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I circoli di Tennis al coperto del Nord Italia hanno deciso di rivolgersi al Tar del Lazio. La notizia del ricorso è stata diffusa dai 30 Circoli con un comunicato tanto chiaro quanto duro. Consci della situazione che l’Italia sta vivendo “riteniamo che ogni settore abbia il diritto di tutelare la propria sopravvivenza, sottoponendo alle Istituzioni le peculiarità proprie delle singole realtà, in modo che meglio si possa legiferare su aspetti che è normale siano poco conosciuti da chi, in un momento di grande crisi come questo, è chiamato a decidere per l’intero contesto produttivo nazionale”, si legge nella nota.

Il tennis lo sport più sicuro

Che prosegue: “Come operatori del tennis vogliamo far presente che il nostro sport, da sempre, è stato considerato il più sicuro, anche nell’attuale condizione di emergenza. E, ingenti sono stati gli sforzi, di natura non solo economica, per adeguarci alle richieste statali relative ai presidi medici e all’adozione di tutte le misure necessarie volte a garantire la sicurezza sanitaria. Proprio in virtù di queste premesse, l’intenzione è far ripartire l’intero movimento. Non sono quello prettamente agonistico, con il placet delle autorità competenti affidandoci alla legge e alla scienza”.

Il ricorso al Tar

A ridosso delle festività natalizie abbiamo quindi presentato un ricorso al TAR del Lazio per ottenere la sospensiva del DPCM attualmente in vigore che consente ai circoli e alle società sportive lo svolgimento dell’attività all’aperto per tutti gli amanti del tennis. Ma limita ai soli giocatori agonisti quella al coperto equiparati a veri e propri locali chiusi. Si tratta di un’iniziativa collettiva nata e sospinta da diversi club e società sportive di molte città del Nord Italia.

La parte del Paese più colpita in questi mesi dalla pandemia e, quindi, estremamente sensibile agli effetti catastrofici che ne sono derivati. E, anche, ai sacrifici che tutti noi, come associazioni e come singoli cittadini, stiamo mettendo in atto per limitare e arginare il contagio”.

Il tennis, devono vincere sicurezza e scienza

“Fatte queste dovute premesse il ricorso al TAR del Lazio è stato presentato perché auspichiamo che, alla fine, in questa partita i vincitori siano la sicurezza e le basi scientifiche su cui essa deve trovare le fondamenta. L’obiettivo è che venga posta l’attenzione sulla profonda e marcata diversità strutturale che intercorre tra un generico luogo chiuso, accessibile da molte persone nel medesimo momento, e le strutture pressostatiche. Le metrature cambiano profondamente, il circolo dell’aria cambia profondamente, la frequentazione cambia profondamente.

Tutto è diverso tranne, al momento, l’impianto normativo che ne regola la disponibilità di utilizzo”.

Il tennis dalla parte della scienza

La scienza ha già evidenziato come il tennis sia uno sport sicuro, anche se praticato al chiuso. Lo è per sua natura e caratteristiche – con i giocatori distanti decine e decine di metri l’uno dall’altro – ma lo è persino di più grazie alle misure cautelative e ai protocolli che sono stati attuati nel corso dei mesi. Misure e protocolli che sono scrupolosamente seguiti e attuati in tutte le nostre strutture”.

La nota infine conclude: “il tennis sta nella stessa metà campo della sicurezza e della scienza. Per questi motivi confidiamo che tutti siano dalla stessa parte, la parte della scienza e della sicurezza. Noi ci siamo e chiediamo al giudice amministrativo investito della questione di fornire una parola chiara sulle regole da applicare”.

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