conquistare la stima e il rispetto dei colleghi, nonostante l’iniziale scalpore suscitato dalla presenza di una persona del gentil sesso nel mondo delle corse. Ma la ventiseienne milanese la passione per i motori ce l’ha nel sangue, suo papà Luca correva gare di endurance alla fine degli anni ‘90. Esordito, diciottenne, a Monza in una gara su pista, nel giro di breve tempo si è avvicinata ai rally che non ha più abbandonato. Pronta a raccogliere consigli da parte di chiunque glieli volesse fornire, ha fatto tesoro di ogni opportunità che le è stata concessa. Consapevole che per ottenere i risultati costanza e massima concentrazione devono essere alla base di tutto, anche dei rapporti umani con collaboratori e colleghi. Reduce dalla recente prova mondiale dell’ACI Rally di Monza, parla della sua esperienza nel mondo delle corse.

Rachele Somaschini, pilota sulle orme di papà

La mia prima gara è stata il coronamento di un sogno, la gioia era incontenibile – dichiara entusiasta Rachele Somaschini – Mi è bastata per capire che le corse erano il mio mondo” D’altronde non poteva essere diversamente, cresciuta tra i motori sin da quando, bambina, seguiva il papà Luca. Pilota, negli anni 90, di endurance. Troppo a lungo tenuta lontana dalle piste a causa della patologia, la fibrosi cistica, della quale è affetta. “Ho dovuto avvicinarmi gradatamente a questa realtà, era impensabile affrontarla a cuor leggero. Ma non mi ha impedito di cercare le mie opportunità

Autodromo di Monza, la prova d’esordio

La mia prima volta in pista è stata all’Autodromo di Monza, in occasione della Coppa Intereuropea Storica, in coppia con papà Luca. “Avevo 18 anni, ero emozionatissima. Ricordo che avevo tanto timore e tanta confusione. Non sapevo esattamente a cosa andavo incontro ma la contentezza era irrefrenabile. E appena conclusa la gara, non vedevo l’ora di essere di nuovo in pista” L’occasione sarebbe arrivata da lì a breve, questa volta su un circuito in montagna. “Gli sponsor hanno insistito perché mi cimentassi nel campionato italiano velocità montagna. Non era certo una sfida da poco, per me che avevo alle spalle solo una gara in pista. E oltretutto la gara era di quelle più difficili, la Trento-Boldone”

Due anni fa l’incontro con i rally

Un bel balzo, la realtà delle corse in montagna è completamente diversa. “E’ tutto un altro mondo – sottolinea Rachele Somaschini – senti molto di più la pressione. Gli appassionati si mettono sulle strade sin dal giovedì e vi rimangono incollati per quattro giorni a vedere le macchine che passano. Ma la pista è comunque molto formativa a livello professionale, per questo per tre anni mi sono divisa tra salita e campionato monomarca. Con la stessa vettura, una Mini Cooper 1600 Turbo. Fino a quando, due anni, uno sponsor, mi ha portato a fare rally. E da allora non ho più smesso

Lavoro di squadra, navigatore figura fondamentale

Non con poche difficoltà, il rally è un lavoro di squadra. “Mi sono trovata a dover gestire la gara in sinergia con un’altra persona. Il navigatore molti lo snobbano, ma è una figura veramente fondamentale. Con la quale devi instaurare un buon rapporto, professionale ed umano. Le ore da passare insieme sono molte, le cose da fare sono tante” Una sinergia che coinvolge, totalmente. “Ciò che le persone spesso non capiscono è quanto lavoro ci sia dietro la preparazione di una gara di rally, sia da parte del pilota che del navigatore. E quando ti capita di doverlo cambiare per necessità da te indipendenti, come è avvenuto quest’anno a causa della pandemia, riuscire ad instaurare un buon rapporto non è cosa così scontata. Per fortuna con Giulia Zanchetta mi sono trovata subito bene”

