Il viaggio introspettivo di Mindhunter
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Il mondo della TV ci ha sempre più spesso avvicinato al tema dell’investigazione attraverso numerosissime serie a sfondo poliziesco. Sono sempre di più infatti le serie basate sull’investigazione al fine di risolvere numerosi crimini di diversa natura, tra i quali ricordiamo le più famose CSI, Criminal Minds, Law and Order e molte altre che hanno riscosso un enorme successo tra il pubblico e soprattutto tra gli appassionati del genere.

Nel 2017 è apparsa su Netflix un’altra serie basata sull’investigazione ma che, diversamente da tutte le altre, volge uno sguardo al passato e si basa soprattutto sulla figura dello stesso assassino; si tratta di Mindhunter.

Questa è basata sull’omonimo libro Scritto da Mark Olshaker e John E. Douglas, quest’ultimo è l’agente speciale su cui si basa uno dei protagonisti della serie.

A differenza di tutte le altre serie che affrontano le delicate tematiche riguardanti il mondo dell’investigazione, Mindhunter racconta come l’FBI abbia iniziato ad attribuire ai vari assassini il termine di “serial killer” al seguito di aver analizzato diversi fascicoli riguardanti i più cruenti omicidi compiuti negli USA negli anni ‘70.

I due protagonisti sono gli agenti Holden Ford, un negoziatore, e Bill Tench, un agente del reparto di scienze comportamentali dell’FBI. A loro si affiancherà successivamente anche la dottoressa Wendy Carr, una docente di psicologia dell’Università di Boston.

I tre sono accomunati dallo stesso interesse, capire cosa abbia spinto alcuni tra i più spietati assassini a commettere gli omicidi per cui sono stati accusati e di cui stanno scontando la loro pena in carcere; per fare questo i due agenti, in collaborazione con la professoressa, si recano nei penitenziari di tutti gli Stati Uniti per incontrare i vari assassini ed intervistarli attraverso domande sulla loro vita privata, sul loro passato e sul perchè siano arrivati a compiere i vari omicidi per il quale sono accusati.

Al fine di entrare in confidenza e fare sentire il condannato a suo agio gli agenti pongono le domande in maniera colloquiale ed amichevole, cercando di non farlo sentire attaccato, ma al contrario mettendolo in una condizione di comfort al fine di farlo confidare il più possibile.

Quello che scoprono gli agenti attraverso queste interviste risulta tanto interessante quanto sconvolgente; la maggior parte di loro infatti non sono altro che vittime loro stessi di abusi e maltrattamenti che hanno subìto in passato, che li hanno portati col tempo a diffidare dalle persone che stanno a loro intorno e a non sentirsi in colpa nel compiere i vari omicidi, ma al contrario sentendosi in questo modo liberati da un peso considerando quello che hanno fatto come qualcosa di moralmente giusto per loro.

I vari condannati sono inoltre personaggi realmente esistiti nella cronaca statunitense, il che porta la serie ad avere un aspetto non solo interessante, ma anche veritiero.

La serie ha riscosso un enorme successo e ha portato l’attore protagonista Jonathan Groff, interprete dell’agente Holden Ford, a vincere nel 2017 il Satellite Award come Miglior Attore di una serie televisiva drammatica.

Mindhunter è composta da due stagioni per un totale di 19 puntate, ma sembra ufficiale la non volontà di non crearne una nuova nuova stagione, cosa che è comunque dispiaciuta agli affezionati intenti a voler sapere quali sarebbero state le future vicende dei vari protagonisti.

Si chiuderà davvero la serie senza un’ulteriore stagione o potremo ancora vedere gli agenti Ford e Tench all’opera? Il tempo ci darà le risposte, nel frattempo tentiamo la fortuna sulle principali piattaforme dedicate alle Slot Gratis.

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News Reporter
Calabrese di nascita e milanese d'adozione, giornalista dal lontano 2001. Specializzato in ambito sportivo e appassionato del mondo dei videogiochi. Adora Kakà, innamorato da sempre di Van Basten, tanti anni divisi tra aule universitarie e campi di calcio l'hanno portato, alla fine, ad intraprendere il lavoro più bello del mondo. Quello del giornalista.

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