Rockspot tuona fateci aprire, l’arrampicata è a basso rischio
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La Rockspot ha pensato che è arrivato il momento di muoversi e far sentire la propria voce soprattutto alla luce di quanto succede dall’altra parte dell’Oceano, dove dall’11 gennaio scorso le palestre per le arrampicate hanno riaperto. E’ successo nello Stato di Washington. E’ un po’ questo il pensiero di Marco Paco dell’Aquila uno dei titolari della Rockspot (Sportclimbing), la palestra di arrampicata più grande in Italia e con il muro più alto in Europa. Spesso proprio alla Rockspot in via Gaudenzio Fantoli a Milano vengono svolte gare ufficiali.

Rockspot, le palestre di arrampicata negli Usa aperte dall’11 gennaio

Ma torniamo agli States e alla riapertura delle palestre. E’, infatti, sulla base di quanto accaduto che la Rockspot ha lanciato una petizione che “la prossima settimana sarà inviata al Senato”, spiega Paco della Rockspot. Il quale entra nello specifico: “Negli Stati Uniti, una coalizione di palestre, supportata da un’equipe formata da medici e virologi, ha fatto un lavoro esemplare riuscendo ad ottenere la riapertura delle palestre di arrampicata lunedì 11 gennaio”.

I dati scientifici dimostrano che l’arrampicata è a basso rischio

Paco della Rockspot, per completezza di informazione, aggiunge: “Il governatore Jay Inslee dello stato di Washington, ha infatti riconosciuto che le palestre di arrampicata sono attività a basso rischio di contagio. Altre coalizioni si stanno adoperando per ottenere la riapertura delle palestre di arrampicata anche negli altri stati”. Boom. Qui in Italia invece è rimasto tutto chiuso, nonostante, si legge nella petizione indirizzata anche ai Ministri Vincenzo Spadafora e Roberto Speranza “La magnesite presente su superfici plastiche, come risulta anche dallo studio della università di De Montfort University di Leicester (Uk) e dalla University of Colorado (Usa), disattiva l’infettività del SARS-CoV2 per più del 99%”.

Rockspot, petizione firmata da tutti gli impianti più grandi

Ma c’è di più. E’ tutto nella lettera aperta pensata da Rockspot e sottoscritta, ad oggi, da 15 delle più grandi palestre di arrampicata del Nord su un totale di 25. “La palestre di arrampicata si differenziano totalmente dallo stereotipo di “palestra”, godono di superfici molto grandi, dai 12 e i 20 metri di altezza e con spazi a terra molto generosi (tra i 1000 e i 5000 mq). L’attività dell’arrampicata è caratterizzata per sua natura proprio dalla distanza interpersonale la quale è sempre capillarmente controllata e regolamentata dal personale presente in sala, ai fini della sicurezza di tutti gli utenti.

L’arrampicata è caratterizzata dalla distanza interpersonale

L’arrampicata – continua la nota di Rockspot – non è uno sport di contatto e non è uno sport di gruppo. Per sua natura è caratterizzata dalla distanza interpersonale, mai inferiore a due metri durante tutte le fasi dell’azione. Il materiale utilizzato per la sua pratica (corde, imbracatura, ecc.) è personale e mai comune. Gli unici strumenti comuni, le prese intercambiabili, vengono continuamente igienizzati dalla magnesite liquida con concentrazione alcolica superiore al 70% che i praticanti applicano sulle mani prima di ogni performance”. Guarda qui per leggere tutta la petizione.

Rockspot in attesa di risposte dalla FASI

E ora? “Abbiamo contattato la Federazione senza ottenere risposta”. Rimarca Paco della Rockspot. “Vorremmo chiudere la prossima settima la petizione sperando di poter riaprire a metà febbraio le palestre”. Il desiderio di uno dei gestori di Sportclimbing. Che non nasconde che ad oggi lo Stato “ha dato briciole con cui siamo riusciti a pagare un affitto”. Nel mentre, la Rockspot “Ha perso circa 900 mila euro”.

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