Gianni Corsolini, patrimonio del basket italiano
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Gianni Corsolini ha attraversato più di mezzo secolo di storia della pallacanestro italiana. Prima da allenatore, poi da dirigente, infine da acuto osservatore. Sempre sospinto da una voglia di conoscenza e approfondimento mai doma che spaziava in ogni campo dello scibile. Convinto aziendalista, sapeva coniugare le esigenze societarie con la naturale propensione a crescere persone prima ancora che atleti e allenatori. Autentico ambasciatore della pallacanestro italiana, ci ha lasciato giovedì scorso all’età di 87 anni. Lucido e presente fino all’ultimo, di soli due giorni prima era stata la pubblicazione di un suo articolo. Quasi a voler lasciare un testimone a tutti coloro che ne vorranno seguire l’esempio. Di seguito, l’omaggio di amici e colleghi.

Gianni Corsolini, la capacità di leggere le cose in anticipo

Gianni Corsolini è nel mio cuore in maniera imperitura- dichiara Fabrizio Frates, che a Cantù è esploso come allenatore – Se la mia carriera di allenatore ha spiccato il volo lo devo a lui” Corre l’anno 1990, Gianni Corsolini è general manager della Pallacanestro Cantù e uomo di riferimento della famiglia Allievi. Il posto di allenatore della prima squadra è vacante, molti sono i candidati papabili per ricoprire il ruolo. “Venivo da tre anni come assistente allenatore di Carlo Recalcati. Quando Carlo annunciò che sarebbe andato a Reggio Calabria, Gianni Corsolini volle puntare su di me. Ero poco più di un ragazzo, addirittura più giovane della maggior parte dei giocatori che avrei dovuto allenare” Una scelta coraggiosa, frutto della capacità di Gianni Corsolini di leggere le cose con anticipo. “Una capacità che ha conservato anche quando, uscito dal movimento, non ricopriva più ruoli operativi. La sua conoscenza dell’ambiente e delle persone era incommensurabile

Prodigo di suggerimenti, nel rispetto dei ruoli e delle competenze

Sapeva leggere tra le righe, anticipava i problemi del gruppo prosegue Fabrizio Frates Sempre prodigo di suggerimenti importanti, nel pieno rispetto dei ruoli e delle competenze altrui. Soprattutto nei confronti dell’allenatore, un ruolo per lui fondamentale. In tanti anni non l’ho mai sentito formulare un commento tecnico sulle scelte degli altri. Sapevi che era sempre dalla tua parte, era pronto a difenderti in ogni situazione. Ben altro spessore rispetto a certi dirigenti di oggi che si muovono travalicando ruoli e persone

La squadra davanti a tutto, sempre

Un modo di fare squadra attraverso le relazioni, per Gianni Corsolini la base di tutto. “La cosa importante per lui era che i ragazzi stessero bene, che il gruppo fosse sereno e compatto e che affrontassimo le partite nella migliore condizione mentale. Disposto a fare qualunque cosa per la squadra, era come avere un secondo papà” Anche quando ciò significava accollarsi incombenze non previste. “Quando andavamo in trasferta con il pullmann, spesso i ragazzi chiedevano una sosta per rifocillarsi. Sempre a spese di Gianni Corsolini che accettava di buon grado una spesa che sapeva la società non gli avrebbe riconosciuto nella nota spese. Ma per lui il bene del gruppo veniva prima di ogni altra cosa

L’attenzione alla persona prima ancora che al giocatore

Attenzione verso il gruppo e verso i giovani, una costante per Gianni Corsolini. “La prima volta che ho incontrato Gianni Corsolini era il 1958 – racconta Carlo Recalcati – Si era appena trasferito da Bologna a Cantù dove, voluto dalla famiglia Allievi su suggerimento dell’allenatore della prima squadra Vittorio Tracuzzi, allenava le giovanili. Un incontro che avrebbe cambiato la mia vita” Gli studi di ragioneria, il lavoro a Radio Marelli e gli allenamenti al Centro Pavoniano sotto la guida di Arnaldo Taurisano. Troppi gli impegni, il giovane Carlo Recalcati abbandona per un anno la pallacanestro. “Ma Gianni Corsolini non si era dimenticato di me, mi volle con sé a Cantù. E, insieme ad Arnaldo Taurisano, decise di portarmi a Roma per disputare, con la rappresentativa lombarda, i Campionati Regionali” Unico ostacolo, i genitori. “Seppe convincerli, la moglie Mara si sarebbe occupata di impartirmi le lezioni necessarie per farmi concludere il mio percorso scolastico. La dimostrazione di quanto Gianni Corsolini dava importanza alla crescita della persona, prima ancora del giocatore

