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Sara Anzanello, pallavolista. Sono trascorsi due anni da quando un linfoma l’ha strappata alla vita, alla famiglia, allo sport italiano. Un vuoto per molti incolmabile. Di lei si ricordano i successi sportivi, certo, ma soprattutto la grande voglia di vivere che non l’ha mai abbandonata neanche nei momenti più difficili. Non ha mai smesso di sorridere alla vita, Sara Anzanello. Anche quando la vita le ha voltato le spalle. Oggi, un libro la vuole ricordare così, tra successi sportivi e momenti di vita quotidiana. La sua storia è raccolta in “Chiamatemi ancora Anza”, pubblicato recentemente da Santelli Editore. Di seguito, le testimonianze di chi l’ha conosciuta.

Chiamatemi ancora Anza, la storia di Sara Anzanello

Non è un libro, è un racconto di tante cose – afferma Maurizio Colantoni, supervisore per Santelli Editore della collana “Storie d’oro” – O forse non è neanche un racconto, è più semplicemente una storia di vita. Fatta di momenti esaltanti, a volte anche divertenti. Ma anche di momenti bui, di lotta, in campo e fuori dal campo, contro le situazioni che la vita ci propone ogni giorno” Sara Anzanello, nel libro, ha ricostruito la sua storia. E riscoperto se stessa. “Sara ha scavato dentro di sé, si è ritrovata in tutto quello che ha fatto. E si è raccontata, passo dopo passo. Il suo è un messaggio alla vita, un incitamento a essere forti e tirare fuori tutto quello che si ha ha dentro. Sempre

La malattia, una esperienza di vita

L’ho conosciuta – prosegue Maurizio Colantoni – quando giocava a Villa Cortese, prima che si trasferisse in Azerbaigian” Una esperienza, quella estera, che molte giocatrici fanno. “Giocare all’estero ti cambia la vita, a lei purtroppo l’ha cambiata negativamente” Tornata in Italia, dopo aver contratto una grave forma di epatite, si è sottoposta ad un trapianto di fegato. “Ha affrontato la malattia come una esperienza di vita, come fosse parte del suo percorso. Sara era una persona alla quale piaceva la vita, ha fatto della sua malattia un messaggio positivo da trasmettere agli altri. Detto così può sembrare strano, ma in ogni atto e frase trasmetteva una intaccabile gioia di vivere. La vita è un filo leggero che si può spezzare in qualsiasi momento. E lei lo sapeva. Per questo la amava così tanto

Sara Anzanello, persona vera

Sara Anzanello, atleta amata sul campo ma anche persona apprezzata fuori dal campo. “In campo dava tutto quello che aveva da dare, lei le partite le voleva vincere. Con grinta e lealtà, si è aggiudicata tutte le Coppe Italia che si poteva aggiudicare quando era a Villa Cortese” Soprattutto ha fatto parte delle dodici ragazze, alla guida di Marco Bonitta, che hanno vinto il Mondiale, nel 2002. Ma Sara Anzanello era soprattutto una persona vera, “Chiamatemi ancora Anza” ce la restituisce nel suo vortice di emozioni, ironia e passionalità.

Immagini ed emozioni per lasciare una testimonianza

Sara ha lasciato una testimonianza di sé e della sua esperienza – spiega l’editor Alessio Callegari – Un libro, come lei stessa scrive, serve a creare nella fantasia del lettore le immagini, le emozioni, gli odori della storia. Lo ha fatto alla sua maniera, genuina. Si è affidata alle emozioni invece che alla razionalità, al cuore invece che alla menteMa non per questo Sara Anzanello non sapeva quale fosse l’obiettivo al quale voleva arrivare, per lei la pallavolo era tutto. “Doveva porsi un obiettivo che potesse essere influenzato solo da lei – prosegue Alessio Callegari – E in campo, tra le compagne, con i tifosi sugli spalti, Sara Anzanello ritrovava quella magia che cercava in ogni momento della vita di ogni giorno, dalla scrittura alla pittura”

Squadra e tifosi, unione magica

Il campo, la partita, il calore dei tifosi, l’orgoglio di rappresentare insieme alle compagne una città. Il mondo di Sara Anzanello. “C’è una unione magica tra squadra e tifosi – scrive in una delle pagine del libro – Scendiamo in campo anche per loro, per renderli orgogliosi perché rappresentiamo oltre a un club una città intera” Una intensità emotiva che ognuna di loro viveva a modo proprio. “Ogni giocatore ha un personalissimo approccio alla partita – sono alcune parole contenute nel libro – Una propria routine per raggiungere la giusta concentrazione. E una strategia per fare trascorrere le ore eterne che lo separano dal match nel modo meno invasivo e distruttivo possibile. Perché la partita, in realtà, è la parte relativamente più facile

L’onore di rappresentare la Nazione

E’ stata una pallavolista tra le più quotate, in Italia e nel mondo. Con la Nazionale ha vinto la medaglia d’oro ai Mondiali 2002, due Coppe dl Mondo nel 2007 e nel 2011. Nel 2006 si è aggiudicata il premio “ Miglior Muro” al World Grand Prix. Un orgoglio per l’Italia, come il suo orgoglio era vestire la maglia azzurra. “Solo chi è al centro del campo – scrive nel libro Sara Anzanello – può provare una simile emozione perché l’onore di rappresentare la propria Nazione non ha rivali. Sentire quel senso di appartenenza, di gruppo, sapere che è arrivato il momento di lottare insieme e che tutta la squadra sta pensando alla stessa cosa…sono i sentimenti che ho provato prima di ogni partita

Non scappare quando le cose sono più grandi di noi

Chiamatemi ancora Anza” non è però la classica biografia quanto una raccolta selezionata delle frasi contenute nei suoi tanti diari. Un messaggio a non scappare di fronte alle cose quando le cose sono più grandi di noi. “Ne esce fuori una narrazione autobiografica di Sara, senza falsa retorica – commenta Andrea Zorzi, autore della prefazione del libro – Viene fuori la sua carriera, le sue vittorie e le sue sconfitte, le sue amiche e le sue nemiche. Niente colpi di scena, niente scappatoie, nessun eroe che la salva. Non c’è un lieto fine, il vissero tutti felici e contenti non fa parte di questa storia

La vita è colma di occasioni, dipende da noi saperle afferrare

E’ piuttosto il ritratto – continua Andrea Zorzi – di una persona di fronte a qualcosa più grande di lei. Con la consapevolezza che quando hai a che fare con le emozioni non si deve pensare, si deve reagire. La paura è un sentimento che uno sportivo non può permettersi di provare” Avere una mente di atleta in un corpo da paziente, come la stessa Sara Anzanello scrive. “Il messaggio del libro – sottolinea Alessio Callegari – è proprio qui, nel coraggio di affrontare le cose anche quando sai che le cose non avranno un lieto fine. Senza piangersi addossoCredere nelle proprie capacità e nei propri sogni, con perseveranza, senza mai mollare. “Sara – conclude Alessio Callegari – era convinta che la vita è colma di occasioni, dipende da noi avere l’intelligenza di saperle afferrare

Il 28 febbraio 2013 Sara Anzanello scende in campo per l’ultima volta. Ma il suo messaggio è per sempre.

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