Daniela Marinelli, la campionessa della porta accanto
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La semplicità fatta persona. Reginetta del pattinaggio artistico a rotelle negli anni 80, ha girato il mondo vestendo la maglia azzurra. Con la quale si è tolta belle soddisfazioni, in bacheca medaglie e piazzamenti conquistati in Europa e nel mondo. Senza che i successi ne alterassero l’innata semplicità. Come è testimoniato nell’ebook “I pattini di Daniela”, scritto dal giornalista Massimiliano Morelli che peraltro la conosce sin da quando, ragazzi, frequentavano la stessa compagnia. Uno sport duro, il pattinaggio a rotelle. Al quale dedicarsi totalmente, vita privata e sociale sacrificata. E al quale Daniela Marinelli, classe 1964, ha continuato a dedicarsi anche dopo la fine della carriera agonistica. Da anni, infatti, insegna pattinaggio a ragazzi ed agonisti. Non per crescere campioni (se poi arrivano tanto meglio) ma per educare allo sport. Fare sport per stare bene con se stessi, è il messaggio che Daniela Marinelli trasmette ai suoi ragazzi. Perché ognuno, nel suo piccolo, può fare qualcosa di grande.

Daniela Marinelli, a cinque anni già sui pattini

A cinque anni scorrazzavo libera nel cortile, a sette già gareggiavo con la Oriens Roma – racconta l’ex azzurra Daniela Marinelli – La mia prima società, prima di passare alla Folgore dove avrei trascorso i miei anni migliori” Una serie di ottimi piazzamenti nella categoria allievi e in quella juniores, per l’atleta romana si aprono le porte della Nazionale. Nel 1980 la prima convocazione. “Fu completamente inaspettata – sottolinea con modestia l’ex pattinatrice – Come inaspettato il secondo posto in Coppa Europa a Palermo” Nel 1981 arriva la medaglia d’argento in Coppa Europa a Oosterthout in Olanda, quella di bronzo nel Campionato Europeo a Stoccarda e un quarto posto nella Coppa del Mondo a Santa Clara negli Usa.

Un quarto posto al Campionato del Mondo 1983, emozioni ancora vive

L’anno successivo è ancora medaglia di bronzo in Coppa Europa a Berlino. Poi l’infortunio, la colpisce una intossicazione al polpaccio. “La mia presenza in Nazionale ne risultò compromessa per l’intero anno” Un anno di assenza dalle competizioni internazionali, poi subito il rientro culminato con uno splendido quarto posto nel Campionato del Mondo 1983 a Dallas negli Usa. “Una emozione continua, sin dalla cerimonia di apertura” Un piazzamento del quale Daniela Marinelli è giustamente orgogliosa perché “ottenuto nel Paese punto di riferimento per tutti i pattinatori” Ancora oggi, nonostante gli italiani dominino la scena mondiale del pattinaggio a rotelle.

Italia, oggi ai vertici nella disciplina

Da anni siamo ai vertici in tutte le categorie, Silvia Nemesio ha conquistato la medaglia d’oro in tre edizioni del Campionati del Mondo (Novara 2016, Cina 2017, Francia 2018). Frutto di un percorso più strutturato al quale si sottopongono oggi gli atleti, nonostante le permanenti carenze infrastrutturali nel nostro paese” Lontanissimi i tempi nei quali Daniela Marinelli calcava le scene internazionali. “Il mio primo preparatore atletico – ricorda la campionessa romana – l’ho avuto a 15 anni, tardissimo se si pensa che il pattinaggio a rotelle lo si comincia a praticare nell’infanzia. Oggi invece chi si avvicina al pattinaggio artistico a rotelle viene seguito sin da subito. Attorno a quello che che diventerà un atleta ruotano una serie di figure professionali a 360 gradi

Maggiore attenzione alla preparazione, attorno agli agonisti molteplici figure professionali