Fare tesoro dei consigli, ognuno può darti qualcosa

Una sinergia che Rachele Somaschini ha saputo, gara dopo gara, costruire con i colleghi. Non sempre accondiscendenti ad accettare una presenza femminile in un mondo tradizionalmente maschile. “Non ho mai fatto distinzioni se un consiglio arriva da uomo o da una donna, a maggior ragione quando ero agli inizi. Ognuno può darti qualcosa, non solo chi ha una lunga esperienza e ha vinto tanto. E’ quindi giusto fare tesoro dei consigli di chi te li vuole dare, visto che la cosa non è di tutti. Perché, è inutile negarlo, non mancano i luoghi comuni su una ragazza che si approccia a questo mondo

Niente viene regalato, i risultati sono la risposta a chi solleva dubbi

Luoghi comuni che non l’hanno spaventata, anzi. “Non devono inibire, lo scalpore iniziale deve essere sconfitto con i risultati. La credibilità deve essere conquistata in pista, gara dopo gara. Con i fatti ho conquistato la stima e il rispetto dei miei colleghi, oggi, conclusa la gara, condividiamo momenti di convivialità. Anche se non sempre e non da tutti la sconfitta veniva accettata. Niente comunque ti viene regalato, la performance al massimo delle tue capacità, sempre e comunque, è la giusta risposta a chi solleva dubbi sulle tue possibilità

Sempre al massimo, le opportunità non sono scontate

Grinta e determinazione, al servizio del metodo. “Da parte mia sono sempre stata metodica e precisa, quando dovevo affrontare una cronoscalata mi alzavo alle 4 del mattino per studiare il percorso. Cerco di dare il massimo, in qualunque situazione. Perché le opportunità che mi vengono date non sono scontate” Opportunità che Rachele Somaschini non manca mai di sfruttare, in qualunque condizione. “Nonostante la pandemia, quest’anno – afferma con soddisfazione – sono riuscita a fare tre gare di europeo e tre gare mondiali e in totale 14 gare”

Dagli errori si impara

Le gare internazionali hanno sempre un fascino particolare, insegnano tante cose che tornano utili per il futuro. Quando affronti un circuito in contesti ambientali molto diversi da quelli ai quali sei abituata, ti devi reimpostare. Dagli errori comunque si impara, ti danno la possibilità di creare un bagaglio di esperienza impagabile. Se dovessi indicare una gara che più delle altre mi ha lasciato il segno, è senz’altro Montecarlo. La gestione di un imprevisto, come la foratura e la conseguente perdita di ventisette posizioni a seguito del cambio gomma, mi ha costretto a recuperare mentalmente la giusta carica agonistica per portare a termine la gara. Ma ho imparato che anche se le cose vanno male, una gara è lunga e si può recuperare

ACI Rally di Monza, guida ragionata per contrastare le avversità

Insegnamenti che sono tornati utili nelle ultime prestazioni.“Nonostante si sia corso nel parco, il recente ACI Rally di Monza, accompagnato dalle prove speciali a Bergamo, è stato un rally completo” Anche sotto il profilo delle condizioni metereologiche. “Pioggia e neve non ci hanno dato tregua, e hanno reso la pista un acquitrino intriso di fango. Le condizioni del circuito erano così critiche da rendere l’aderenza scarsa e ogni staccata un rischio. E appena cercavi di tirare di più arrivava l’errore e perdevi tanto tempo. Ho quindi preferito rinunciare a qualcosa a livello di prestazioni, ma portare a termine la gara con una guida ragionata priva di esagerazioni”

Costanza e concentrazione per cogliere tutte le opportunità, dietro il volante siamo tutti uguali

Costanza e massima concentrazione durante tutta la gara ci hanno consentito di ottenere un buon risultato” Una concentrazione costante, anche fuori dalla pista. “La concentrazione è l’arma vincente, in un mondo difficile come quello del rally – sostiene con convinzione Rachele Somaschini – Ti consente di impegnarti al massimo in quello che fai e di cogliere ogni opportunità che ti viene presentata, senza farti distogliere dai commenti delle persone. Perché differenze non ce ne sono, dietro un volante siamo tutti uguali

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