Un precursore del marketing sportivo

Ma Gianni Corsolini era anche un manager, con una spiccata visione aziendalista. “Metteva sempre davanti le esigenze dell’azienda – precisa Carlo Recalcati – al di là che potessero combaciare con le sue personali. Al contempo aveva sempre uno sguardo rivolto al futuro, nella comunicazione era avanti anni luce” Con idee spesso innovative e assolutamente avveniristiche. “Era ancora allenatore e già avvertiva l’importanza di promuovere l’immagine della pallacanestro anche al di fuori del circuito prettamente cestistico. Sua l’idea all’inizio della stagione 1964/65, – ricorda Carlo Recalcati – di presentare la squadra alla Terrazza Martini di Milano con testimonial Delia Scala e Renato Rascel” Un precursore, sotto ogni punto di vista. “E’ stato uno dei primi – ricorda il giornalista Giuseppe Sciascia, per 15 anni co-conduttore televisivo insieme a Gianni Corsolini di un programma dedicato al basket – a sviluppare il concetto di marketing sportivo

Innamorato della pallacanestro, sempre attento al bene del movimento

Quello di Gianni Corsolini per la pallacanestro italiana è stato un amore senza fine, sempre pronto a difenderne l’integrità. “Da Presidente di Lega Basket, sul finire degli anni 70, era contrario all’impiego di due stranieri, come invece richiesto dalla maggior parte delle società rammenta Giuseppe Sciascia – Fedele al suo ruolo portò avanti le richieste delle società, poi coerentemente con le sue idee si dimise” Non mancava, quando occorreva, di andare oltre i colori della singola società per lanciare l’intero movimento. “L’amore della pallacanestro era tale a quei tempi – ricordano Giuseppe Sciascia e Dante Gurioli – che, da manager di Cantù nella seconda metà degli anni ’60, portò sponsorizzazioni anche alla Virtus Bologna” Un interesse incondizionato, mai venuto meno. “Quando nel 1995 si aprì la discussione per la successione ad Alessandro Mancaruso nella presidenza USAP – sottolinea Carlo Recalcati- Ettore Messina ed io facemmo il nome di Gianni Corsolini. Sapevamo che avrebbe messo le esigenze degli allenatori davanti alla sua persona”

Uomo di grandissima cultura, sapeva andare oltre tattica e pick and roll

Era un uomo di grandissima cultura e un grande affabulatore– ricorda Dante Gurioli, allenatore negli anni ’70 di Geas Basket e Milano1958 – La sua voglia di conoscere e approfondire è rimasta viva fino all’ultimo momento, accompagnata da una incredibile modestia. Una voglia riversata negli anni nella sua attività di editorialista, è di soli due giorni antecedenti la morte la consegna alla redazione del suo ultimo articolo. Con lui potevi parlare veramente di tutto, andava oltre la tattica e il pick and roll. Una dote che fa la differenza quando devi gestire un gruppo di giocatori, sono pochi gli allenatori capaci di fare questo. Oltre a lui, anche Valerio Bianchini e Andrea Trinchieri

L’affetto di Cantù

Un uomo a tutto tondo, le sue doti un patrimonio preziosissimo per l‘intero movimento cestistico – prosegue Dante Gurioli – Alla cerimonia funebre di sabato scorso, erano presenti giocatori ed allenatori di ogni generazione” Presenti i “canturini” Alberto De Simone, Pierluigi Marzorati, Antonello Riva, Antonio Farina, Carlo Recalcati. Il presidente di Pallacanestro Cantù Roberto Allievi ha depositato sul feretro una maglia della squadra. A testimoniare il forte legame della Città di Cantù con Gianni Corsolini, nonostante Gianni Corsolini vivesse da anni in un altro comune, la presenza del gonfalone della cittadina brianzola.

Il rispetto di tutti, Gianni Corsolini patrimonio del basket italiano

Ma a presenziare la cerimonia anche protagonisti della nostra pallacanestro non necessariamente legati alla Pallacanestro Cantù. Tra gli altri, Ettore Messina, Cesare Angeretti, “Toto” Bulgheroni, Gianni Chiapparo, Massimo Meneguzzo, Guido Saibene. “Per noi ex compagni a Cantù – conclude Carlo Recalcati –ovviamente il legame non si è mai spezzato. Non abbiamo mai mancato di ritrovarci con lui una volta al mese, quando non poteva venire a Cantù eravamo noi ad andare da lui. Ma chiunque lo abbia conosciuto, non poteva non avere un buon rapporto con lui. E riconoscere quanto fosse importante per l’intero movimento. Era impossibile non volergli bene

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