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Milano Sportiva lancia una campagna per il rilancio dello sport che, come la scuola, rappresenta un diritto fondamentale dei giovani: scopri come partecipare con le tue proposte!

Nel dramma che stiamo vivendo a causa del Covid-19, c’è qualcuno che sta pensando a come far ripartire lo sport? Chiederselo è d’obbligo, in un Paese nel quale il fondamentale valore dello sport viene snobbato già in condizioni normali, figuriamoci nella crisi pandemica.

Regione Lombardia senza assessorato allo Sport

I segnali non sono per nulla confortanti. La scorsa settimana Regione Lombardia ha annunciato la nuova Giunta, frutto di un “rimpasto” reso necessario proprio dai problemi avuti con la gestione del Covid-19. Ebbene, nella nuova squadra di Attilio Fontana è sparito l’assessore allo Sport: la delega specifica è stata assegnata ad Antonio Rossi, che conosce bene la materia, ma che dovrà gestirla nel suo ruolo di sottosegretario e quindi senza un assessorato specifico. Fa una certa differenza, soprattutto pensando che stiamo andando verso i Giochi invernali di Milano-Cortina 2026 e che le cose da fare sono ancora molte.

Il “caso Italia” all’esame del CIO

A livello nazionale, il Governo Conte II ha un ministro dello Sport (Spadafora) e questo è un passo avanti rispetto al Conte I: anche lì lo sport era gestito da un sottosegretario capace e potente (Giorgetti), ma senza una struttura alle spalle. Nelle due fasi, si è realizzata una riforma dello sport apprezzabile su molti punti (come il professionismo femminile e la tutela dei lavoratori), ma che ha lasciato irrisolto il nodo della governance. L’istituzione di “Sport e Salute”, società voluta da Giorgetti per svolgere alcune funzioni che prima erano di pertinenza del Coni, viene considerata dal CIO una violazione del principio di indipendenza dalla politica che lo sport deve sempre avere. Il 27 gennaio ci sarà una riunione del Comitato Olimpico Internazionale sul “caso Italia”: o si risolve questa situazione, o rischiamo che alle prossime Olimpiadi i nostri atleti partecipano senza bandiera, inno e colori azzurri. Sarebbe un’umiliazione storica.

Lo sport non è solamente business

Il Covid-19 ha chiaramente dato una mazzata a un settore che già aveva le sue difficoltà. Seppure a singhiozzo e con prospettive incerte, si stanno svolgendo solamente le competizioni “di interesse nazionale”. Tutti quanti comprendiamo le motivazioni economiche per le quali il calcio professionistico e altri sport di vertice non possano fermarsi, anche se i loro protagonisti non sono immuni ai contagi, ma ancora siamo lontanissimi dall’avere un’idea sulla ripartenza delle attività amatoriali. A meno che non si ritenga che lo sport abbia solo un’importanza economica, questo è molto grave.

Senza sport e scuola, la crisi la pagano i giovani a Milano

Non voglio fare demagogia: persino sulla scuola, che è ancora più importante, non si riesce a trovare una soluzione per riportare ragazzi e ragazze a una didattica in presenza che vuol dire soprattutto socialità. Non intendo quindi sottovalutare il problema e aggiungo che, piuttosto che rischiare la salute dei nostri figli, bisogna saper accettare anche sacrifici dolorosi.

Il punto è un altro. Sembra proprio che lo sport (ma anche la scuola) siano finiti troppo in basso nella lista delle priorità di chi ha il pur difficile compito di prendere queste decisioni. Abbiamo riaperto le attività produttive nel momento più difficile della pandemia, ma campi, palestre e piscine rimangono desolantemente vuote.

Milano, una sfida che richiede più impegno

Se non sei Cristiano Ronaldo, o almeno un giocatore di Lega Pro, la tua passione non basta per tornare a giocare. E tanti saluti ai bei discorsi sul valore sociale dell’unica attività che riesce a creare una felice convivenza tra persone di età, condizione economica, provenienza geografica e background culturale completamente diversa, incidendo in maniera decisiva anche sulla salute, fisica e psicologica, di chi la pratica. E i giovani, già privati della determinante esperienza scolastica, stanno pagando un prezzo altissimo a questa situazione.

Non ci sono soluzioni? I protocolli a suo tempo elaborati per fare sport in sicurezza non vanno più bene? Ok, gli italiani non sono bambini capricciosi e nel corso dell’emergenza-Covid hanno dimostrato di saper rispettare le regole (e stendiamo un velo pietoso su chi se la prendeva coi runner…). Diteci come stanno le cose e sapremo adattarci a qualunque sacrificio. Però, per favore, fateci capire che state facendo tutto il possibile almeno per ipotizzare la ripresa degli sport dilettantistici, perché ad oggi – con tutta franchezza – proprio non sembra.

Protestare non basta: spazio alle proposte!

La campagna lanciata da Milano Sportiva non è “solo” di protesta. Vogliamo anche dare spazio alle proposte concrete per la ripartenza dello sport, da sottoporre ai decisori politici. Invitiamo quindi le società sportive, gli enti di promozione, le federazioni e tutti gli interessati a scrivere a Lorenzo Zacchetti, autore di questo articolo, che si impegna insieme al direttore Luca Talotta a dare seguito ai vostri suggerimenti: lorenzozacchetti@gmail.com

News Reporter
Giornalista professionista, ha diretto “Eurocalcio” ed è stato publisher tra gli altri, di “Superbasket” e “Hurrà Juventus”. Ha scritto anche per Sky Sport UK, ESPN, Football Business, Dieci, Calciomercato.com, Sportal ed attualmente lo potete leggere su TPI, Affari Italiani e ilfattoquotidiano.it. Ha scritto diversi libri, tra cui “Cambiare il mondo con un pallone - Da Nelson Mandela a Megan Rapinoe, da Diego Maradona a Che Guevara: Quando in gioco c’è l’identità”. Conduce “Brand Journalism” su Radio Lombardia e dal 2011 è consigliere del Municipio 7 di Milano per il PD, dove è stato anche Presidente della Commissione Sport. https://www.ledizioni.it/prodotto/cambiare-il-mondo-con-un-pallone/

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