Una maggiore attenzione alla preparazione, inevitabile l’allungamento della carriera. “Quando gareggiavo io – conferma Daniela Marinelli – una pattinatrice concludeva la carriera intorno ai 23 anni, oggi ci si avvicina trai 30. E qualcuno riesce ad andare oltre, più facilmente nelle coppie” In compenso è molto aumentato il carico di lavoro. “Dal punto di vista tecnico oggi lavorano maggiormente sulla mobilità articolare, sul potenziamento e sulla gestualità. Gli agonisti hanno al loro fianco coreografi, preparatori atletici e fisioterapisti che li seguono quotidianamente. In alcuni casi anche un mental coach

Pattinaggio a rotelle, sport di grande sacrificio

Tanta attenzione alla crescita dell’atleta che si traduce, per le famiglie degli stessi, in un impegno economico non facilmente trascurabile. “Dobbiamo tenere conto che alle spese per i professionisti si devono aggiungere i pattini e i body da gara. Un sacrificio per tutti. A cominciare dal bambino che deve affrontare una disciplina difficileAbnegazione, tanto lavoro e spirito di sacrificio sono le basi del pattinaggio artistico a rotelle. “La passione da sola non basta, bisogna stare concentrati sul pezzo ogni giorno. Senza interruzioni, se si vogliono ottenere risultati. Rinunciare alle feste con gli amici, non partecipare alle gite scolastiche, dedicare ore e ore ad allenamenti molto duri fanno parte del percorso di crescita in questa disciplina”

Dedizione totale

La parte tecnica è difficilissima, impossibile mantenere quello che fai se non ti dedichi ad esso tutti i giorni della settimana. Compreso i sabati, le domeniche e le feste” Le vacanze, poi, quasi una chimera. “Tre o quattro giorni di vacanza perché finiti i campionati del mondo si ricominciava la preparazione per le gare dell’anno successivo” Una vita dura e semplice, fatta di cose essenziali. “Ero io che decidevo di non andare alle feste o che non andavo alle gite scolastiche. Sapevo che per affrontare al meglio una gara la mia dedizione al pattinaggio doveva essere totale. Nell’ebook racconto la mia quotidianità di allora, tra casa, scuola ed allenamenti

Ognuno nel suo piccolo può fare qualcosa di grande

Inizialmente ero refrattaria a raccontare la storia, poi Massimiliano ha saputo convincermi” Spinta dal desiderio di lanciare un messaggio ai giovani, dopo tanti anni di insegnamento. “Ho avuto l’opportunità di osservare i ragazzi da vicino, vedo spesso una tendenza a gettare la spugna. Certo oggi le distrazioni sono maggiori, ma è in questi momenti che le famiglie giocano un ruolo fondamentale. Devono essere di supporto, senza esercitare eccessive pressioni sui ragazzi. Non occorre che diventino campioni a tutti i costi, ognuno nel proprio piccolo può ottenere risultati che lo possono gratificare

Fare sport per stare bene con se stessi, una disciplina va praticata perché piace

Un convincimento che si basa sull’idea che lo sport sia innanzitutto fonte di benessere. E debba essere praticato per il solo piacere di farlo. “Non si deve cominciare a fare sport perché si immagina di diventare campioni- rimarca con vigore Daniela Marinelli – Bisogna fare sport per stare bene con se stessi. Una disciplina sportiva va praticata perché piace, non per salire sul tetto del mondo con una medaglia d’oro al collo

I pattini di Daniela, storia semplice di una ragazza semplice

Una filosofia semplice ma concreta, come semplice è sempre stata Daniela Marinelli. “L’ho conosciuta quarant’anni fa, quando abitavamo entrambi nello stesso quartiere a Roma – conclude Massimilano Morelli, l’autore di “I pattini di Daniela” – Sin da allora era una ragazza semplice, a distanza di anni non è cambiata. Ho voluto raccontare la sua storia, la storia di una campionessa dalla porta accanto. I pattini di Daniela è la storia semplice di una ragazza semplice

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