Tennis, il TAR boccia il ricorso dei Circoli del Nord. Il malumore sale
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Il TAR del Lazio, Sezione Prima, ha respinto l’istanza presentata dai 30 Circoli di Tennis del Nord lo scorso dicembre. Così è stato deciso il 10 gennaio a Roma. La disposizione del TAR è stata presa con disappunto da tanti proprietari di impianti sportivi. Tant’è che qualcuno sottolinea l’evidente disparità di trattamento. E fa notare che “il protocollo approvato dal Cts per gli impianti prevede l’utilizzo delle cabinovie/funivie al 50% della capienza massima”, ma “se prendiamo ad esempio la funivia che da Courmayeur sale a Checrouit, che ha una capienza massima di 135 persone in uno spazio di neanche 40 mq, anche dimezzando la capienza a 67 persone in 40 mq, sono 0,6 mq a persona”.

Il tennis lo sport più sicuro

Questo parte del comunicato diffuso dal circoli di tennis lo scorso mese con cui annunciavano il ricorso al TAR. “Come operatori del tennis vogliamo far presente che il nostro sport, da sempre, è stato considerato il più sicuro, anche nell’attuale condizione di emergenza. E, ingenti sono stati gli sforzi, di natura non solo economica, per adeguarci alle richieste statali. Proprio in virtù di queste premesse, l’intenzione è far ripartire l’intero movimento. Non sono quello prettamente agonistico, con il placet delle autorità competenti affidandoci alla legge e alla scienza”.

L’annuncio del ricorso al TAR

“A ridosso delle festività natalizie abbiamo quindi presentato un ricorso al TAR del Lazio per ottenere la sospensiva del DPCM attualmente in vigore che consente ai circoli e alle società sportive lo svolgimento dell’attività all’aperto per tutti gli amanti del tennis. Ma limita ai soli giocatori agonisti quella al coperto equiparati a veri e propri locali chiusi. Si tratta di un’iniziativa collettiva nata e sospinta da diversi club e società sportive di molte città del Nord Italia. La parte del Paese più colpita in questi mesi dalla pandemia”. Infine: “La scienza ha già evidenziato come il tennis sia uno sport sicuro, anche se praticato al chiuso”.

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12 thoughts on “Tennis, il TAR boccia il ricorso dei Circoli del Nord. Il malumore sale

  1. ma se non sono sicuri perchè possono giocare gli agonisti ? solo perche pagano la quota fit 30 euro e gli altri solo 19 euro? oppure noi amatori portiamo il covid e inquiniamo l’aria ? non vedo perchè ci debba essere questa discriminazione

  2. Ahimè, purtroppo, pagare la quota FIT può farlo chiunque riesca ad avere una idoneità medico sportiva. E quindi avere la tessera non vuol dire di certo essere agonisti.
    Quasi quasi potrei pensare che c’è puzza di marcio dietro tutto questo “sistema”.

  3. Gentilissime Renata e Grazia. E’ una questione seria quella delle palestre, circoli di tennis, piscine etc… Con questo non sto affermando che la pandemia non lo sia. Ma, in effetti, come voi penso che ci sia qualcosa di strano in queste chiusure. Lo sport è salute sia fisica che mentale e penso che con le dovute precauzioni sia possibile la riapertura.

  4. grazie Tiziana per il Suo commento nessuno nega la pandemia ma quello che intendo dire è che se le strutture chiuse sono idonee per gli “Agonisti” non vedo perchè non lo siano per i “NON” agonisti ed i soci che grazie a loro i circoli tennis stanno in piedi. Scusi lo sfogo ma mi sembra veramente tutto assurdo buona giornata

  5. Gentile Renata, comprendo il suo pensiero che condivido pienamente. Pensi che io da almeno 20 anni pratico nuoto. Queste chiusure per i non agonisti le trovo alquanto bizzarre. In più mi sento privata di un diritto: quello della salute. Ripeto, con buon senso io credo si possano riaprire i centri sportivi. Luoghi dove, tra l’altro, nei mesi scorsi non c’è stato alcun caso di Covid.

  6. Pensa te, ieri ero ero un portatore sano di Covid, oggi con il certificato da agonista no. Ed è passato solo un giorno!! Ma quale vaccino, basta fare la tessera da agonisti!! Pagliacci

  7. E’ una vergogna. Alcuni imprenditori hanno provato a scrivere un ricorso con dovizia di particolari e studi fatti da scienziati e dopo 4 mesi un magistrato che strapaghiamo ha risposto : “se è chiuso è chiuso e non è aperto” . Vorrei fargli i miei complimenti soprattutto per la chiarezza . Per fare questa straordinaria riflessione ci ha messo il tempo con il quale si costruisce un palazzo prefabricato di 10 piani . E’ per queste ragioni che questo paese non va avanti . Perchè c’è qualcuno che può dire quel che vuole quando vuole ssenza nessun rispetto dell’interlocutore . E allora avanti così , con tessere agoniste ai moribondi , con campianati nazionali inventati e creati ad hoc .

  8. E’ molto semplice, sapete benissimo che per avere la tessera agonistica serve la visita medico sportiva che si può fare solo se il circolo ti rilascia la richiesta. I gestori dei circoli si devono svegliare…….devono togliere l’affiliazione alla FIT e smettere di pagare i diritti, soprattutto non devono dare ai richiedenti la richiesta per la visita medica agonistica.Vedrete che dopo due giorni si ricomincia a giocare per tutti anche al chiuso.
    Ma come al solito tutti codardi…..

  9. Adriano, comprendo il suo disappunto. Tra l’altro le dico che nello stato di Washington un giudice ha fatto riaprire le palestre di arrampicata. Lo ha fatto dopo aver preso atto che gli studi scientifici hanno ‘etichettato’ questi luoghi come posti a basso contagio.

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