Mauro Bellugi, il ricordo degli ex compagni
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Mauro Bellugi, colonna portante dell’Inter degli anni 70. Giocatore completo, era difensore roccioso ma dai piedi buoni. Lui che calcisticamente era nato mezzala, prima di essere spostato nel reparto arretrato. Veloce, ottimo colpitore di testa, sapeva destreggiarsi con abilità nella propria area di rigore. Tra i momenti più belli della carriera, le 137 presenze in nerazzurro (1969 -1974) e la conquista dello scudetto nella stagione 1970/71. Il suo talento lo aveva portato a vestire la maglia azzurra anche dopo avere lasciato la società meneghina, con la Nazionale ha partecipato ai Mondiali 1974 e 1978 e all’Europeo 1980. In campo era un combattente, ma lo era anche nella vita privata. Aveva un carattere allegro, pronto a sdrammatizzare anche i momenti più difficili. Vicino a tutti, sapeva dare suggerimenti utili soprattutto ai più giovani. Dopo l’intervento di novembre con l’amputazione di entrambe le gambe, Mauro Bellugi sembrava in grado di riprendersi. Ma nulla ha potuto contro le complicazioni subentrate nelle settimane successive, fino al drammatico epilogo di ieri mattina. Di seguito, i ricordi dei suoi ex compagni di squadra Carlo Muraro ed Ivano Bordon.

Mauro Bellugi: arcigno in campo, amante della vita fuori

Nel 1968 la Grande Inter di Moratti si avviava verso la fine del suo irripetibile ciclo – ricorda l’ex portiere di Inter e Nazionale, Ivano BordonNella formazione Primavera faccio amicizia con un ragazzo toscano di Buonconvento, di un anno più grande di me” Il suo nome è Mauro Bellugi. “In campo è un difensore arcigno che non fa passare nessuno, fuori un guascone con la battuta sempre pronta e la voglia di divertirsi” Mauro ed Ivano divideranno in affitto un appartamento a Trezzano sul Naviglio, nell’hinterland milanese non lontano da San Siro. “La nostra Primavera è forte, vince spesso. E la domenica pomeriggio, dopo le nostre gare del mattino, stiamo in casa ad ascoltare alla radio le partite della Prima Squadra” Il rapporto trai i due è ottimo, ma Ivano Bordon deve arginare le conseguenze dell’esuberanza di Mauro Bellugi.

Un carattere gioviale e scherzoso che creava complicità

Mauro si concedeva qualche sigaretta quando era in camera, la notte la passava spesso a suonare la sua chitarra. E ogni tanto spariva negli orari nei quali avrebbe dovuto rimanere in camera” A Ivano Bordon il compito di coprire le “marachelle” del compagno di camera. “A me toccava ogni volta trovare le spiegazioni più fantasiose di fronte alle domande dell’allenatore Heriberto Herrera. Ma nulla abbiamo potuto quando, dopo l’ennesima notte insonne, una mattina siamo arrivati tardi all’allenamento. La multa di 180.000 lire affibbiataci dal mister fu una punizione giusta ma difficile da sostenere per noi giovani calciatori” Ma è in quelle occasioni che si cementifica la loro amicizia, che sopravviverà negli anni. “Eravamo molto legati, Mauro Bellugi aveva quel carattere gioviale e scherzoso, anche nei momenti di difficoltà, che creava complicità. In campo e fuori

Difensore dalla grande personalità

Mauro Bellugi saprà comunque conquistarsi spazio in una squadra nella quale militano grandi campioni come Luisito Suarez, Roberto Boninsegna, Sandro Mazzola e Mario Corso. Nato mezzala nelle giovanili dell’Inter, si trasformerà in un leader del comparto difensivo. “E’ stato l’unico difensore che ho visto fare il tunnel agli attaccanti dentro la propria area di rigore – ricorda l’ex ala nerazzurra Carlo Muraro – Aveva capacità tecniche impressionanti per un difensore di quel periodo” Giocatore completo, veloce, forte di testa. “In campo dimostrava tutta la sua personalità, sapeva gestire la palla in ogni situazione

La battuta sempre pronta, era un incoraggiamento per tutti

Per un giovane esordiente, Mauro Bellugi era poi un esempio da seguire. “Con l’arrivo di Heriberto Herrera, ebbi la possibilità di esordire ed allenarmi con la prima squadra – racconta Carlo Muraro – Era una gioia condividere con lui questa esperienza per me nuova. Aveva un incoraggiamento per tutti, soprattutto per i più giovani. Sempre positivo, aveva sempre la battuta pronta. Anche nei momenti di maggiore nervosismo trovava la parola giusta. Con intelligenza, sapeva sempre quando fermarsi”

Lui sapeva quando fermarsi, il diabete purtroppo no.

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