Milano Baseball, un altro lutto: addio a Egidio Cerea
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Il Milano Baseball è di nuovo in lutto. Il coronavirus si è portato via Egidio Cerea. Anche se Elio – come lo chiamavano gli amici del baseball – è morto tra mille complicazioni di salute. Già lo avevano minato da tempo e, conoscendolo, per lui questo giorno fatale sarà stato anche una sorta di liberazione. Da un po’ di mesi, infatti, questo grande ex, che ha vissuto fino a 83 anni con il baseball e il Milano nel cuore, era ricoverato in una casa di riposo di Aiello del Friuli, a due passi da Ruda, il paese in provincia di Udine dove si era trasferito da anni. Ma soprattutto Egidio era afflitto da tanti problemi di salute. Non ultima una perdita progressiva della vista oltre a grossi problemi di mobilità.

Milano Baseball e Egidio Cerea

Egidio Cerea lo vogliamo ricordare per quello che è stato e per i meriti che ha avuto nel baseball. Lo ha visto veramente nascere, avendo fatto il bat boy nella famosa prima partita organizzata da Max Ott al Giuriati nel giugno del ’48. Uno sport di cui è stato protagonista per anni come giocatore (anche azzurro, con 17 presenze in Nazionale e la partecipazione a quattro campionati europei) e poi come dirigente anche in ambito federale, presidente del comitato regionale del Friuli Venezia Giulia e team manager della Nazionale nella seconda metà degli anni Novanta, dirigente accompagnatore alle Olimpiadi di Atlanta del ’96.

Gli inizi

Egidio era un uomo che aveva vissuto e seguito il baseball come pochi. Era capace di parlarti dei pionieri degli anni Cinquanta, come di Bob Gandini o di Beppe Carelli, di raccontarti di Lou Campo o di Silvano Ambrosioni. Era una piccola enciclopedia con una incredibile capacità di ricordare con esattezza tutte le date. E oggi che ci ha lasciato non lo piangono solo i compagni di un tempo, ma anche gli azzurri che lo hanno avuto come prezioso compagno di avventura in quell’edizione americana dei Giochi.

Europhon

Cerea era cresciuto nell’Ambrosiana a cavallo tra gli anni Quaranta e Cinquanta, seguendo le lezioni di un maestro come Lou Campo sul campo di fianco al Leone XIII in via Rossetti. E da lì aveva iniziato la sua avventura di giocatore che l’avrebbe portato a vestire tutte le maglie del baseball milanese, dal Pirelli all’Inter, con una stagione anche alla Lazio. Ma soprattutto la casacca del Milano. Fu uno dei protagonisti dell’Europhon degli invincibili. Quella che dominò i campionati del ’61 e del ’62 senza perdere una sola partita. Cerea giocò nel Milano per quattro stagioni, dal ’59 al ’62, vincendo 3 scudetti e totalizzando 62 presenze, in un’epoca in cui si giocava ancora una sola partita a giornata di campionato, utilizzato come esterno ma anche alternandosi con Gigi Cameroni come catcher, che era poi il suo vero ruolo. E quando a Milano approdò il giovane Cavazzano, Egidio tornò all’Inter a chiudere al carriera.

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